USA: si prosegue con la vendita di F-35 agli Emirati

Pubblicato il 15 aprile 2021 alle 17:10 in Emirati Arabi Uniti USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno riferito che la vendita di caccia stealth F-35 agli Emirati Arabi Uniti (UAE) continuerà. L’operazione, confermata il 10 novembre 2020 dall’ex segretario di Stato, Mike Pompeo, era stata sospesa con la nuova amministrazione statunitense.

Come precisato dal quotidiano al-Arab, la vendita di F-35, in realtà, fa parte di un pacchetto più ampio, del valore di circa 23 miliardi di dollari, che include più di 50 jet prodotti dalla Lockheed Martin ad un costo stimato di 10.4 miliardi di dollari, oltre a droni MQ-9B Reaper e munizioni aria-aria e aria-superficie. Già a novembre 2020, il Dipartimento di Stato USA aveva inviato un avviso formale al Congresso sulla vendita dei caccia stealth, a lungo richiesti dall’alleato arabo del Golfo. Poi, l’accordo era stato concluso a poche ora dalla fine del mandato dell’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 20 gennaio 2021, ma solo fino al 14 aprile, data in cui un portavoce del Dipartimento di Stato ha riferito che l’amministrazione del nuovo presidente, Joe Biden, intende procedere con la vendita dei suddetti armamenti ad Abu Dhabi. Se l’accordo verrà effettivamente finalizzato, gli F-35 potrebbero giungere nel Paese del Golfo a partire dal 2025.

Tuttavia, non sono mancati segnali di incertezza e preoccupazione all’interno del Congresso statunitense, sebbene sia stato precisato che l’accordo con gli UAE è ancora in fase di valutazione, mentre continuano le consultazioni con funzionari emiratini per comprendere l’impiego delle armi vendute da Washington. In particolare, il portavoce ha parlato di un dialogo “forte e sostenibile”, volto a garantire un partenariato a lungo termine e a far sì che i beneficiari di servizi ed equipaggiamenti statunitensi rispettino i diritti umani e le leggi del conflitto armato. Alla base delle preoccupazioni vi è il coinvolgimento degli Emirati nel perdurante conflitto in Yemen, dove il Paese partecipa nella coalizione internazionale a guida saudita. Parallelamente, alcuni temono che la vendita di armamenti agli UAE possa violare le garanzie statunitensi verso Israele circa il “vantaggio militare” di quest’ultimo. Ad ogni modo, da parte israeliana, non sono stati mostrati segnali di opposizione.

Gli F-35 statunitensi sono considerati tra gli aerei da combattimento più potenti al mondo. Questi sono stati venduti a diversi Paesi, tra cui Turchia, Corea del Sud, Giappone e Israele. Uno degli ultimi acquirenti è stata la Polonia, che ne ha ordinati 32, i quali, però, non arriveranno nel Paese europeo prima del 2024. Questo perché vendere F-35 richiede un processo di negoziazione lungo e qualsiasi accordo prevede anche l’approvazione del Congresso statunitense. Parallelamente, fornire ad un Paese arabo velivoli simili richiede una procedura di valutazione ancora maggiore, vista la politica statunitense messa in atto da decenni secondo cui è Israele a detenere un “vantaggio militare qualitativo” in Medio Oriente.

Tel Aviv è l’unico al momento a possedere gli F-35 nella regione mediorientale. Washington prevede che questo tipo di velivolo diventerà negli anni a venire la principale piattaforma di aerei da combattimento degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La sua tecnologia invisibile è altamente sensibile e potrebbe essere compromessa se cadesse nelle mani degli avversari statunitensi. Ankara è stata espulsa dal programma F-35 nel 2020, dopo aver acquistato il sistema di difesa missilistico S-400 della Russia, testato a inizio ottobre, nonostante i continui avvertimenti di Washington. Atene, invece,  acquisterà 6 F-35 nel 2022, insieme ad altri 6 jet da combattimento Rafale, di fabbricazione francese. 

Prima degli accordi di normalizzazione tra Israele e UAE, siglati il 15 settembre 2020, la vendita di F-35 non sarebbe mai stata accettata dal governo israeliano. Questo perché, al fine di preservare il “vantaggio militare qualitativo” di Israele, gli Stati Uniti si consultano regolarmente con Tel Aviv sulla proposta di vendita di armi avanzate ad altri Paesi della regione mediorientale. Un disegno di legge approvato nel 2008 stabilisce che la vendita di armi statunitensi a qualsiasi Stato del Medio Oriente diverso da Israele debba garantire che non abbia effetti negativi sul vantaggio militare di Tel Aviv. Tuttavia, era stato lo stesso Pompeo a dichiarare: “Lo storico accordo degli Emirati Arabi Uniti per normalizzare le relazioni con Israele offre un’opportunità unica per trasformare positivamente il panorama strategico della regione. I nostri avversari, specialmente quelli in Iran, lo sanno e non si fermeranno davanti a nulla pur di interrompere questo successo condiviso”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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