Iraq: attacco missilistico contro un obiettivo statunitense

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 8:32 in Iraq USA e Canada

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Almeno 5 missili hanno colpito la base aerea delle forze irachene di al-Balad, situata a circa 80 km a Nord della capitale Baghdad, nella provincia di Salah al-Din. A detta di fonti dell’esercito iracheno, 5 soldati sono rimasti feriti, mentre sono stati riportati danni agli F-16 depositati nella base.

Come specificato dal Media Security Cell, 3 missili sono precipitati all’interno della base, mentre altri 2 nella zona circostante, nei pressi di abitazioni civili. L’episodio si è verificato nella sera del 18 aprile ed è da inserirsi nel quadro dei molteplici attentati perpetrati contro obiettivi degli Stati Uniti in Iraq. Stando a quanto riportato dai funzionari della sicurezza, i missili, di tipo Katyusha, hanno colpito l’area della base che ospita contractor di Washington. Al momento, l’attacco non è stato ancora rivendicato, ma si pensa che dietro vi siano gruppi armati filoiraniani,i quali hanno più volte preso di mira obiettivi militari legati agli Stati Uniti e alla coalizione internazionale anti-ISIS da loro guidata.

Uno degli ultimi episodi contro la medesima base di al-Balad risale al 4 aprile, quando due missili sono atterrati nei pressi della base aerea, senza provocare vittime. Quello del 4 aprile è stato il 14esimo attacco contro la presenza statunitense in Iraq dall’insediamento dell’amministrazione del presidente Joe Biden, il 20 gennaio scorso, mentre ad oggi, 19 aprile, se ne contano circa 20. La sola base di al-Balad è stata colpita anche il 15 marzo e il 20 febbraio. In tale ultima occasione sono stati quattro i missili precipitati in uno spazio aperto all’interno del perimetro della base, causando almeno un ferito, un civile iracheno. Come specificato dal portavoce per la stampa della provincia, Jamal Akab, il luogo colpito ospita la sede locale di Sallyport, un’azienda di difesa statunitense che si occupa di aerei da combattimento e che, al momento dell’attacco, faceva affidamento su 46 impiegati in loco, incaricati di fornire servizi di sostegno al programma di jet F-16 dell’Iraq. In precedenza, invece, la base ospitava truppe USA della coalizione anti-ISIS.

A partire dal mese di ottobre 2019, le basi e le strutture statunitensi in Iraq sono state oggetto di più di 40 attacchi, portando Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Un altro obiettivo iracheno più volte bersagliato è la Green Zone, un’area fortificata situata nella capitale Baghdad, sede di istituzioni governative e ambasciate, tra cui quella degli Stati Uniti. È del 22 febbraio uno degli attacchi più recenti, il primo dopo circa due mesi contro tale luogo. La lista degli obiettivi oggetto di attacco comprende, poi, l’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno. In particolare, il 15 febbraio, un attacco missilistico ha colpito i pressi di una base aerea della coalizione anti-ISIS a guida statunitense. Il bilancio delle vittime include un civile, un “contractor” straniero, deceduto, e almeno 6 feriti, tra cui un soldato statunitense. L’attacco è stato successivamente rivendicato da un gruppo soprannominato Saraya Awlia al-Dam, ovvero i “Guardiani delle Brigate di Sangue”, le quali hanno riferito che il reale obiettivo era rappresentato dalla presenza statunitense in Iraq e che, pertanto, il loro attentato era da considerarsi una forma di vendetta per la morte dei leader martirizzati.

Le tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno hanno spesso fatto temere che l’Iraq potesse divenire un campo di battaglia tra i due rivali. Motivo per cui, il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio 2020, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. Tuttavia, il 30 gennaio dello stesso anno, l’esercito iracheno ha riferito che le operazioni con la coalizione contro lo Stato Islamico erano state riavviate. Successivamente, il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, ha avviato un “dialogo strategico” con Washington, volto a chiarire il ruolo di quest’ultima nel Paese mediorientale, mentre, al contempo, si è impegnato a salvaguardare la sicurezza degli obiettivi USA. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno avviato una graduale riduzione dei propri soldati in Iraq, al momento pari a quota 2.500.  Inoltre, il 7 aprile, durante l’ultimo round del dialogo strategico, Baghdad e Washington hanno stabilito che le truppe da combattimento statunitensi, impegnate nella lotta allo Stato Islamico, abbandoneranno l’Iraq, mentre le forze degli USA continueranno a fornire consulenza e addestramento.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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