L’oppositore russo Navalny rischia di morire “da un momento all’altro”

Pubblicato il 18 aprile 2021 alle 11:54 in Russia

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La portavoce e uno dei medici dell’oppositore russo, Alexey Navalny, hanno confermato che le condizioni dell’uomo sono critiche e che il 44enne potrebbe morire. “La gente di solito evita la parola ‘morire’. Ma ora Alexey sta morendo. Nelle sue condizioni, è una questione di giorni”, ha scritto su Twitter la portavoce Kira Yarmish. Navalny è alla terza settimana di sciopero della fame, iniziato il 31 marzo, e, secondo le persone a lui vicine, la sua salute si starebbe deteriorando rapidamente. 

Uno dei suoi medici, Yaroslav Ashikhmin, ha riferito, sabato 17 aprile, che i risultati degli ultimi esami hanno mostrato livelli di potassio notevolmente elevati, che rischiano di portare ad un arresto cardiaco, e livelli di creatinina in aumento, il che indica problemi ai reni. “Il nostro paziente potrebbe morire in qualsiasi momento”, ha detto Ashikhmin in un post di Facebook. Anastasia Vasilyeva, capo del sindacato dell’Alleanza dei medici e dottoressa personale di Navalny, ha sottolineato su Twitter che “un’azione deve essere intrapresa immediatamente”. I medici vicini all’oppositore hanno chiesto di vederlo immediatamente, temendo un arresto cardiaco “da un momento all’altro”. Anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha mostrato il suo sostegno al dissidente russo definendo la sua situazione “totalmente ingiusta”.

Navalny è uno degli avversari più visibili e irremovibili del presidente russo, Vladimir Putin, e, dall’11 marzo, si troverebbe nel campo di prigionia IK-2, a circa 100 chilometri da Mosca. Ai suoi medici personali non è ancora stato permesso di vederlo in prigione. L’uomo, che sta conducendo uno sciopero della fame contro le sue pessime condizioni di detenzione, ha accusato l’amministrazione carceraria di negargli l’accesso a un medico e alle medicine da quando ha iniziato ad avvertire forti dolori alla schiena e alle gambe dal momento che soffre di una doppia ernia del disco. La dottoressa Vasilyeva e altri tre medici hanno richiesto l’accesso immediato alla cella dell’oppositore, inviando una lettera ai servizi carcerari russi. Dalla prigione, Navalny ha fatto sapere, venerdì 16 aprile, che le guardie avrebbero minacciato di mettergli una camicia di forza per costringerlo a mangiare qualora non dovesse abbandonare lo sciopero della fame. Il servizio penitenziario statale russo, dal canto suo, ha dichiarato che l’uomo starebbe ricevendo “tutto l’aiuto medico di cui ha bisogno”.

Navalny è stato arrestato, il 17 gennaio, all’aeroporto di Sheremetyevo, a Mosca, al suo ritorno in Russia dopo un periodo di 5 mesi in Germania, dove è stato ricoverato nella clinica Charité di Berlino in seguito ad un avvelenamento da gas nervino Novichok, di cui l’oppositore incolpa il Cremlino. I funzionari russi negano qualsiasi coinvolgimento nell’incidente e mettono in discussione l’ipotesi di avvelenamento, nonostante questa versione sia stata confermata da diversi laboratori europei.

A distanza di breve tempo, il 2 febbraio, il Tribunale distrettuale di Simonovsky ha condannato Navalny a 3 anni e 5 mesi di lavori forzati per appropriazione indebita nell’ambito del processo Yves Rocher, avvenuto nel 2014. Nello specifico, il suo periodo di ricovero in Germania sarebbe stato percepito come una violazione della libertà vigilata che gli era stata imposta in seguito alla condanna per frode decisa al termine del precedente processo, giudicato “politicamente motivato” da Navalny e dai suoi sostenitori. La giudice che ha presieduto l’udienza del 2 febbraio, Natalya Repnikova, ha deciso alla fine di ridurre il periodo di detenzione che il dissidente trascorrerà nella colonia penale a 2 anni e 3 mesi poiché l’imputato aveva già scontato un anno di arresti domiciliari. Successivamente, il 28 febbraio, Navalny è stato trasferito dal carcere giudiziario di Mosca, Matrosskaya Tishina, in una colonia penale del Servizio Penitenziario Federale russo, situata nella regione di Vladimir, a 200 km dalla capitale. Nelle settimane successive al suo arresto, migliaia di persone hanno ripetutamente protestato in diverse città della Russia per mostrare sostegno a Navalny e l’atteggiamento del Cremlino è stato condannato da gran parte della comunità internazionale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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