Niger: ancora attacchi contro i civili nella pericolosa zona “tri-border”

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 11:46 in Burkina Faso Mali Niger

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Il 17 aprile, almeno 19 civili sono stati uccisi da un gruppo di uomini armati in un villaggio del Niger occidentale. Si tratta dell’ennesimo assalto nella pericolosa zona definita come “tri-border area”, dove convergono i confini di Burkina Faso, Niger e Mali, una regione costantemente presa di mira dai militanti islamisti che operano nel Sahel.

Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, il governatore della regione di Tillaberi, Ibrahim Tidjani Katiella, ha confermato che decine di attaccanti pesantemente armati che viaggiavano su delle motociclette hanno preso d’assalto il villaggio di Gaigorou in tarda serata del 17 aprile. Secondo le dichiarazioni del governatore, gli aggressori provenivano probabilmente dal Mali, dove ha avuto inizio l’insurrezione jihadista regionale nel 2012.

Un altro funzionario locale ha riferito ad Al Jazeera English che gli assalitori avrebbero inizialmente attaccato un gruppo di persone che stava partecipando ad un funerale, prima di proseguire verso il villaggio di Gaigorou dove hanno “sparato a tutti quelli che hanno incontrato”. Inoltre, è stato riferito che ancora nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’attacco.

La regione di Tillaberi si trova nella zona di confine tra Niger, Burkina Faso e Mali, la cosiddetta “tri-border area” dove i gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS) hanno rafforzato la loro presenza, lanciando frequenti attacchi e rendendo ingovernabili ampie zone della parte occidentale del Sahel. L’insurrezione jihadista nel Sahel è iniziata quando, nel 2012, i jihadisti hanno preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. 

I funzionari locali, oltre alla popolazione, sono preoccupati per l’escalation di violenza che si sta verificando nella regione, soprattutto per quanto riguarda gli attacchi contro i civili che, dall’inizio del 2021, hanno causato la morte di più di 300 persone in Niger occidentale.

Il 21 marzo, un gruppo di uomini armati ha ucciso 137 civili nella regione di Tahoua, nel Sud-Ovest del Niger, meno di una settimana dopo che 58 persone hanno perso la vita in un attacco in un villaggio situato nella vicina regione di Tillaberi. Il 15 marzo è avvenuto un altro assalto, ancora una volta nel Tillaberi, in cui hanno perso la vita 58 persone. Nella medesima regione, il 2 gennaio, un gruppo di jihadisti ha fatto incursione in due villaggi uccidendo almeno 100 civili, uno degli episodi più letali nella storia recente del Paese.

Più recentemente, il 21 febbraio, 7 membri della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente del Niger (CENI) sono stati uccisi a Tillaberi durante il ballottaggio delle elezioni presidenziali, quando il loro veicolo ha colpito una mina. Episodi come questi evidenziano le sfide di sicurezza davanti alle quali si trova il nuovo presidente del Niger, Mohamed Bazoum, che ha vinto le elezioni del 21 febbraio per succedere al leader uscente, Mahamadou Issoufou.

I gruppi armati in questione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS). La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti nella regione, influendo sul deterioramento della sicurezza dei Paesi colpiti. Nell’ultimo decennio, le attività terroristiche perpetrate dai gruppi islamisti hanno danneggiato soprattutto la porzione occidentale del Sahel, uccidendo migliaia di persone e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. 

La Francia è al momento la più grande forze militare occidentale che contribuisce alla lotta contro il terrorismo nel Sahel. Nonostante questo intervento, iniziato con il lancio dell’operazione Serval il 10 gennaio 2013, i gruppi terroristici rimangono attivi nel Mali, in particolare nella regione settentrionale. Il primo agosto 2014, l’operazione Barkhane è subentrata a Serval. In seguito, il 15 luglio 2020, è stata dispiegata la Task Force Takuba, composta da truppe che provengono da altri Paesi europei, la quale permetterà il ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione. Dall’inizio della missione anti jihadista nel Sahel nel 2013, costata milioni di dollari alla Francia, 55 soldati francesi sono morti.

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Julie Dickman

di Redazione

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