Georgia: continua la crisi politica interna

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 19:00 in Europa Georgia

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Il partito georgiano conservatore-europeista, Movimento Nazionale Unito (UNM), ha dichiarato, lunedì 19 aprile, che non firmerà il documento proposto dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, per risolvere la crisi politica in corso nel Paese. Il rifiuto è collegato alla mancata chiarezza del documento, soprattutto per la questione della liberazione dei prigionieri politici.

Uno dei leader di UNM, Akaki Minashvili, ha dichiarato che il partito sottoscriverà il documento, proposto il giorno precedente, il 18 aprile, solamente se il leader dell’opposizione, Nika Melia, verrà rilasciato dal carcere. Sono state chieste delucidazioni anche in merito al rilascio di un altro prigioniero politico, Giorgi Rurua.

Altri punti del documento che non sono stati accolti con favore fanno riferimento alla durata dei mandati di figure rilevanti in ambito giudiziario. Nel patto si legge che il presidente della Commissione Elettorale Centrale (CEC) rimarrà in carica per altri 2 anni e che il procuratore generale non sarà sostituito. Nel documento, tuttavia, non c’è alcun riferimento a nuovi giudici. Questo significa che “non potranno essere fatti cambiamenti reali”, ha affermato Minashvili. Quest’ultimo ha spiegato che il Paese ha bisogno di riforme concrete a livello giuridico, a partire dalla sostituzione dei giudici e funzionari corrotti per evitare i brogli elettorali delle elezioni del 2020, ha spiegato.

Il diplomatico georgiano ha però concordato con Michel sulla proposta di indire elezioni anticipate, affermando che è il popolo a dover decidere a quale partito affidare la guida della Georgia. Il suddetto documento è stato presentato per consentire ai partiti di opposizione di superare la crisi politica. Tra le soluzioni che l’Europa ha proposto, fondamentale è quella delle elezioni anticipate, che saranno indette nel 2022 se il partito attualmente al governo, Sogno Georgiano, otterrà meno del 43% alle elezioni amministrative che si terranno nell’ottobre 2021. Il nuovo patto, inoltre, prevede l’amnistia di tutti gli individui coinvolti nell’irruzione al Parlamento, avvenuta il 20 giugno 2020 e organizzata da Melia.

A seguito dell’assalto al Parlamento georgiano, le autorità del Paese hanno revocato l’immunità parlamentare di Melia, al quale è stato ordinato di versare una cauzione di 30 mila lari, che corrispondono a 9 mila dollari. L’oppositore, inoltre, è stato condannato alla libertà vigilata e a indossare un braccialetto elettronico di localizzazione. In seguito, nel novembre 2020, Melia ha organizzato un’ulteriore manifestazione contro i risultati delle elezioni parlamentari. A causa dei disordini avvenuti nel novembre 2020, l’Ufficio del Pubblico Ministero georgiano ha richiesto di applicare la misura di custodia cautelare a Melia.

La Georgia da ormai 5 mesi sta andando incontro ad una grave crisi politica interna. Tutto è iniziato con le elezioni del 31 ottobre 2020 che hanno confermato, con il 48%, la leadership del partito Sogno Georgiano. I partiti di opposizione hanno accusato il partito di brogli elettorali e falsificazione dei voti e si sono fermamente rifiutati di accettare i risultati delle elezioni e di partecipare all’attività politica del nuovo Parlamento. Questo ha dato il via ad una serie di proteste che hanno coinvolto tutti i cittadini. La situazione è peggiorata quando il 18 febbraio il premier del Paese, Grigorij Gacharija, ha rassegnato le dimissioni a causa dell’impossibilità di raggiungere accordi parlamentari tra i vari schieramenti. Qualche giorno dopo, il 23 febbraio, la crisi politica si è aggravata ulteriormente quando la polizia georgiana ha arrestato Melia e ha usato gas lacrimogeni in un raid contro la sede del suo partito. Dal 23 febbraio, l’opposizione organizza abitualmente azioni di protesta.

Ciò che ha ostacolato i negoziati tra i partiti impedendo di raggiungere un accordo è la richiesta di rilascio Melia e Rurua. Inoltre, il partito Sogno Georgiano non è d’accordo con la proposta di organizzare elezioni anticipate e continua a rifiutare categoricamente tale richiesta.

Il 31 ottobre, per la prima volta, le elezioni in Georgia si erano svolte secondo un sistema misto: 120 deputati erano stati eletti secondo un sistema proporzionale e 30 secondo un sistema maggioritario. In precedenza, 77 deputati venivano eletti secondo il sistema proporzionale e 73 con il sistema maggioritario. Si erano presentati 48 partiti divisi in due principali blocchi politici per contendersi i 150 seggi del Parlamento monocamerale di Tbilisi. I risultati avevano visto il partito già al Governo, Sogno Georgiano, ottenere il 48,23% dei voti. Al secondo posto era arrivato il Blocco dell’opposizione unita, che includeva il Movimento Nazionale Unito, che aveva ottenuto il 27,18% dei voti.

Gli osservatori internazionali hanno affermato che, sebbene abbiano rilevato una serie di irregolarità, compreso l’uso di risorse amministrative da parte del partito al governo, hanno affermato che i risultati sono comunque generalmente liberi e puliti. “Le elezioni parlamentari del 31 ottobre sono state pulite e, nel complesso, le libertà fondamentali sono state rispettate”, ha affermato in una dichiarazione del 1° novembre la principale missione di monitoraggio internazionale, guidata dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. I gruppi di opposizione hanno affermato, tuttavia, di aver visto prove sufficienti per dichiarare che il Georgian Dream ha fatto ricorso a brogli elettorali. Hanno promesso continue proteste per fare pressione sulle autorità per una replica.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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