Violente proteste anti-francesi in Pakistan

Pubblicato il 15 aprile 2021 alle 21:01 in Francia Pakistan

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Il 15 aprile, la Francia ha esortato tutti i suoi cittadini in Pakistan a lasciare temporaneamente il Paese, a causa delle proteste anti-francesi, la cui violenza è esplosa a seguito dell’arresto di un politico conservatore. 

L’ambasciata francese in Pakistan ha avvertito di “gravi minacce agli interessi francesi”, sottolineando che le proteste sono in aumento a livello nazionale. Due agenti di polizia sono morti nei nuovi scontri con i manifestanti, che si sono intensificati a partire da lunedì 12 aprile.

Le proteste erano iniziate dopo che la Francia aveva difeso il diritto di mostrare le vignette del profeta Maometto, a ottobre del 2020. Il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva affermato che avrebbe difeso la libertà di espressione dopo che, il 16 ottobre 2020, un insegnante francese, Samuel Paty, era stato decapitato in pieno giorno davanti a una scuola in un comune francese a Nord della capitale per aver mostrato ai suoi studenti le vignette in questione durante un corso sulla libertà di espressione. Poco prima, il 25 settembre, un uomo, un 18enne di origine pakistana, arrivato in Francia tre anni prima, aveva accoltellato 2 persone fuori dagli ex uffici della rivista satirica Charlie Hebdo, che aveva già subito un attentato il 7 gennaio 2015 per la pubblicazione delle caricature di Maometto.

Le proteste anti-francesi in Pakistan sono esplose a partire dal 12 aprile, dopo che il governo pakistano ha arrestato Saad Hussain Rizvi, leader del partito politico conservatore Tehreek-e-Labaik Pakistan (TLP), che aveva chiesto l’espulsione dell’ambasciatore francese. L’arresto e il tentativo di bandire il partito in questione hanno portato migliaia di persone in piazza in Pakistan per protestare. La polizia ha sparato proiettili di gomma, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua sulla folla per cercare di contenere la massa. 

Il TLP, anche in passato, aveva organizzato grandi manifestazioni contro la blasfemia. Secondo la legge pakistana, coloro che sono stati ritenuti colpevoli di aver insultato il profeta Maometto possono essere condannati a morte. Intervenendo il 13 aprile in una conferenza stampa, il ministro dell’Interno pakistano, Sheikh Rashid Ahmed, ha dichiarato che la nazione è “favorevole alla protezione dell’onore del Profeta” ma che le richieste del TLP “avrebbero dipinto il Pakistan come una nazione radicale in tutto il mondo”.

A proposito della situazione in Pakistan, il 27 febbraio, l’agenzia di stampa Associated Press (AP) ha riferito di un aumento degli attacchi di gruppi militanti islamisti in Pakistan, collegandolo alla crescita del fermento religioso e di una diffusa intolleranza integralista. Secondo Mohammad Amir Rana, direttore esecutivo del Pakistan Institute for Peace Studies, le autorità pakistane stanno promuovendo un rafforzamento della fede religiosa tra la popolazione, al fine di unire il Paese. Secondo lo studioso, invece, il risultato è l’opposto, considerato il fatto che sono esponenzialmente cresciuti gli attacchi e le violenze contro obiettivi percepiti come “progressisti”.

Un esempio è quello dell’assassinio di 4 donne, istruttori in scuole professionali per l’emancipazione femminile, uccise il 22 febbraio con una serie di colpi di arma da fuoco, mentre si spostavano insieme nella regione tribale del Waziristan settentrionale, al confine con l’Afghanistan. Un altro caso è rappresentato dalle minacce di morte su Twitter contro il premio Nobel, Malala Yousafzai, paladina dell’educazione femminile, sopravvissuta ad un tentato omicidio da parte dei talebani pakistani. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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