Il Fronte per l’Alternativa e la Concordia minaccia il Ciad

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 18:21 in Africa Ciad

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente in carica Idriss Deby si avvia verso la vittoria elettorale in Ciad. Intanto, a Nord della capitale, il 17 aprile, il Fronte per l’Alternativa e la Concordia in Ciad, in francese Front pour l’Alternance et la Concorde au Tchad (FACT), ha lanciato una nuova offensiva mirata a deporre il capo dell’esecutivo. 

Uno scontro tra l’esercito e i ribelli si è svolto il 17 aprile a Nord di Mao, una città nella provincia di Kabem, situata 300 km a Nord della capitale, Ndjamena. Il gruppo armato era entrato nel Paese dalla Libia l’11 aprile e aveva effettuato un attacco che era stato rivendicato ed espressamente collegato alle elezioni presidenziali, iniziate lo stesso giorno. Il governo aveva riferito che il gruppo era stato messo in fuga, già a seguito di questo primo scontro. Tuttavia, i militanti sono tornati a colpire, sempre più Sud, in direzione della capitale, il 17 aprile. Il FACT hanno dichiarato apertamente l’intenzione di deporre il presidente Deby, in carica da oltre 30 anni, accusato di gestire il potere in maniera autoritaria. A seguito dei disordini, l’ambasciata degli Stati Uniti e quella della Gran Bretagna hanno predisposto l’evacuazione del personale diplomatico non essenziale. 

Circa 2.000 soldati ciadiani sarebbero stati inviati per contrastare i ribelli e gli scontri del 17 aprile, durati circa due ore, sono già noti come “Battaglia di Zigueï”. Le forze armate sostengono di aver ucciso più di 300 ribelli e preso in ostaggio 150 persone. Dall’altro lato, le autorità di Ndjamena hanno riferito di aver subito 5 decessi. La mattina del 19 aprile, i media francesi hanno riferito che una delle colonne di militanti del FACT, composta da una trentina di veicoli, risultava dispersa. Tuttavia, la situazione non è chiara e i comunicati riportano versioni contradditorie, mentre continuano a circolare notizie su una possibile avanzata a Sud dei militanti. In tale contesto, la popolazione è particolarmente allarmata.

Nella capitale, nella tarda mattinata del 19 aprile, alcuni carri armati sono stati posizionati nei pressi del Palazzo presidenziale, aumentando l’agitazione tra i cittadini, che si è diffusa tramite i social network. Il governo, che non aveva annunciato che si trattava di misure preventive, ha cercato di rimediare con un messaggio diffuso su Twitter dal ministro delle Comunicazioni: “Voglio, dalla mia voce, rassicurare che non c’è niente che possa giustificare il panico di una parte della popolazione, a causa della propaganda maligna diffusa sui social network. Quindi chiedo calma”. Il timore è che i ribelli riescano ad arrivare a minacciare il centro del potere a Ndjamena, come già successo nel 2008. 

Intanto, la stampa africana si interroga sulla posizione della Francia in questo contesto. Dal vicino Burkina Faso, l’Observateur Paalga sottolinea che, se i ribelli sono arrivati di nuovo alle porte della capitale, Parigi non potrà non intervenire. “Non c’è motivo per cui le stesse cause non portino agli stessi effetti, è difficile che Emmanuel Macron abbandoni il suo alleato più prezioso nella lotta al terrorismo in Sahel in questo momento”, si legge in un articolo pubblicato il 18 aprile. Secondo l’autore, Idriss Deby è “purtroppo essenziale oggi, quando tutti sono consapevoli di una cosa: dopo la Libia, se cedesse anche la diga ciadiana, l’intera regione, già sommersa dal terrorismo, sarebbe completamente inghiottita”.

La Francia è al momento la più grande forze militare occidentale che contribuisce alla lotta contro il terrorismo nel Sahel. Il primo agosto 2014, l’operazione Barkhane ha sostituito l’operazione Serval, lanciata il 10 gennaio 2013. Dall’inizio della missione anti jihadista nel Sahel nel 2013, costata a Parigi milioni di dollari, 55 soldati francesi sono deceduti. Inoltre, a seguito di discussioni su un possibile ritiro parziale della Francia dalla regione, il 15 luglio 2020, è stata dispiegata la Task Force Takuba, composta dalle forze speciali di alcuni Paesi europei e finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati, non solo jihadisti, nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. I Paesi coinvolti sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito e Italia. La partecipazione di Roma è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. 

Il Front pour l’Alternance et la Concorde au Tchad è un’organizzazione politico-militare ciadiana formata da militanti che fanno prevalentemente parte di un’etnia centroafricana di pastori nomadi nota come Dazaga o Gouran, che ha avuto un ruolo politico rilevante in Ciad. Per esempio, l’ex presidente Hissene Habré è un rappresentante della comunità. Il FACT è stato fondato il 2 aprile 2016 da Mahamat Mahdi Ali a Tanoua, nell’estremo nord del Ciad, a seguito di una scissione dell’Unione delle Forze per la Democrazia and lo Sviluppo (UFDD). Non si tratta di un’organizzazione jihadista, secondo gli osservatori nazionali ed internazionali. Il fondatore del Fronte, oltre ad essere un esponente della comunità gorane, ha vissuto in Francia, a Reims, dove ha militato nel Partito Socialista.

Il gruppo si contraddistingue per l’opposizione al presidente Idriss Déby e, a seguito della sua fondazione, si è stabilito in Libia, nella regione desertica meridionale del Fezzan. Nel vicino Paese Nordafricano, il FACT avrebbe collaborato con la Terza Forza, una potente brigata libica di Misurata dispiegata nel Sud del Paese. Secondo altri analisti locali, l’organizzazione avrebbe anche sostenuto il sedicente Esercito di Liberazione Nazionale Libico, guidato dal generale Khalifa Haftar. Tuttavia, i dettagli a tale riguardo non sono chiari. Secondo le stime del 2018, il FACT conta tra i 700 e i 1.500 combattenti e recluta principalmente militanti di etnia Goranes e Kreda. Si ritiene che il movimento abbia base in Ciad, a Tanoua, e tre in Libia, a Jebel Saouda, vicino al confine con il Ciad, Al Djoufrah e Doulaki vicino a Sebha. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.