Tunisia: ancora divergenze tra il presidente e il premier

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 16:54 in Africa Tunisia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In uno scenario politico ancora instabile, il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha ribadito il suo ruolo di comandante non solo delle forze armate, ma anche di quelle di sicurezza interna, rischiando di alimentare una nuova disputa con il premier, Hichem Mechichi, altresì ministro dell’Interno.

Le parole di Saied sono giunte il 18 aprile, nel corso della celebrazione della Giornata delle Forze di Sicurezza Interna, alla presenza dei capi di governo, Mechichi, del Parlamento, Rashid al- Ghannouchi e alti dirigenti della sicurezza. Secondo un’interpretazione della Costituzione tunisina del 2014, è il primo ministro a tenere il controllo dell’operato delle forze di sicurezza interna, oltre che del Ministero dell’Interno. Nel suo discorso, però, Saied ha affermato di essere il comandante anche delle forze armate di sicurezza e civili, secondo una propria interpretazione del testo costituzionale, sebbene abbia precisato di non voler “monopolizzare” tali forze, ma di stare semplicemente rispettando la Costituzione tunisina.

A tal proposito, il capo di Stato ha fatto riferimento all’articolo 46 della Costituzione adottata con Habib Bourguiba e al testo del 1959, spiegando che tutti i settori che hanno a che fare con le armi sono sotto il controllo del capo di Stato, in quanto nel testo attualmente in vigore non è fatta distinzione tra forze militari e civili. Per Saied, inoltre, il presidente della Repubblica è colui che assume incarichi nelle più alte cariche militari e diplomatiche legate alla sicurezza nazionale, previa consultazione con il primo ministro, e, in base alla legge, non vi è separazione tra le forze armate intese come esercito e le forze di sicurezza interna, in quanto tutte si occupano della sicurezza del Paese.

Mechichi, dal canto suo, ha risposto alle affermazioni di Saied dichiarando: “Non c’è bisogno di letture individuali e strane e che, per di più, sono estrapolate dal contesto”. La Tunisia avrebbe dovuto istituire una Corte costituzionale per giudicare controversie di tal tipo entro il 2015, ma le autorità tunisine non sono mai riuscite a trovare un consenso sulle personalità da nominare all’interno della Corte.

Le dichiarazioni del presidente del 18 aprile fanno temere una nuova disputa riguardante la separazione dei poteri, in un momento in cui il Paese Nord-africano, da circa tre mesi, assiste a una crisi politica e costituzionale che ha portato a un progressivo allontanamento tra i capi di Stato, governo e Parlamento. In particolare, Saied si è rifiutato di accogliere nel proprio palazzo presidenziale 11 dei nuovi ministri scelti da Mechichi nel quadro di un rimpasto di governo. Dal 26 gennaio, questi aspettano di prestare giuramento dopo che Saied, oltre ad aver definito il rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si oppone alla nomina di quattro tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Non da ultimo, Saied ha più volte messo in luce come nella nuova squadra manchino figure femminili. Ai sensi della Costituzione tunisina, però, fino a quando i ministri non presteranno giuramento non potranno svolgere i compiti a loro affidati.

Al momento, inoltre, è Mechichi a svolgere momentaneamente il ruolo di ministro dell’Interno, una posizione verso cui, secondo alcuni analisti, Saied non è del tutto favorevole. Inoltre, obiettivo delle parole del presidente potrebbe essere evitare la nomina di membri dell’apparato di sicurezza fedeli al premier, che potrebbero opporsi con forza in futuro a determinati movimenti politici tunisini. A detta di un attivista politico, inoltre, il presidente tunisino potrebbe percepire i servizi di sicurezza come una minaccia per la sua autorità. Ad ogni modo, a prescindere dall’obiettivo di Saied, le sue parole mostrano una chiusura nei confronti di un dialogo nazionale che potrebbe risanare le divergenze.

Un quadro politico simile, affiancato da una perdurante crisi economica, alimenta il malcontento della popolazione, che lamenta altresì il concomitante peggioramento dei servizi pubblici. La disoccupazione nel Paese Nord-africano risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.