Egitto: l’Isis filma l’uccisione di 3 persone nel Sinai

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 18:37 in Africa Egitto

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In Egitto, un gruppo affiliato allo Stato Islamico si è detto responsabile dell’esecuzione, avvenuta domenica 18 aprile, nella regione del Sinai, di un cristiano copto e di due membri di una tribù locale. Le uccisioni e la rivendicazione sono apparse in un video di 13 minuti pubblicato su Telegram.

La Chiesa copta, che rappresenta tra il 10 e il 15% dei 100 milioni di abitanti dell’Egitto, ha riconosciuto e identificato il cristiano ucciso, il quale risponderebbe al nome di Nabil Habashi Salama. Nel filmato, il 62enne Salama, un cristiano copto di Bir al-Abd, nel Nord del Sinai, viene ucciso a bruciapelo da un miliziano affiancato da altri due, tutti con fucili in mano. “Quanto a voi cristiani d’Egitto, questo è il prezzo che pagate per sostenere l’esercito egiziano”, dice l’esecutore prima di aprire il fuoco. Nello stesso video, si vedono anche due giovani della tribù del Sinai mentre vengono uccisi su uno sfondo arido e desertico, con i membri del gruppo armato che li accusano di combattere a fianco dei militari egiziani. Secondo quanto riferito da Al-Jazeera, i miliziani islamisti che operano nel Sinai avrebbero attirato il sostegno dei beduini locali, insoddisfatti per l’emarginazione attuata nei loro confronti dal governo centrale. Le autorità del Cairo, tuttavia, negano queste accuse. 

Nel frattempo, il Ministero degli Interni egiziano ha dichiarato, lunedì 19 aprile, di aver ucciso tre “elementi terroristici” sospettati di essere coinvolti nelle esecuzioni nella penisola del Sinai. “L’agenzia di sicurezza nazionale ha ricevuto informazioni su un gruppo di elementi terroristici coinvolti nell’uccisione di Nabil Habashi Salama, nel Nord Sinai, con l’obiettivo di condurre operazioni ostili contro le case e i luoghi di culto dei cittadini copti”, ha riferito il Ministero in un comunicato. I tre sospetti militanti sarebbero stati uccisi dopo un “intenso scontro a fuoco” con le forze di sicurezza, ha precisato la nota. I soldati egiziani hanno altresì trovato una cintura esplosiva, tre armi automatiche, una granata e diversi proiettili automatici sul luogo dell’incidente e hanno aggiunto che una caccia all’uomo è stata avviata per scovare altri sospetti membri della cellula.

Secondo le informazioni rese note dal Ministero, i terroristi stavano pensando di pianificare ulteriori azioni ostili contro i cittadini copti, le loro proprietà, i loro luoghi di culto e le postazioni delle forze armate e della polizia. Due di loro sono stati identificati. Uno è Mohamed Ziada Salem Ziada, il cui nome di battaglia era Ammar, ricercato da mesi e considerato il leader della cellula. L’uomo aveva assunto la preparazione, la pianificazione e l’attuazione di molti attacchi terroristici nel Sinai del Nord ed era responsabile della fornitura di supporto logistico a vari elementi terroristici. L’altro è il terrorista Youssef Ibrahim Salim, il cui nom de guerre era Abu Mohamed. Anche lui era stato coinvolto in numerose operazioni terroristiche e aveva assistito Ziada nella fornitura di supporto logistico.

“La Chiesa afferma il suo fermo sostegno agli sforzi dello Stato egiziano per reprimere atti terroristici odiosi”, ha dichiarato il portavoce della Chiesa copta dopo l’uccisione di Salama. L’incidente precede la Pasqua copta, che sarà celebrata dalla comunità cristiana ortodossa egiziana il 2 maggio.

Tra gli attacchi più gravi contro la comunità copta in Egitto vi è quello del 9 aprile 2017, quando almeno 45 persone furono uccise in attentati suicidi in due chiese a Tanta e ad Alessandria, durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme. L’Isis aveva rivendicato anche in questo caso la responsabilità degli attacchi.

Una ribellione armata che va avanti da ormai dieci anni, nella provincia del Sinai del Nord, si è intensificata nel luglio 2013, quando, con un colpo di Stato, l’esercito egiziano ha rovesciato l’allora presidente Mohamed Morsi, vicino alla Fratellanza Musulmana. La maggior parte degli attacchi sono stati organizzati nella penisola stessa, ma, talvolta, i miliziani hanno utilizzato il territorio come base di lancio per colpire altrove nel Paese. 

Nel febbraio 2018, il governo dell’attuale presidente, Abdel Fatah al-Sisi, ha lanciato un’operazione a livello nazionale contro i gruppi armati concentrati nel Sinai del Nord. La campagna di sicurezza, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, avviata il 9 febbraio 2018, ha avuto l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. 

L’esercito afferma di aver ucciso circa 970 sospetti membri di gruppi armati durante le operazioni nel Sinai, tuttora in corso. Tuttavia, i militari sono stati più volte accusati di aver commesso abusi e violazioni dei diritti nelle loro azioni anti-terroristiche. Secondo un rapporto, pubblicato a marzo dalla ONG Human Rights Watch (HRW), tra giugno 2013 e luglio 2020, le truppe egiziane avrebbero demolito più di 12.300 edifici in una serie di sgomberi forzati che potrebbero essere equiparati a “crimini di guerra”. Un precedente rapporto pubblicato da HRW nel maggio 2019 descriveva in dettaglio i “gravi abusi” commessi dall’esercito contro i civili nel Sinai del Nord. Le dichiarazioni, tuttavia, hanno suscitato dure smentite da parte del Cairo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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