Cuba: Díaz-Canel è il nuovo leader del Partito comunista

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 15:33 in America centrale e Caraibi Cuba

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Il Congresso del Partito Comunista di Cuba (PCC) ha scelto, lunedì 19 aprile, Miguel Díaz-Canel come suo leader, sostituendo Raúl Castro e mettendo così fine ad una dinastia politica che aveva detenuto il potere dalla rivoluzione del 1959. Insieme a Raúl Castro, anche altri leader definiti “storici” sono usciti dal Partito Comunista di Cuba, come il politico José Ramón Machado-Ventura e il comandante Ramiro Valdés. Tra i nuovi membri del PCC ci sono Manuel Marrero, primo ministro del Paese, e Luis Alberto Rodríguez López-Callejas, ex ministro di Raúl Castro nonché capo del Gruppo imprenditoriale delle Forze Armate Rivoluzionarie (GAESA) che controlla le risorse economiche più preziose del Paese. Restano invece nel più alto organo di gestione del PCC, oltre a Díaz-Canel, il presidente del Parlamento, Esteban Lazo, il vicepresidente, Salvador Valdés, il vice Primo Ministro, Roberto Morales e il ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez.

Díaz-Canel è visto come uno dei più strenui difensori della rivoluzione cubana e uno stretto alleato dei fratelli Castro. Il nuovo presidente della nazione delle Antille aveva iniziato la sua carriera politica poco più che ventenne come membro della Lega dei Giovani Comunisti a Santa Clara ed era stato successivamente nominato ministro dell’istruzione superiore nel 2009. Nel 2013, Díaz-Canel era diventato vicepresidente del Consiglio di Stato e, nel 2018, era stato eletto presidente di Cuba dall’Assemblea nazionale del Paese, con il 99,83% dei voti in un processo che era stato completamente supervisionato dal Partito comunista al Governo. Nel suo discorso di chiusura al Congresso, venerdì 16 aprile, il nuovo leader ha annunciato che continuerà a consultarsi con Raúl Castro su “decisioni strategiche per il futuro della nazione” e, rivolgendosi agli oppositori, ha detto che “non permetterà che le autorità vengano insultate, perché la pazienza di questo popolo ha dei limiti”.

Sotto la guida di Díaz-Canel, l’isola caraibica ha mantenuto buone relazioni con la Corea del Nord, la Cina, la Russia, la Bolivia e il Venezuela e ha promesso di proteggere la sovranità di Cuba e gli ideali dei fratelli Castro. Il nuovo presidente cubano si è mostrato fedele al modello castrista del socialismo di stato a Cuba e ha consentito un’espansione molto limitata del settore privato, mantenendo il monopolio dello Stato sulla produzione, il commercio, l’istruzione, la sanità e la comunicazione e rimanendo sempre in linea con i desideri del suo predecessore. Considerate le attuali prospettive economiche, tuttavia, Díaz-Canel potrebbe dover liberalizzare ulteriormente l’economia del Paese in un futuro molto prossimo. Nel 2020, l’economia cubana si era ridotta dell’11% da quando la pandemia di Covid-19, nonché le sanzioni e le restrizioni finanziarie imposte dal Governo degli Stati Uniti sotto l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avevano colpito l’isola caraibica.

Díaz-Canel aveva accolto favorevolmente l’entrata in carica dell’attuale presidente americano Joe Biden, avvenuta il 20 gennaio, e aveva dunque espresso la sua volontà di costruire un “nuovo tipo di relazione con gli USA”. Ciò era stato approvato anche da Raúl Castro che, nel suo discorso finale al partito Comunista, rilasciato il 16 aprile, aveva detto che da parte sua c’era “disponibilità a condurre un dialogo rispettoso con gli Stati Uniti”. Tuttavia, la Casa Bianca ha affermato che un eventuale cambiamento di politica estera nei confronti di Cuba non è, al momento, tra le massime priorità di Biden.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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