Grecia e Turchia si scontrano durante una conferenza stampa congiunta

Pubblicato il 16 aprile 2021 alle 12:00 in Grecia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, il 15 aprile, si è recato in visita ad Ankara per incontrare il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu. Al termine dei colloqui, i due ministri hanno tenuto una conferenza stampa congiunta, in cui, però, si sono scambiati accuse reciproche.

Il meeting del 15 aprile si inserisce nel quadro dei colloqui volti a trovare strategie per affrontare la controversia riguardante i confini marittimi e le esplorazioni energetiche nel Mediterraneo orientale, oltre che le tensioni su Cipro. Si tratta di questioni che, nel corso del 2020, hanno rischiato di provocare uno scontro militare tra i due membri della NATO. Sebbene i colloqui del 15 aprile abbiano avuto inizio con toni pacati e dichiarazioni che hanno messo in luce la progressiva riconciliazione tra Ankara e Atene, la conferenza stampa tenuta a margine del bilaterale non ha nascosto i perduranti dissidi.

Da un lato, Dendias ha riferito che, nonostante l’appoggio di Atene all’ingresso di Ankara nell’Unione Europea, qualsiasi eventuale violazione da parte della Turchia sarà oggetto di sanzioni. Inoltre, è stato il ministro greco a puntare l’attenzione su una serie di lamentele di lunga data, dalle esplorazioni di gas naturale nel bacino del Mediterraneo orientale, al trattamento della minoranza greco-ortodossa e alla disputa in materia di migrazione, oltre ad accusare la Turchia di aver violato le norme internazionali nel Mediterraneo. “La posizione della Grecia è chiara”, ha affermato Dendias rivolgendosi a Cavusoglu durante un momento particolarmente acceso della conferenza stampa durata 35 minuti.

Il ministro greco, allo stesso tempo, ha definito il dialogo con l’omologo turco “diretto” e “costruttivo” e ha sottolineato come spesso siano i messaggi inviati tramite i media ad accendere le tensioni. Motivo per cui, il dialogo diretto è “più vantaggioso” per favorire le relazioni bilaterali ed è la strada su cui Turchia e Grecia intendono proseguire. Inoltre, ha riferito Dendias, i precedenti incontri esplorativi sono stati anch’essi costruttivi e hanno gettato le basi per il meeting del 15 aprile.

Dall’altro lato, il ministro turco ha respinto le accuse rivoltegli da Atene in materia di violazione della sovranità greca, affermando: “Se accusi pesantemente il mio Paese davanti alla stampa, devo essere in grado di rispondere”, aggiungendo che le tensioni potrebbero eventualmente continuare, se Atene lo desidera. “Dialogheremo o litigheremo secondo il tuo desiderio”, ha affermato il ministro turco, il quale ha dichiarato che il proprio Paese non ha mai sfruttato la questione dell’immigrazione per porsi contro la Grecia o l’Unione Europea e che la Turchia dispone delle capacità necessarie a tutelare i suoi diritti nel Mediterraneo orientale.

È stato lo stesso Cavusoglu ad affermare che le controversie con la Grecia possono essere risolte attraverso un dialogo costruttivo e che è anche nel suo interesse far sì che le minoranze di entrambi i Paesi vivano in pace, così che impattino positivamente sulle loro relazioni. Ad ogni modo, per la Turchia la retorica provocatoria e i “faits accomplis” dovrebbero essere evitati. In tale quadro, è stato rivelato che Ankara e Atene si incontreranno prossimamente a Cipro, nel quadro del Gruppo 5+1.

Turchia e Grecia hanno opinioni contrastanti per quanto riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Atene ha più volte condannato le attività di esplorazione turche, definendole illegali, nonché una minaccia alla sicurezza e alla pace della regione. Parallelamente, la Grecia ha più volte considerato l’atteggiamento della controparte “provocatorio”, mentre Ankara è stata esortata anche dall’Unione Europea ad astenersi dal prendere decisioni unilaterali nel Mediterraneo orientale e dall’agire “come una potenza che cerca a tutti i costi di destabilizzare la regione”.

La Turchia ha giustificato le proprie mosse sostenendo di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque, vista l’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è stata una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. Un parziale disgelo delle tensioni si è verificato a metà settembre 2020, quando la Marina turca ha ritirato la Oruc Reis dal Mediterraneo per “consentire l’inizio della diplomazia” prima di un vertice europeo in cui Cipro chiedeva sanzioni contro la Turchia. Poi, Ankara e Atene hanno intrapreso, il 16 marzo, un secondo ciclo di colloqui esplorativi, i quali, sebbene informali e non vincolanti, mirano a gettare le basi per futuri negoziati formali. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.