Italia-Libia: cooperazione fiscale e impegno sui migranti

Pubblicato il 16 aprile 2021 alle 17:56 in Immigrazione Italia Libia

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Il 15 aprile, il Consiglio dei Ministri italiano ha approvato un disegno di legge che autorizza la ratifica dell’Accordo italo-libico ed elimina la doppia imposizione fiscale. Inoltre, Roma si è impegnata ad evacuare i migranti e rifugiati più vulnerabili presenti in Libia. 

Secondo quanto riferito dal sito ufficiale del Ministero degli Esteri di Roma, si tratta di una prima mossa concreta, fortemente voluta dal ministro Luigi Di Maio, per dare seguito agli impegni presi dalle autorità italiane durante le recenti visite a Tripoli. La misura era stata fortemente richiesto da parte libica, poiché l’accordo sarà un importante strumento per sostenere il rapporto economico bilaterale, a seguito dell’insediamento in Libia del nuovo Governo unitario ad interim, che dovrebbe portare il Paese Nordafricano verso la fine di un conflitto durato 10 anni e verso nuove elezioni, previste per il 24 dicembre. 

Già il 13 aprile, l’ambasciatore libico in Italia, Omar Al-Tarhouni, aveva discusso con alcuni funzionari del Ministero degli Esteri italiano sul tema della cooperazione congiunta e sull’attivazione di alcuni accordi tra i due Paesi. Nel suo incontro con il sottosegretario alla Farnesina, Manlio Di Stefano, Al-Tarhouni ha sottolineato la necessità di rilanciare l’utilizzo di comitati misti per attuare i programmi ed i progetti concordati. L’ambasciatore ha anche sottolineato la necessità di revocare il divieto di volo verso la Libia e di facilitare le procedure per ottenere un visto Schengen per i cittadini libici. 

Inoltre, il 16 aprile, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, ha riferito che il governo italiano ha assicurato che riprenderanno le evacuazioni dei migranti e dei rifugiati più vulnerabili dalla Libia. “Questo tipo di evacuazione si è notevolmente ridotto durante la fase acuta della pandemia, per ragioni oggettive”, ha dichiarato Grandi. “È importante che riprendano e questo mi è stato assicurato, mi è stato anche assicurato che i famosi corridoi umanitari riprenderanno non solo dalla Libia ma anche da altri Paesi”, ha aggiunto l’Alto commissario in una conferenza stampa virtuale tenutasi in occasione della sua visita a Roma, dove ha incontrato, tra gli altri, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“L’Italia e l’UNHCR restano vigili sulla situazione libica e anche, da un certo punto di vista, preoccupati e attenti agli sviluppi futuri. I recenti accordi politici tra le parti in conflitto in Libia forniscono aspettative un po’ più positive”, ha spiegato il funzionario delle Nazioni Unite. Grandi ha poi sottolineato il dibattito che si è acceso in Italia riguardo alle dichiarazioni del premier, Mario Draghi, che ha espresso soddisfazione “per quello che la Libia fa nei salvataggi” in mare. A tale proposito, è necessario sottolineare che, con il memorandum di intesa del 2 febbraio 2017, durante il governo di Paolo Gentiloni, l’Italia ha finanziato la Guardia Costiera libica con oltre 20 milioni di euro, nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, al contrasto dell’immigrazione illegale. Lo scandalo è legato al moltiplicarsi di notizie, negli ultimi anni, che raccontano di traffico di esseri umani, rimpatri forzati e condizioni di detenzione disumane.

A proposito delle parole di Draghi, Grandi ha affermato: “Quello che vorrei dire è che c’è stato un investimento in passato sulla Guardie Costiere libica per aumentare le loro operazioni per intercettare i migranti. Tutte le istituzioni di un Paese possono legittimamente condurre operazioni nelle loro acque territoriali, ma quello che mi preoccupa è che lo stesso investimento non è stato fatto per altre istituzioni libiche incaricate di trattare con le persone che sbarcano nel Paese”. L’Alto commissario ha quindi sottolineato che rimane preoccupato perché i migranti entrano a far parte di un circolo vizioso di detenzione, abuso e nuovi tentativi di attraversamento “senza alcun senso di umanità, senza alcun senso di giustizia”. “Dobbiamo continuare a operare in modo che i centri di detenzione siano progressivamente chiusi”, ha aggiunto Grandi, aggiungendo che nelle strutture “cosiddette ufficiali” ci sono ancora più di 4.000 detenuti, di cui circa un quarto che si ritiene siano migranti e rifugiati. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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