L’Iran aperto al dialogo con l’Arabia Saudita

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 15:36 in Arabia Saudita Iran

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Dopo la notizia, diffusa dal Financial Times, circa colloqui tra alti funzionari iraniani e sauditi, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, non ha né confermato né negato esplicitamente quanto trapelato, ma ha dichiarato che Teheran è disposta a dialogare apertamente con Riad.

Le parole di Khatibzadeh sono giunte lunedì 19 aprile, il giorno successivo alla diffusione della notizia che fa riferimento aun meeting, presumibilmente svoltosi il 9 aprile a Baghdad, e che, secondo un alto funzionario iraniano e due fonti regionali, aveva l’obiettivo di allentare le tensioni tra Iran e Arabia Saudita, due “Paesi nemici”. L’incontro si sarebbe svolto in un momento in cui Washington sta profondendo sforzi sia per trovare un compromesso in merito all’accordo sul nucleare iraniano sia per porre fine al perdurante conflitto in Yemen, dove l’Iran sostiene le milizie di ribelli sciiti Houthi, mentre Riad guida una coalizione internazionale intervenuta, il 26 marzo 2015, per sostenere le forze del governo legittimo yemenita.

Ad ogni modo, il suddetto incontro non avrebbe portato a risultati significativi, ma, stando a quanto rivelato dalle fonti, è stato funzionale per comprendere se possa esservi un modo per favorire una de-escalation nella regione mediorientale. La seconda fonte ha poi aggiunto che i colloqui hanno altresì esaminato la situazione in Libano, testimone di una grave crisi economica e di uno stallo politico da ottobre 2019. Si tratta di un quadro che desta preoccupazione tra gli Stati del Golfo, timorosi che Hezbollah possa rafforzare il proprio ruolo nel Paese.

Mentre un funzionario saudita ha negato quanto riferito dal Financial Times, il portavoce degli Esteri iraniano ha dichiarato che le notizie diffuse dalla stampa sono contradditorie e presentano delle inesattezze. Tuttavia, l’Iran, ha affermato Khatibzadeh, ha sempre accolto con favore eventuali colloqui con il Regno saudita, in quanto ritenuti essere vantaggiosi per i popoli di entrambi i Paesi, oltre che funzionali a portare pace e stabilità nella regione. Tale idea, ha aggiunto il portavoce, è tuttora valida. Parallelamente, è stata rivolta l’attenzione verso i colloqui di Vienna, ancora in corso, il cui obiettivo è rilanciare l’accordo sul nucleare siglato nel 2015, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), e favorire il ritorno degli Stati Uniti, dopo che questi si sono unilateralmente ritirati l’8 maggio 2018, con l’amministrazione di Donald Trump. Come confermato anche da Khatibzadeh, nel corso di tali colloqui, il cui primo round si è concluso il 9 aprile, sono stati compiuti progressi positivi ed è stata intrapresa la “strada giusta”. Tuttavia, ciò non significa aver raggiunto un accordo finale e Teheran resta tuttora in attesa di risultati pratici, tra cui la revoca delle sanzioni imposte da Washington negli ultimi anni.

Riad e Teheran hanno lottato per decenni per l’influenza regionale, ma le loro relazioni si sono interrotte all’inizio del 2016, dopo che, il 2 gennaio di quell’anno, manifestanti iraniani hanno dato fuoco all’ambasciata saudita, in risposta all’esecuzione di un importante religioso musulmano sciita, accusato di incitamento al disordine. Nel corso degli ultimi anni, l’Iran ha più volte accusato l’Arabia Saudita di sostenere vari gruppi jihadisti, nel tentativo di suscitare discordia a livello regionale e promuovere una visione conservatrice dell’Islam sunnita. Riad, da parte sua, ha più volte criticato le politiche espansionistiche di Teheran e il ruolo di quest’ultima a sostegno delle milizie Houthi, responsabili anche di attacchi missilistici contro obiettivi energetici sauditi.

Circa l’accordo sul nucleare iraniano, Riad ha chiesto parametri parametri più forti e una maggiore durata, eventualmente estendendo i negoziati anche agli altri partner del Golfo. Come affermato dall’’ambasciatore Rayd Krimly, capo della pianificazione politica presso il Ministero degli Esteri saudita, qualsiasi accordo che non affronti efficacemente le preoccupazioni sul programma missilistico iraniano e il sostegno ai suoi alleati regionali non funzionerebbe. “L’Arabia Saudita non è interessata a ostacolare o bloccare i negoziati in corso, ma a garantire il loro successo nel raggiungere efficacemente i risultati desiderati”, ha affermato Krimly, il quale ha aggiunto che l’obiettivo di Riad è garantire che le risorse di cui l’Iran dispone non vengano impiegate per “destabilizzare la regione”. Inoltre, l’accordo sul nucleare potrebbe essere il primo di altri dossier su cui discutere in modo positivo e garantire un “futuro migliore”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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