La risposta della Russia a Praga: 20 diplomatici cechi dichiarati “persona non grata”

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 8:49 in Repubblica Ceca Russia

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In risposta all’espulsione di 18 diplomatici russi da Praga, avvenuta il 18 aprile, la Federazione Russa ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata ceca a Mosca “persona non grata”, il 19 aprile. Secondo una comunicazione del Ministero degli Affari Esteri russo, a tali diplomatici è stato ordinato di lasciare il Paese prima della fine della giornata.

Le tensioni tra Mosca e Praga si sono acuite in seguito alle dichiarazioni del primo ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis, secondo il quale vi è un “sospetto fondato” sul coinvolgimento di ufficiali dei Servizi Speciali russi SVR e GRU nell’esplosione di un magazzino di munizioni militari a Vrbetice, nel Sud-Est di Praga, accaduto il 16 ottobre 2014. In tale occasione, 50 tonnellate di munizioni erano esplose, e i frammenti si erano sparsi in un raggio di 800 metri da dove si trovava il deposito. Due dipendenti della società locale Imex Group, che aveva affittato il magazzino dall’Istituto Tecnico Militare di Stato, sono rimasti uccisi, mentre tutti gli abitanti del paese erano stati evacuati con urgenza.

In relazione all’episodio, la polizia di Praga ha reso noto di essere alla ricerca di due uomini con passaporti russi, Alexander Petrov e Ruslan Boshirov, accusati di essere coinvolti nell’incidente. Dall’11 al 16 ottobre 2014, questi si trovavano in Repubblica Ceca. In aggiunta, stando a quanto riportato dal quotidiano ceco Lidové noviny, i due uomini si sarebbero recati sul territorio del deposito di munizioni nel villaggio di Vrbetice, nella zona di Zlín, nella parte orientale del Paese europeo, e la loro presenza sul luogo dell’esplosione sarebbe altresì confermata dalle immagini di sorveglianza rinvenute dall’indagine. Lì, si presume che i due avessero piazzato un ordigno esplosivo da detonare in un secondo momento, quando le armi e le munizioni avrebbero lasciato il magazzino. Tuttavia, come notato da Lidové noviny, l’ordigno sarebbe esploso prima del previsto. Per l’indagine, di fatto, l’attacco si sarebbe dovuto verificare una volta ricevuta la spedizione all’estero.

Secondo le autorità di Praga, inoltre, Petrov e Boshirov sono considerati i responsabili anche dell’omicidio dell’ex agente russo Sergey Skripal, ucciso in Gran Bretagna nel marzo 2018. La polizia ceca, pertanto, sta indagando sulle responsabilità delle due spie russe, accusate di essere legate sia ai fatti del 2014 sia a quelli del 2018.

Dal canto suo, Mosca ha negato il coinvolgimento dei due individui, e ha informato che non procederà con l’estradizione dei due uomini. “La legge russa vieta l’estradizione in uno Stato straniero di cittadini della Russia accusati di aver commesso un crimine sul territorio di uno Stato straniero”, ha rivelato una fonte di Mosca a Reuters. Il premier ceco Babis ha dichiarato che l’indagine della polizia avrebbe collegato i due sospettati ad un’unità dei servizi segreti militari russi, nota come GRU 29155. Secondo un articolo del 2019 del New York Times, quest’ultima sarebbe stata un’unità d’élite all’interno del sistema di intelligence russo esperta di sovversione, sabotaggio e assassinio.

Mosca e ha riferito che tali accuse risultano essere ancora più “assurde” alla luce del fatto che, in precedenza, le stesse autorità della Repubblica Ceca avevano incolpato per l’attentato le aziende proprietarie del magazzino. Inoltre, a detta del presidente della Commissione per gli Affari Internazionali della Duma di Stato, Leonid Slutsky, i motivi dietro la mossa di Praga non sono per nulla ricollegabili all’episodio dell’esplosione, ma sarebbero semplicemente dovuti al voler seguire la “linea russofobica” di Washington.

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Mariela Langone

di Redazione

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