India-Pakistan: confermata la mediazione degli Emirati Arabi Uniti

Pubblicato il 16 aprile 2021 alle 7:00 in India Pakistan

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L’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti (UAE) negli USA, Yousef Al Otaiba, ha confermato che il proprio Paese ha svolto il ruolo di mediatore nel recente allentamento delle tensioni tra India e Pakistan, il 14 aprile.  Massimi funzionari delle intelligence pakistana e indiana si sarebbero incontrati a Dubai nel corso del mese di gennaio 2021 per ridimensionare gli attriti militari tra le parti nella regione contesa del Kashmir e per normalizzare le relazioni.

Otaiba ha dichiarato che, sebbene non diventeranno “migliori amici”, il Pakistan e l’India potranno avere un legame funzionale. Secondo quanto affermato da fonti anonime a conoscenza dei fatti a Reuters, poi, l’India e il Pakistan avrebbero riaperto canali diplomatici segreti per stabilire un percorso di normalizzazione tra le parti.

Gli ultimi sviluppi nelle relazioni indo-pakistane si inseriscono in una fase di ripresa del dialogo bilaterale, iniziata lo scorso 25 febbraio, quando, gli eserciti indiano e pakistano avevano concordato di attenersi rigidamente ad un accordo di cessate il fuoco lungo il confine de facto tra i due Paesi nella regione del Kashmir, detto Linea di controllo (LoC), risalente al 2003.  Era stato in tale occasione che alcuni osservatori avevano avanzato l’ipotesi che dietro al riavvicinamento tra le parti avrebbe potuto esserci stata l’azione degli Emirati Arabi Uniti (UAE), che sono un importante partner economico sia per l’India, sia per il Pakistan.

Successivamente, il 23 marzo scorso, Nuova Delhi e Islamabad avevano poi deciso di riprendere i dialoghi bilaterali nel quadro della Commissione permanente dell’Indo, per discutere dei diritti di sfruttamento delle acque di tale fiume, dopo uno stallo di tre anni. 

Le relazioni tra le parti hanno assistito ad una fase di deterioramento a partire dal 14 febbraio 2019, quando un attentato suicida rivendicato dall’organizzazione terroristica nota come Jaish-e-Muhammad (JeM) nella zona indiana del Kashmir aveva causato la morte di 44 persone, tra membri del personale di sicurezza indiano e civili. Il successivo 26 febbraio, Nuova Delhi aveva quindi avviato un’operazione aerea nel territorio pakistano ma, il giorno dopo, Islamabad aveva abbattuto 2 jet indiani, catturando un pilota. Tale momento di accresciute tensioni era stato smorzato dalla riconsegna del pilota ma le relazioni bilaterali indo-pakistane sono rimaste tese.

Il nodo centrale delle tensioni tra India e Pakistan riguarda il Kashmir che è situato tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. La parte centro-meridionale della zona, il Jammu e Kashmir, è amministrato dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, a Nord-Ovest, sono sotto la giurisdizione del Pakistan e l’area a Nord-Est, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è riconosciuta dagli attori coinvolti tant’è vero che Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra.

India e Pakistan hanno combattuto tre conflitti maggiori e altri minori dal 1947, anno in cui entrambi hanno ottenuto l’indipendenza dal dominio coloniale inglese. Due tra le tre guerre di maggiore portata avevano riguardato proprio la regione del Kashmir. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu aveva quindi istituito la LoC, dove è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che le parti, però, violano spesso e che il 25 febbraio scorso si sono nuovamente impegnate a rispettare. Al contempo, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare tali militanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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