Israele torna ad attaccare Gaza poche ore dopo l’ultimo raid

Pubblicato il 17 aprile 2021 alle 11:27 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’esercito israeliano ha effettuato un secondo round di attacchi aerei contro quelli che ha identificato come obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza, sabato 17 aprile. L’offensiva giunge in seguito al lancio di un attacco missilistico dall’enclave palestinese, avvenuto due giorni fa. L’esercito di Tel Aviv aveva già risposto una prima volta, all’alba di venerdì 16 aprile, attaccando la Striscia ma senza provocare danni. 

I militari di Israele hanno riferito che gli attacchi di sabato hanno avuto lo scopo di colpire “obiettivi terroristici” appartenenti al gruppo che controlla il governo di Gaza, ovvero Hamas. Una dichiarazione dell’esercito ha specificato che i target includevano una “struttura di addestramento, una postazione di lancio di missili antiaerei, un impianto di produzione di cemento e un’infrastruttura per la costruzione di tunnel terroristici”. Testimoni e funzionari di sicurezza hanno specificato che i raid hanno colpito due “siti di addestramento” di combattenti nel Sud di Gaza e un altro obiettivo nel centro dell’enclave. Un portavoce di Hamas ha dichiarato che, nonostante l’azione israeliana, “Gaza continua a combattere e non si spezza”.

Quello di sabato è stato il secondo scambio di attacchi nel giro di qualche giorno. Nella tarda serata di giovedì 15 aprile, alcuni razzi erano stati lanciati dalla Striscia contro il Sud di Israele, spingendo l’esercito di Tel Aviv a lanciare raid su Gaza, poche ore dopo. Entrambi gli attacchi non hanno provocato vittime. I missili israeliani, nello specifico, erano precipitati in aree disabitate, nei pressi dell’aeroporto di Gaza, a Est di Rafah, e sui terreni agricoli orientali di Zeitun. I razzi di Gaza, invece, erano stati lanciati contro l’insediamento di Sderot, al termine della celebrazione della festa dell’indipendenza dello Stato ebraico. 

Un episodio simile a quello degli ultimi giorni era avvenuto il 24 marzo, quando le forze israeliane avevano colpito le aree settentrionali e centrali dell’enclave, tra cui le “postazioni della resistenza” nel Sud-Ovest di Gaza City e un sito a Est di Deir al-Balah. Anche in tal caso si era trattato di un attacco in risposta ad un missile lanciato la sera precedente, il 23 marzo, da Gaza, precipitato in uno spazio aperto dei territori israeliani, nei pressi di Be’er Sheva, la più grande città del deserto del Negev. L’offensiva era avvenuta mentre il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, si trovava in visita sul luogo nell’ambito della sua campagna elettorale. Il premier era stato messo in salvo dalle proprie guardie e trasferito “in un luogo sicuro” immediatamente dopo l’accaduto.

Hamas ha assunto il controllo della Striscia di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. Israele, da parte sua, controlla i confini di Gaza, accanto all’Egitto, ma spesso chiude le frontiere in risposta alle violenze che si verificano alla frontiera. Uno degli scontri maggiori tra le due parti si è verificato nel 2014 e si è concluso nel mese di agosto di quell’anno con un accordo di cessate il fuoco mediato dal Cairo. Tuttavia, da allora, le tensioni non si sono mai del tutto placate. Nell’agosto dello scorso anno, ad esempio, gli scontri tra Gaza ed Israele hanno attraversato una delle più intense escalation degli ultimi tempi. Tel Aviv, dal 6 agosto, aveva cominciato a bombardare la Striscia quasi ogni giorno, giustificando gli attacchi come una risposta alle provocazioni di Hamas tramite palloni incendiari o razzi scagliati oltre il confine. Il portavoce del gruppo, Fawzi Barhoum, aveva affermato, dal canto suo, che le azioni dei suoi seguaci erano legittime perché Israele continuava ad impedire l’ingresso di carburante, merci e beni di prima necessità da destinare ai residenti di Gaza e ciò rappresentava un “crimine contro l’umanità”, oltre che una grave forma di aggressione contro il popolo palestinese. Per tale motivo, il portavoce aveva esortato le organizzazioni per i diritti umani e la comunità internazionale, oltre ai responsabili delle decisioni relative alla regione, a “rompere il silenzio” e a intervenire per frenare l’aggressione israeliana e porre fine all’assedio su Gaza. Le tensioni di agosto si sono placate quando, il 31 agosto, il Movimento di Resistenza Islamico, Hamas, ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la mediazione del Qatar. L’obiettivo delle operazioni palestinesi di agosto 2020 era, secondo alcuni, non solo limitare l’occupazione israeliana, ma altresì migliorare le condizioni di vita di circa 2 milioni di palestinesi e convincere la controparte ad attuare quanto stabilito con gli accordi raggiunti attraverso la mediazione egiziana, nel 2014.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.