Yemen, Ma’rib: 24.000 yemeniti costretti a sfollare

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 11:10 in Medio Oriente Yemen

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L’offensiva delle milizie di ribelli Houthi a Ma’rib, roccaforte delle forze affiliate al governo legittimo yemenita, situata a 120 km a Est di Sana’a, non si è ancora arrestata. I violenti scontri e i perduranti attacchi, dal 6 febbraio al 16 aprile, hanno provocato lo sfollamento di 3442 famiglie, pari a più di 24.000 yemeniti.

A riferire tali dati, il 18 aprile, è stata l’unità esecutiva per la gestione dei campi profughi di Ma’rib, la quale ha messo in luce come siano centinaia gli yemeniti che sono stati costretti a fuggire via soprattutto dall’Ovest della regione e, in particolare, dal distretto di Sirwah. La popolazione di Ma’rib, è stato poi riferito, necessita di un riparo, di risorse idriche e alimentari. Motivo per cui, le Nazioni Unite e la comunità internazionale sono state esortate ad esercitare pressioni sul gruppo sciita, affinché questo ponga fine alle proprie operazioni e impedisca nuove ondate di sfollamento, mentre sono stati richiesti aiuti per la popolazione della regione, vittima dei perduranti attacchi. Stando a quanto precisato dal direttore dell’unità esecutiva, Saif Muthanna, Ma’rib ospita 139 campi profughi, dove risiede il 10% degli sfollati rifugiatisi nel governatorato, distribuiti sia in quartieri residenziali sia in aree rurali. Tuttavia, l’offensiva lanciata dagli Houthi nel febbraio scorso ha causato non solo feriti tra i gruppi di rifugiati, ma altresì danni agli accampamenti e alle proprietà dei civili locali.

Ma’rib rappresenta una delle ultime roccaforti nel Nord dello Yemen controllata in gran parte dalle forze filogovernative, affiliate al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi. Oltre ad essere ricca di risorse petrolifere, la regione ospita circa un milione di yemeniti, rifugiatisi negli anni in un’area ritenuta essere un porto sicuro. Gli Houthi, da parte loro, mirano a prendere il controllo di un governatorato considerato strategico e che consentirebbe loro di completare i piani espansionistici delineati per il Nord dello Yemen. Motivo per cui, le milizie sciite hanno dato il via a un’offensiva sin dal mese di gennaio 2020, ma le tensioni si sono particolarmente acuite nella prima settimana di febbraio scorso, coinvolgendo altresì i campi profughi situati nell’Ovest del governatorato, tra cui al-Zour, oggetto di continui attacchi.

Ad oggi, il gruppo sciita continua a portare avanti la propria offensiva, convinto che Ma’rib costituisca una “carta vincente” da conquistare prima di sedersi al tavolo dei negoziati di pace. Tuttavia, come riportato da al-Jazeera, la resistenza mostrata dall’esercito filogovernativo, coadiuvato dalle forze della coalizione internazionale a guida saudita e dalle tribù locali, ha impedito agli Houthi di ottenere risultati significativi sul campo. Secondo fonti militari dell’esercito, nella giornata del 18 aprile, diversi combattenti ribelli, di cui non è stato precisato il numero, sono rimasti uccisi o feriti a seguito di violenti scontri sul fronte di al-Mashhajah, nel distretto occidentale di Sirwah. Parallelamente alle battaglie sul campo, le forze della coalizione guidata da Riad hanno condotto raid aerei contro la medesima area. A detta di fonti Houthi, questi sono stati circa 16 nella sola giornata del 18 aprile.

Un altro fronte che continua a destare preoccupazione è Taiz, governatorato nel Sud-Ovest dello Yemen, tuttora conteso dalle due parti belligeranti, i ribelli Houthi e l’esercito filogovernativo. Parallelamente, mentre il governo yemenita ha consentito a ulteriori petroliere di attraccare nel porto occidentale di Hodeidah, in larga parte controllato dal gruppo sciita, il medesimo esecutivo ha accusato i ribelli di aver contribuito ad esacerbare la crisi di carburante. In particolare, come rilevato dall’Alto Consiglio economico del governo yemenita, il 70% delle spedizioni di petrolio destinate allo Yemen viene convogliato verso le aree poste sotto il controllo dei ribelli, i quali ne trattengono una parte. Nella prima metà di aprile sono state circa 276.000 le tonnellate giunte nel Paese, mentre ogni giorno il gruppo sciita ne ha ricevute quasi 12.000. Gli Houthi avrebbero altresì imposto un aumento del 150% per i prezzi di carburante, favorendo, in tal modo il commercio illegale. A fronte di ciò, il governo yemenita sostiene che, attraverso le proprie azioni, i ribelli starebbero monopolizzando l’accesso agli aiuti umanitari e ai beni di prima necessità destinati alla popolazione, manipolando i prezzi e impiegando i ricavi per sostenere i loro sforzi bellici. Il tutto mentre il governo cerca di rispondere alle esigenze del popolo e alleviare le sue sofferenze.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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