Iraq: esplosione a Baghdad, almeno 4 morti

Pubblicato il 16 aprile 2021 alle 10:24 in Iraq Medio Oriente

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Almeno 4 persone sono state uccise e altre 17 sono rimaste ferite a seguito dell’esplosione di un’autobomba nella capitale irachena Baghdad.

L’attentato ha avuto luogo il 15 aprile e ha interessato, nello specifico, il distretto suburbano, a maggioranza sciita, di Sadr City, situato nel Nord-Est di Baghdad. A detta delle fonti della polizia, l’auto è esplosa in un mercato, definito affollato, adibito alla vendita di merce di seconda mano. Oltre alle vittime, l’esplosione, provocata da un ordigno posto all’interno dell’auto, ha causato la distruzione di 5 veicoli, dati alle fiamme. Testimoni sul posto hanno riferito di aver visto nubi di fumo nero provenire dal mercato, mentre le ambulanze si sono recate sul luogo dell’esplosione per soccorrere le vittime. Le forze di polizia, invece, hanno creato un cordone di sicurezza intorno alla zona colpita. Secondo una fonte della sicurezza irachena, il conducente di una delle auto esplose stava trasportando ordigni esplosivi destinati a un gruppo armato sciita di Sadr City.

Al momento, non sono stati rivelati particolari dettagli, né l’attacco è stato rivendicato. Si è trattato, tuttavia, del secondo episodio di tal tipo del 2021, dopo quello verificatosi, sempre nella capitale Baghdad, il 21 gennaio scorso. Quest’ultimo attentato è stato successivamente rivendicato dallo Stato Islamico, il che fa pensare che sia la medesima organizzazione terroristica la responsabile dell’esplosione del 15 aprile. Alla luce di ciò, sono in diversi a temere una crescente escalation di violenza nella capitale irachena, la quale, a seguito della sconfitta dell’ISIS nel 2017, era caratterizzata da una calma apparente. Quanto accaduto ha poi messo in luce una sicurezza sempre più precaria, la cui responsabilità sarebbe da attribuirsi altresì al governo iracheno.

L’attentato del 21 gennaio, oltre ad essere stato definito raro, è stato il più letale degli ultimi tre anni. In particolare, il bilancio delle vittime ha compreso almeno 32 morti e 110 feriti. Si è trattato di un doppio attentato che ha avuto luogo nell’area di Bab al-Sharji, nei pressi di piazza Tayaran, un luogo centrale definito popolare e “affollato”. Il primo attentatore ha fatto esplodere la cintura indossata dopo aver finto di aver bisogno di aiuto per dolori allo stomaco, così da radunare un maggior numero di persone attorno a sé. Il secondo kamikaze, invece, si è fatto saltare in aria mentre le forze di sicurezza lo stavano inseguendo, e dopo che un gran numero di persone era accorso nella piazza per assistere le vittime causate dalla prima esplosione.

L’episodio del 15 aprile ha avuto luogo in un momento in cui l’Iraq continua a far fronte alla minaccia terroristica, rappresentata da quelle cellule ancora attive in alcune regioni del Paese, tra cui Diyala, e alle tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno. Al contempo, il Paese mediorientale si sta preparando alle elezioni previste per il 10 ottobre prossimo, in cui il clerico sciita Muqtada al-Sadr ha dichiarato di voler partecipare. Al-Sadr, da cui prende il nome il quartiere colpito il 15 aprile, conta tra i suoi nemici sia l’ISIS sia i partiti sciiti rivali e milizie sostenute dall’Iran.

Un report rilasciato dalle Nazioni Unite, nel mese di agosto 2020, indica che sono più di 10.000 i militanti dell’ISIS ancora attivi in Iraq e in Siria. Questi sono organizzati in piccole cellule e si spostano tra i due Paesi liberamente, mentre altri avrebbero trovato riparo nel Nord-Est dell’Iraq, nella zona montuosa di Hamrin, da cui starebbero conducendo una “guerra di logoramento” contro le forze di sicurezza irachene. Inoltre, secondo diverse fonti, l’obiettivo dell’organizzazione è minare il governo di Baghdad, attraverso attentati contro forze di sicurezza e gruppi civili che colpiscono anche infrastrutture statali, situate perlopiù in “aree aperte” a Nord della capitale.

La presunta fine dello Stato Islamico risale al 9 dicembre 2017, quando, dopo tre anni di battaglie, il governo iracheno annunciò la vittoria sull’ISIS. In particolare, fu il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. L’inizio della presenza dello Stato Islamico in Iraq risale, invece, al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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