L’Italia invia materiale sanitario nella regione del Tigray

Pubblicato il 16 aprile 2021 alle 21:01 in Etiopia Italia

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Il 16 aprile, un volo umanitario della Cooperazione Italiana, è arrivato all’aeroporto di Makallé, in Etiopia con un carico di 8 tonnellate di materiale sanitario.

Secondo quanto riferito dal sito ufficiale del Ministero degli Esteri italiano, il volo umanitario è tra i primi realizzati da parte di donatori internazionali nella regione del Tigray ed è destinato al “rafforzamento delle attività di assistenza sanitaria della Croce Rossa etiopica, a sostegno della popolazione colpita dalle gravi conseguenze umanitarie provocate del conflitto nell’area”. Il volo era partito dalla Base di Pronto Intervento delle Nazioni Unite (UNHRD) di Brindisi. Delle 8 tonnellate totali, almeno 6 sono farmaci e kit medico-sanitari della Cooperazione Italiana e 2 tonnellate di medicinali messi a disposizione dalla Croce Rossa Italiana. 

Anche la vice ministra degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Marina Sereni, ha commentato l’invio di materiale umanitario in Etiopia. “Questo volo è un segno tangibile del nostro impegno verso la regione del Tigray, segnata in questi mesi da un conflitto che ha provocato vittime e sofferenze alla popolazione”, ha dichairato. “Vogliamo alleviare queste sofferenze e a far cessare le ostilità e le violenze”, ha poi aggiunto la vice ministra.

Il 4 novembre 2020, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, aveva annunciato un’operazione militare contro le forze fedeli al Tigray People’s Liberation Front (TPLF), che governava la regione settentrionale del Paese, confinante con l’Eritrea, dove vivono circa 6 milioni di persone. L’operazione dell’Esercito federale etiope in Tigray era iniziata dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze etiopi a Dansha per rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione che aveva poi dichiarato conclusa il  29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. 

Il conflitto ha causato migliaia di morti e ha costretto quasi un milione di persone a lasciare le proprie abitazioni per spostarsi o all’interno della regione o nel confinante Sudan. Il Ministero degli Esteri dell’Etiopia ha annunciato che le forze eritree hanno iniziato a ritirarsi dalla regione solo il 4 aprile, dopo aver ripetutamente negato che queste fossero ancora stanziate in tale area. Il ritiro è arrivato dopo un appello, diffuso il 2 aprile da Stati Uniti, la Germania, la Francia e i Paesi del G7. 

L’Italia e l’Etiopia hanno un rapporto particolare a causa di stretti legami storici. Dopo la seconda guerra italo-etiope, in cui l’Etiopia fu occupata dall’Italia fascista di Benito Mussolini, i territori etiopi furono proclamati parte dell’Africa Orientale Italiana (AOI) nel 1936, con la capitale dell’AOI stabilita ad Addis Abeba. Il re italiano, Vittorio Emanuele III, si autoproclamò quindi Imperatore d’Etiopia. Nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, l’Etiopia fu liberata dalle forze alleate, principalmente dall’impero britannico, nella campagna dell’Africa orientale.

Tuttavia, una guerriglia italiana continuò fino al 1943. Nonostante il ritorno dell’imperatore Haile Selassie dal suo esilio e il riconoscimento di Sovranità etiope con la firma di un accordo anglo-etiope nel dicembre 1944, alcune regioni rimasero ancora sotto l’occupazione britannica per diversi anni. In base al trattato di pace del 1947, l’Italia ha riconosciuto la sovranità e l’indipendenza dell’Etiopia e ha rinunciato a tutte le pretese di interessi o influenza speciali in quel Paese. Tuttavia, molti coloni italiani rimasero per decenni dopo aver ricevuto un completo perdono dall’imperatore Selassie.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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