Zaki: il governo italiano avvia verifiche per il riconoscimento della cittadinanza

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 12:21 in Egitto Italia

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Il governo ha avviato oggi, lunedì 19 aprile, le procedure finalizzate a verificare le condizioni per il riconoscimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato il 7 febbraio 2020 al Cairo. È quanto ha reso noto questa mattina il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, durante un’intervista a Rainews24, parzialmente ripresa dall’agenzia di stampa italiana Ansa. “Quella di Zaki, segue la vicenda tragica di Regeni e quindi un’attenzione dall’Italia è doverosa. L’ordine del giorno del Parlamento ha impegnato il governo, che del resto si era espresso favorevolmente allo stesso ordine del giorno”, ha affermato Della Vedova, sottolineando la disponibilità dell’esecutivo a proseguire sulla strada del riconoscimento della cittadinanza italiana a Zaki. 

Le dichiarazioni del sottosegretario agli Esteri hanno avuto un tono leggermente diverso rispetto a quello utilizzato dalla viceministra agli Esteri, Marina Sereni, il 14 aprile, la quale, pur sottolineando la massima attenzione del governo sulla questione della detenzione di Zaki, ha mostrato alcune perplessità sullo strumento approvato. “L’azione di sensibilizzazione sulle autorità egiziane che abbiamo svolto e continuiamo a svolgere è continua. Sollecitiamo le controparti egiziane in ogni occasione di confronto a rilasciare lo studente. Seguiamo anche l’evoluzione del processo. Su nostra richiesta il procedimento giudiziario è stato inserito nel programma di monitoraggio processuale dell’Unione europea pochissimi giorni dopo il suo arresto”, aveva dichiarato Sereni dopo il voto al Senato sull’ordine del giorno, mettendo tuttavia in luce che, citando le sue parole: “L’attribuzione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki, si configurerebbe quale misura simbolica priva di effetti pratici a tutela dell’interessato”. A tal proposito, vale la pena ricordare che l’ordine del giorno non è uno strumento vincolante, ma un atto di indirizzo per fare pressione sul governo egiziano. 

“L’Italia incontrerebbe notevoli difficoltà a fornire protezione consolare al giovane, essendo egli anche cittadino egiziano, poiché prevarrebbe la cittadinanza originaria”, aveva evidenziato Sereni. La viceministra aveva infine osservato che ciò che preme di più fare, in questo momento, è valutare “il rischio di effetti negativi sull’obiettivo che più ci sta a cuore: il rilascio di Patrick”. “In questo senso la concessione della cittadinanza, potrebbe addirittura rivelarsi controproducente”, aveva concluso Sereni, sottolineando la necessità “di una riflessione approfondita”.

Accese polemiche aveva attirato un commento sulla questione rilasciato dal premier Mario Draghi, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il 16 aprile, in cui, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulla proposta di cittadinanza italiana a Zaki, il primo ministro aveva detto: “È un’iniziativa parlamentare, il governo non è coinvolto al momento”. Le ultime affermazioni di Della Vedova hanno invece fatto intendere che oggi il governo vaglierà l’iniziativa e valuterà le condizioni per il riconoscimento. 

Il Senato italiano ha approvato l’ordine del giorno per attribuire la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, il 14 aprile, con 208 voti favorevoli, nessun contrario e 33 astenuti. L’atto di indirizzo chiede altresì al governo di sollecitare le autorità egiziane, esortandole alla liberazione dello studente, di monitorare le udienze processuali e le condizioni di detenzione, di attivarsi a livello europeo per la tutela dei diritti umani nei Paesi dove persistono violazioni e di portare iniziative al G7 che abbiano particolare riguardo a casi di repressione di attivisti politici. 

L’intervista di lunedì 19 aprile al sottosegretario Della Vedova è stata immediatamente commentata da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia, che sta seguendo da vicino la vicenda di Zaki, fin dalla sua carcerazione. “Apprezziamo le parole del sottosegretario Della Vedova, che sono coerenti con quello che l’ordine del giorno del Parlamento ha chiesto al governo di fare. Aspettiamo fiduciosi che vadano avanti queste verifiche”, ha affermato Noury.

Patrick George Zaki, studente egiziano dell’Università di Bologna, è in carcere in Egitto da oltre un anno. Il 6 aprile, la Corte d’assise del Cairo ha rinnovato di altri 45 giorni la detenzione del giovane. È dall’8 febbraio 2020 che Zaki si trova in detenzione preventiva fino a data da destinarsi. “Vorremmo che il Governo italiano facesse subito una cosa, perché può farla subito: convocare l’ambasciatore egiziano a Roma per esprimere tutto lo sconcerto per questo accanimento nei confronti di Patrick e chiedere che sia rilasciato”, aveva dichiarato all’Ansa Noury, dopo la notizia dell’ultimo rinnovo.

Arrestato la mattina del 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, Zaki, iscritto a un master sugli Studi di genere presso l’Università di Bologna, si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti era in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, all’incitamento alla violenza; dal tentativo di rovesciare il regime, all’uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale; dalla propaganda per i gruppi terroristici, all’uso della violenza. Durante le udienze scorse, Zaki ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. Nel frattempo, il ragazzo continua a rimanere in uno stato di detenzione arbitraria rinnovato di volta in volta.

Amnesty International si è detta spesso preoccupata dei rischi che Zaki potrebbe incontrare nel carcere egiziano. “La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaki e la storia dell’Egitto sotto al-Sisi”, aveva scritto la ONG sul suo sito italiano poco dopo l’arresto. “Come in altri casi, il pericolo è che i reati imputati a Zaki si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale”, aveva aggiunto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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