Colloqui sul nucleare iraniano: non si esclude un accordo “temporaneo”

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 8:36 in Europa Iran USA e Canada

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Dopo che un diplomatico russo ha affermato che i colloqui di Vienna sono giunti alla “fase di elaborazione”, funzionari iraniani non hanno escluso l’ipotesi di un accordo temporaneo.

È stato Mikhail Ulyanov, ambasciatore russo a Vienna, ad affermare che i negoziati sul nucleare iraniano sono giunti alla fase di elaborazione e che, sebbene una soluzione concreta sia ancora lontana, è possibile affermare che si è passati da “discorsi generici” a “passi specifici verso l’obiettivo”. Stando a quanto riferito dal portavoce, anche Mosca ha tenuto incontri con delegati degli USA per discutere della revoca delle sanzioni e del rispetto dell’accordo da parte dell’Iran.

La notizia è giunta a poche ore di distanza dalla ripresa dei meeting, prevista per martedì 20 aprile, volti a rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), e a favorire il ritorno degli Stati Uniti nell’intesa. Stando a quanto riferito da un corrispondente di al-Jazeera, si prevede che il nuovo incontro si terrà a livello di viceministri degli Esteri dei Paesi partecipanti.

I negoziati hanno avuto inizio il 6 aprile e vedono la presenza di una “Commissione mista”, composta da delegati di Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale statunitense in Iran, Robert Malley, si è recata a Vienna, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Pertanto, sono gli altri Paesi a fare da spola tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti.

Ad oggi, non è stata ancora stabilita una data precisa entro la quale giungere a una conclusione. Sono diverse, però, le voci che hanno messo in luce i progressi tangibili compiuti nelle ultime due settimane, che si spera potranno portare a un compromesso tra Washington e Teheran. Anche da parte iraniana, il portavoce del Ministero degli Esteri, Saeed Khatibzadeh, ha parlato, in una conferenza stampa del 19 aprile, di “progressi”, sebbene non ancora sufficienti per dirsi giunti a una fase finale. Parallelamente, Abbas Araghchi, membro della delegazione di Teheran in qualità di assistente del ministro degli Esteri, ha affermato che ciò che viene negoziato a Vienna porterà alla revoca delle sanzioni di Washington, ma la decisione finale verrà presa in Iran, dove i funzionari sono a conoscenza di quanto accade a Vienna.

A tal proposito, fonti diplomatiche hanno riferito che la prossima questione all’ordine del giorno sarà di carattere tecnico e riguarda la revoca delle sanzioni statunitensi contro l’Iran, con il conseguente impegno di Teheran a rispettare gli impegni presi nei JCPOA. Fonti interne hanno poi affermato che si è giunti alla fase di discussione ed elaborazione dei “dettagli”, mentre funzionari iraniani hanno rivelato la possibilità di giungere a un accordo temporaneo, che consentirebbe di elaborare successivamente un’intesa permanente attraverso maggiori sforzi diplomatici. Tale notizia è stata, però, negata da Khatibzadeh. Ad ogni modo, un funzionario iraniano ha spiegato che se verranno concordati i passaggi tecnici per la revoca delle sanzioni USA, l’Iran potrebbe sospendere le operazioni di arricchimento di uranio a una percentuale superiore a quella prevista dall’accordo. Teheran richiede altresì di sbloccare circa 20 miliardi di dollari di proventi petroliferi, congelati dal 2018, a seguito dell’imposizione di sanzioni, in Paesi come la Corea del Sud, la Cina e l’Iraq.

Il Joint Comprehensive Plan of Action è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.  Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma, nel corso degli ultimi mesi, ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. Pertanto, le due parti sono rimaste bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna aspetta che sia l’altra ad agire per prima.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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