Visita degli USA in Afghanistan, continuano le violenze

Pubblicato il 16 aprile 2021 alle 19:34 in Afghanistan Asia

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Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, si è recato in visita in Afghanistan, il 15 aprile, per ribadire l’impegno a sostenere il Paese, nonostante l’annuncio di un ritiro completo delle truppe. Intanto, almeno 11 afghani sono morti in 24 ore a causa di una serie di esplosioni e attacchi. 

Durante la sua visita, Blinken ha affermato di aver voluto fare questo viaggio fino a Kabul perché era importante per lui, e anche per il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, trasmettere di persona l’impegno dell’America per un partenariato duraturo con l’Afghanistan e con il popolo afghano. “Non abbiamo mai avuto intenzione di mantenere una presenza militare permanente qui. La minaccia di al-Qaeda in Afghanistan è notevolmente ridotta”, ha dichiarato. 

Il massimo diplomatico statunitense ha quindi affermato che, nonostante le truppe statunitensi torneranno a casa entro settembre, la partnership tra Washington e Kabul continuerà. “Stiamo iniziando un nuovo capitolo della nostra relazione con il popolo afghano”, ha aggiunto Blinken. “Continueremo a sostenere le forze di sicurezza nazionale afghane, ma soprattutto stiamo facendo tutto il possibile per far avanzare la diplomazia e coinvolgere partner regionali e internazionali”, ha sottolineato il segretario di Stato degli USA. Infine, Blinken ha avvertito i talebani che qualsiasi attacco contro le truppe statunitensi in ritirata riceverà una dura risposta. 

Durante la sua permanenza, il segretario di Stato USA ha incontrato il presidente, Ashraf Ghani, e il presidente dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale, Abdullah Abdullah, con il quale ha discusso le nuove relazioni tra Washington e Kabul a seguito dell’annuncio del presidente Biden del 14 aprile sul ritiro delle truppe statunitensi dal Paese entro l’11 settembre e a partire dal primo maggio. Durante l’incontro con Ghani, il rappresentante di Washington ha rassicurato il Palazzo presidenziale sul fatto che il ritiro delle truppe non significherà l’indebolimento delle relazioni strategiche tra i due Paesi. “Gli Stati Uniti onoreranno i propri impegni nei confronti del governo e del popolo afghano”, ha aggiunto Blinken. 

Intanto, su larga parte del territorio afghano continuano le violenze e almeno 11 persone sono morte in 24 ore a causa di una serie di attacchi, molti dei quali attribuiti ai talebani dalla stampa locale e dalle autorità del posto. Nella provincia meridionale di Kandahar, la sera del 15 aprile, almeno 4 civili sono stati uccisi dall’esplosione di una bomba sul ciglio di una strada nel distretto di Shah Wali Kot. Nel frattempo, 6 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi e altri 8 sono rimasti feriti in attacchi separati attribuiti ai talebani, nelle province di Faryab, Balkh e Badghis. Invece, nella provincia di Kabul, nel distretto di Mir Bacha Kot, un gruppo di uomini armati ha assassinato un ex comandante jihadista, Mohammad Qand e la sua guardia di sicurezza, ferendo un’altra persona. 

L’attuale situazione in Afghanistan solleva numerosi dubbi sul futuro del Paese dopo il ritiro delle truppe statunitensi, che saranno seguite dal resto dei soldati stranieri della NATO. “I talebani non hanno nessun desiderio di fare la pace e ridurre la violenza. Attaccano quotidianamente le forze di sicurezza e il popolo afghano”, ha sottolineato Rohullah Ahmadzai, portavoce del Ministero della Difesa. A proposito delle violenze, il 14 aprile, la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan ha riferito che nei primi 3 mesi del 2021 ci sono stati 573 civili uccisi e 1.210 feriti in Afghanistan, un aumento del 29% rispetto allo stesso periodo del 2020. Più di 40.000 civili sono stati uccisi dall’inizio della guerra in Afghanistan, iniziata due decenni fa.

Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso il Paese, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e il luogo dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, l’intesa non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. 

Alla luce della situazione instabile in Afghanistan e dell’aumento degli scontri, il nuovo presidente statunitense, Joe Biden, il 29 gennaio, ha affermato di voler riesaminare l’accordo con i talebani, che era stato negoziato e sottoscritto dalla precedente amministrazione, guidata da Donald Trump. Tuttavia, il 14 aprile, è stato confermato il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro settembre. Si tratta di un ritardo di 3 mesi rispetto alla scadenza concordata dalla precedente amministrazione con i talebani. Questi hanno reagito affermando che non parteciperanno ad iniziative diplomatiche fino a che i soldati stranieri si troveranno nel loro Paese. Da parte sua, il governo di Kabul teme che i militanti islamisti vogliano riprendere il controllo del territorio con la forza, una volta che le forze armate afghane non saranno più supportate dall’aviazione statunitense. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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