Libia: il premier chiede a Mosca di ritirare i mercenari

Pubblicato il 16 aprile 2021 alle 9:28 in Libia Russia

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Il primo ministro ad interim del governo di unità nazionale, Abdul Hamid Dbeibah, si è recato in Russia, il 15 aprile, dove ha tenuto incontri con diverse personalità politiche russe. Tra i temi trattati, la presenza in Libia dei mercenari russi della compagnia Wagner. Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è in attesa di votare una bozza di risoluzione che prevede la fuoriuscita delle forze straniere dal Paese Nord-africano.

La visita di Dbeibah in Russia giunge in un momento in cui la Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni legislative e presidenziali del 24 dicembre 2021. A seguito della formazione del nuovo esecutivo unitario, il premier si è impegnato nel processo di riunificazione delle istituzioni statali, precedentemente divise tra l’Est e l’Ovest libico. A tal proposito, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, Dbeibah ha affermato che l’80% delle istituzioni statali libiche risulta essere stato unificato. Ad essere stata lasciata in sospeso, invece, è la riunificazione dell’establishment militare. Ad ogni modo, l’obiettivo del nuovo governo libico è favorire l’allontanamento di tutte quelle forze straniere “illegittime”, inviate nel corso del conflitto libico anche a sostegno del generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. Stando a quanto precisato da al-Jazeera, sebbene quest’ultimo abbia accolto con favore la nomina delle nuove autorità esecutive ad interim, egli lavora ancora “in isolamento” rispetto al governo libico, continuando a definirsi il comandante in capo dell’LNA.

Per quanto riguarda le relazioni tra Russia e Libia, Dbeibah ha chiesto il sostegno di Mosca in ambito sanitario, petrolifero e delle infrastrutture, considerato che si tratta di un Paese che vanta di una grande esperienza in tali campi. Al contempo, è stato richiesto il ritorno delle società russe attive in Libia prima dello scoppio del conflitto, in particolare di quelle operanti nel settore del gas e di quelle che avevano già siglato accordi per la costruzione di reti ferroviarie o in altri settori di sviluppo. Non da ultimo, il premier ha esortato la controparte russa a riaprire la sua ambasciata nel Paese Nord-africano, con il conseguente ritorno di un ambasciatore russo a Tripoli, mentre la Libia si è impegnata a rafforzare la sua rappresentanza diplomatica in Russia. Il ministro Lavrov, da parte sua, ha ribadito l’interesse del suo Paese a partecipare allo sviluppo libico e a risolvere quelle questioni lasciate in sospeso. Come riferito dal premier libico nel corso della sua visita a Mosca, la Libia crede che la Russia possa svolgere un ruolo positivo nel promuovere la pace e la stabilità nel Paese Nord-africano, sulla base della “posizione forte” da essa occupata e della sua influenza a livello regionale e internazionale. La speranza è che la partnership tra Tripoli e Mosca possa continuare, favorendo gli interessi della popolazione libica e garantendo sovranità, integrità territoriale e sicurezza in Libia.

Mosca è stata più volte accusata di aver reclutato ed addestrato uomini da inviare presso i fronti di combattimento libici, a sostegno del generale Haftar. Accuse ripetutamente negate da parte russa. A tal proposito, proprio Sergej Lavrov, nel corso di un meeting con il suo omologo siriano, Walid Muallem, svoltosi a Damasco il 7 settembre 2020, aveva respinto le accuse che vedono la Russia utilizzare i territori siriani per inviare mercenari e armi verso la Libia. A detta del ministro russo, si tratta di accuse infondate, diffuse perlopiù da media turchi e occidentali. Al contrario, Mosca si è detta impegnata a favorire le iniziative di pace, sulla base di un cessate il fuoco “immediato, permanente e incondizionato”, ed ha evidenziato come abbia sempre sostenuto gli sforzi profusi per portare la tregua nel Paese Nord-africano.

Ad oggi, nonostante gli sviluppi a livello politico, sono circa 20.000 i combattenti stranieri che sostano nel Paese Nord-africano, i quali si trovano prevalentemente nelle basi di Sirte, al-Jufra e al-Watiya. Ciò viola uno dei principi dell’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020, con cui le parti belligeranti avevano chiesto a forze e mercenari stranieri di lasciare la Libia entro 90 giorni dalla firma dell’intesa.

In tale quadro, per venerdì 16 aprile è previsto il voto, all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di una bozza di risoluzione con cui le forze e i mercenari stranieri stanziati in Libia sono nuovamente esortati ad abbandonare il Paese, mentre verrà autorizzato l’invio di una squadra di osservatori internazionali, volta a garantire il rispetto di quanto sancito nell’accordo del 23 ottobre e soprattutto il cessate il fuoco. Come precisato dal Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in una lettera del 7 aprile, la squadra sarà inizialmente composta da 60 osservatori, i quali saranno dispiegati a Sirte, porta di accesso ai principali giacimenti petroliferi e ai terminal di esportazione del Paese, mentre a Tripoli verrà posta una “avanguardia”. Ciò avverrà non appena verranno soddisfatti i requisiti in termini di sicurezza, assistenza medica e operativa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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