Cosa pensa la Cina dell’incontro tra Biden e Suga

Pubblicato il 19 aprile 2021 alle 11:42 in Cina Giappone USA e Canada

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Il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, il 19 aprile, ha risposto ad una richiesta di commento sulla dichiarazione congiunta rilasciata dal presidente statunitense, Joe Biden, e dal premier giapponese, Yoshihide Suga, in seguito al loro incontro del 16 aprile scorso. Wang ha articolato la posizione cinese in tre punti distinti che riguardano rispettivamente il concetto di ordine internazionale, la questione dei diritti umani e la pandemia di coronavirus. Infine, il portavoce ha anche risposto alle dichiarazioni di Giappone e USA sulla questione di Taiwan.

Wang ha innanzitutto affermato che il Giappone e gli Stati Uniti non possono rappresentare la comunità internazionale, definire l’ordine internazionale e imporre i propri standard ad altri. Wang ha ribadito che l’unico sistema internazionale è quello avente al centro le Nazioni Unite e con un solo corpo di regole, ovvero la Carta dell’Onu e le norme alla base delle relazioni internazionali. Wang ha quindi ricordato che la Conferenza di Bandung, organizzata dal 18 al 24 aprile 1955, aveva prodotto dieci principi per la gestione delle relazioni tra Stati basati, a loro volta, sui cinque principi della coesistenza pacifica.

In secondo luogo, Wang ha affermato che, sia il Giappone, sia gli USA sono debitori alla Cina in materia di diritti umani. Da un lato Wang ha ricordato le guerre intraprese da Tokyo a partire dagli anni Trenta del Novecento che hanno causato “disastri” a più Paesi asiatici e alla Cina in particolare. Dall’altro, Wang ha ricordato che: “Dal 2001, gli USA hanno lanciato guerre che hanno causato 800.000 morti, tra cui 300.000 civili”. Per tali ragioni, per la Cina, Giappone e Stati Uniti dovrebbero riflettere sulle proprie azioni anziché interferire in questioni interne della Cina, utilizzando come scusa la questione dei diritti umani. Con particolare riferimento a Tokyo, Wang ha ribadito che il governo giapponese dovrebbe considerare le preoccupazioni dei Paesi vicini e della comunità internazionale interrompendo la decisione del 13 aprile scorso di scaricare in mare i liquami dell’impianto nucleare di Fukushima. Per la Cina, tali azioni rappresenterebbero una minaccia per l’ambiente marino e la salute delle persone, compresa la popolazione cinese.

In terzo luogo, parlando della pandemia di coronavirus, Wang ha accusato gli USA di aver “politicizzato” la lotta alla pandemia, screditato altri Paesi e creato problemi alla cooperazione internazionale sulla questione. Per la Cina, Washington e Tokyo dovrebbero smettere di manipolare politicamente la questione, valorizzare la vita e rispettare la scienza, per promuovere la cooperazione internazionale nella lotta all’epidemia.

Infine, rispetto alla questione di Taiwan, dopo che USA e Giappone hanno sottolineato l’importanza di preservare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan, Wang ha ricordato che l’isola è una parte indivisibile del territorio cinese. Pechino ha richiesto a Tokyo e Washington di prendere seriamente in considerazione le preoccupazioni cinesi, smettere di danneggiare gli interessi della Cina, così come di interferire nei suoi affari interni. Pechino ha chiesto che i due Paesi si attengano al principio “una sola Cina”, in base al quale l’isola è una provincia cinese sotto il controllo del governo di Pechino, nonostante a Taipei sia presente un esecutivo che si auto-definisce autonomo con il nome di Repubblica di Cina (ROC). Wang ha ricordato che la Cina adotterà le misure necessarie per difendere la sovranità, la sicurezza e lo sviluppo dei suoi interessi nazionali.

Lo scorso 16 aprile, Suga è stato il primo leader straniero ad essere ospitato alla Casa Bianca dall’insediamento di Biden, il 20 gennaio scorso. Le parti hanno trattato temi quali a pandemia di coronavirus, il cambiamento climatico, il commercio, le Olimpiadi di Tokyo, la Cina, lo Xinjiang e Taiwan. I leader hanno confermato il loro impegno per promuovere valori condivisi, inclusi i diritti umani e lo stato di diritto, e per mantenere un Indo-Pacifico libero e aperto, con particolare attenzione “all’ influenza della Cina sulla pace e la prosperità” della regione, decidendo di opporsi a qualsiasi tentativo di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione nel Mar Cinese Orientale e Meridionale. Dopo i colloqui con Biden, Suga ha specificato che “c’è già un riconoscimento concordato sull’importanza della pace e della stabilità dello Stretto di Taiwan tra il Giappone e gli Stati Uniti”

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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