Israele colpisce la Striscia di Gaza, l’obiettivo è Hamas

Pubblicato il 16 aprile 2021 alle 8:24 in Israele Palestina

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Le forze di difesa aerea israeliana hanno riferito di aver condotto raid, all’alba di venerdì 16 aprile, contro la Striscia di Gaza e, in particolare, contro obiettivi appartenenti al gruppo palestinese Hamas.

Al momento, non sono stati registrati morti o feriti e, a detta di fonti locali, i missili israeliani sono precipitati in aree disabitate, come i pressi dell’aeroporto di Gaza, a Est di Rafah, e i terreni agricoli orientali di Zeitun. Secondo fonti palestinesi, velivoli israeliani hanno preso di mira anche una postazione situata a Ovest del campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, provocando un incendio e causando danni alle abitazioni e proprietà circostanti. Le forze di Israele, dal canto loro, hanno precisato che ad essere stati colpiti sono stati una struttura per la produzione di armi, un tunnel impiegato da contrabbandieri e una postazione militare di Hamas. I raid del 16 aprile, è stato altresì chiarito, sono giunti in risposta al lancio di razzi della notte precedente, lanciati dalla Striscia di Gaza verso i territori israeliani meridionali e, nello specifico, verso l’insediamento di Sderot. Tale attacco è stato effettuato al termine della celebrazione della festa dell’indipendenza dello Stato ebraico e, anche in questo caso, non sono state riportate vittime.

Risale al 24 marzo uno degli ultimi episodi simili. In tale data, le forze israeliane hanno colpito le aree settentrionali e centrali di Gaza, tra cui le “postazioni della resistenza” nel Sud-Ovest di Gaza City e un sito situato a Est di Deir al-Balah. Anche in tal caso si era trattato di una risposta a un missile lanciato da Gaza nella sera precedente, il 23 marzo, il quale era precipitato in uno spazio aperto dei territori israeliani, nei pressi di Be’er Sheva, la più grande città del deserto del Negev. Tale attacco era avvenuto mentre il premier israeliano ancora in carica, Benjamin Netanyahu, si era recato in visita sul luogo, per una campagna in vista le elezioni politiche in corso. Il premier è stato messo in salvo dalle proprie guardie e trasferito “in un luogo sicuro” immediatamente dopo l’accaduto.

Risale al mese di agosto 2020 una delle più recenti escalation tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza. A partire dal 6 agosto, Israele aveva bombardato Gaza quasi ogni giorno, in quella che aveva riferito essere una risposta agli attacchi del gruppo tramite palloni incendiari e, meno frequentemente, razzi scagliati oltre il confine. Le bombe incendiarie di Hamas avevano innescato più di 400 incendi nel Sud di Israele, secondo i dati dei vigili del fuoco. Da parte sua, il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, aveva affermato che Tel Aviv continuava ad impedire l’ingresso di carburante, merci e beni di prima necessità diretti ai residenti di Gaza e ciò rappresentava un “crimine contro l’umanità”, oltre che una grave forma di aggressione contro il popolo palestinese, ma sarebbe stato Israele a farsi carico di tutte le conseguenze e le ripercussioni derivanti da simili azioni. Per tale motivo, il portavoce aveva esortato le organizzazioni per i diritti umani e la comunità internazionale, oltre ai responsabili delle decisioni relative alla regione, a “rompere il silenzio” e intervenire per frenare l’aggressione israeliana e porre fine all’assedio su Gaza. Le tensioni di agosto si sono placate quando, il 31 agosto, il Movimento di Resistenza Islamico, Hamas, ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la mediazione del Qatar.

Hamas ha assunto il controllo di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. Israele, da parte sua, controlla i confini di Gaza, accanto all’Egitto, ma spesso chiude le frontiere in risposta alle violenze che si verificano al confine. Uno degli scontri maggiori tra le due parti si è verificato nel 2014 e si è concluso nel mese di agosto di quell’anno con un accordo di cessate il fuoco mediato dal Cairo. Tuttavia, da allora, le tensioni non si sono mai del tutto placate. L’obiettivo delle operazioni palestinesi di agosto 2020 era, secondo alcuni, non solo limitare l’occupazione israeliana, ma altresì migliorare le condizioni di vita di circa due milioni di palestinesi e convincere la controparte ad attuare quanto stabilito con gli accordi raggiunti attraverso la mediazione egiziana. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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