Libia: il dossier mercenari ancora al centro delle discussioni

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 9:51 in Africa Libia

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Dopo che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato, all’unanimità, la proposta di schierare una squadra di osservatori internazionali per monitorare il cessate il fuoco in Libia, gli Stati Uniti e l’Esercito Nazionale Libico (LNA) hanno ribadito la necessità di allontanare forze e mercenari stranieri dal Paese Nord-africano.

La votazione all’interno del Consiglio di Sicurezza è stata condotta, da remoto, il 16 aprile, dopo che il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, aveva precedentemente proposto ai 15 Paesi membri dell’organizzazione di inviare osservatori internazionali in Libia, al fine di garantire il rispetto dell’accordo di cessate il fuoco, siglato, il 23 ottobre 2020, dal Comitato militare congiunto 5+5, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Oltre a una tregua presso tutti i fronti di combattimento libici, il patto prevedeva l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dal Paese entro 90 giorni dalla firma dell’intesa. La scadenza, tuttavia, non è stata rispettata e ad oggi sono circa 20.000 i combattenti stranieri che sostano prevalentemente nelle basi di Sirte, al-Jufra e al-Watiya.

Pertanto, nel testo della risoluzione n.2750, redatta dal Regno Unito e approvata il 16 aprile, il Consiglio di Sicurezza ha esortato le truppe straniere ad allontanarsi dai fronti libici, mentre è stato stabilito che entro il primo luglio bisognerà delineare la base costituzionale e legislativa per le elezioni presidenziali e parlamentari del 24 dicembre 2021. Come approvato dall’organo internazionale, la squadra di osservatori sarà composta da 60 membri e verrà dispiegata principalmente a Sirte, non appena verranno soddisfatti i requisiti in termini di sicurezza, assistenza medica e operativa. Nel frattempo, a Tripoli verrà posta una “avanguardia”. “Vogliamo vedere i combattenti stranieri abbandonare la Libia”, ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ribadendo il sostegno dell’Onu alle autorità politiche del Paese.

Parallelamente, nel riaffermare il 24 dicembre come data per le elezioni, il Consiglio di Sicurezza ha posto l’accento su una partecipazione “equa” e “significativa” della componente femminile, oltre che sull’inclusione dei giovani nel processo elettorale. “Ora ci aspettiamo che tutti i membri dell’Onu agiscano a sostegno della Libia, aiutandola a riguadagnare la sua sovranità e a riportare una pace duratura e stabilità”, ha dichiarato il ministro del Regno Unito per il Medio Oriente e il Nord Africa, James Cleverly, il quale ha sottolineato che la risoluzione del 16 aprile rappresenta un forte segnale di supporto per il governo libico ad interim.

In tale quadro, in dichiarazioni riportate dal quotidiano al-Arabiya, un funzionario del Dipartimento di Stato statunitense, in condizioni di anonimato, ha affermato che l’obiettivo degli Stati Uniti è “una Libia sovrana, stabile, unita e sicura”, in grado di far fronte alla minaccia terroristica e priva di forme di ingerenza straniera. Per Washington, a detta del funzionario, la priorità è una soluzione politica inclusiva che ponga fine al conflitto libico, ma il problema è che gli USA non sono presenti sul suolo libico, a differenza di altre parti “sia amici sia nemici”, le quali hanno maggiore influenza, oltre che punti di appoggio, nel Paese Nord-africano. Di fronte a tale scenario, stando a quanto riferito dal funzionario, il Segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, ha ribadito il rifiuto del proprio Paese alla presenza di forze straniere in Libia, così come quanto stabilito nell’accordo del 23 ottobre. Secondo alcuni, in realtà, ciò che più preoccupa gli Stati Uniti è la presenza di Mosca, ritenuta essere “destabilizzante”.

Nel frattempo, anche il direttore del dipartimento di consulenza dell’LNA, il maggiore generale Khaled al-Mahjoub, ha affermato che non è possibile unificare l’establishment militare libico, diviso tra Est e Ovest, se prima i mercenari stranieri non lasceranno il Paese. Al momento, a detta di Mahjoub, la Turchia continua ad avere proprie truppe e mercenari in Libia, mostrando la propria riluttanza ad abbandonare il Paese. In tale quadro si inseriscono le parole del capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, del 16 aprile. Durante una conversazione telefonica con il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, Erdogan ha sottolineato la necessità di “fornire supporto al nuovo governo libico”, in materia di difesa e sicurezza, alla luce del contributo offerto da Ankara sulla base degli accordi siglati con il precedente governo tripolino. Il riferimento va agli accordi siglati il 27 novembre 2019, che il premier libico ad interim, Abdul Hamid Dbeibah, ha riconfermato nel corso della sua ultima visita in Turchia, il 12 aprile 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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