Libano e USA discutono di crisi politica e della disputa con Israele

Pubblicato il 15 aprile 2021 alle 14:41 in Libano USA e Canada

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Il sottosegretario di Stato degli USA per gli affari politici, David Hale, si è recato in Libano, il 14 aprile, per tenere incontri con alti rappresentanti del Paese mediorientale. Oltre a esortare le autorità di Beirut a porre fine alla situazione di stallo politico, Hale ha espresso la disponibilità di Washington a mediare tra il Libano e Israele per la questione riguardante la demarcazione dei confini marittimi.

La visita di Hale giunge in un momento in cui il Libano continua a far fronte a una grave crisi economica e finanziaria, ritenuta essere la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990, oltre a una instabilità politica che ha avuto inizio con la mobilitazione popolare di ottobre 2019. Ad aver peggiorato la situazione, nel corso dell’ultimo anno, vi sono state la pandemia di Covid-19 e l’esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020. Di fronte a tale scenario, Hale, oltre a mettere in luce le perduranti sofferenze della popolazione libanese e le loro richieste, ha esortato i leader libanesi a mostrare una maggiore flessibilità per far sì che possa essere formato un nuovo governo in grado di porre fine alla situazione di “collasso” attuale. “Ora è tempo di formare un governo, non di bloccarlo”, sono state le parole del sottosegretario di Stato, alla luce di negoziati politici che, da mesi, risultano essere inconcludenti. Washington, accanto alla comunità internazionale, è disposta a fornire il proprio sostegno ma, a detta di Hale, ciò non potrà avvenire senza un “partner libanese”.

Il sottosegretario di Stato ha riferito di essersi recato in Libano su richiesta del segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, al fine di sottolineare il continuo sostegno della nuova amministrazione statunitense verso il popolo libanese e il desiderio di Washington di portare stabilità e prosperità nel Paese. Un’altra questione su cui gli Stati Uniti si sono detti disposti a intervenire è quella relativa alla demarcazione dei confini marittimi tra Libano e Israele, in cui hanno già svolto il ruolo di mediatori nel corso dei negoziati svoltisi nel 2020. A tal proposito, Hale ha affermato che tali colloqui potrebbero portare a benefici economici significativi per il Libano, soprattutto se si considera la difficile situazione economica che Beirut sta affrontando. Da parte sua, il capo di Stato libanese, Michel Aoun, ha chiesto l’intervento di esperti internazionali, il cui compito sarebbe delimitare i confini in linea con le norme del Diritto internazionale, così da consentire agli USA di continuare a mediare con onestà e giustizia.

La disputa tra Libano e Israele riguarda 860 km2 di territorio marittimo ricco di idrocarburi, situato a Sud del Libano, che si estende lungo il confine di tre blocchi energetici del Libano meridionale, nel bacino del Mediterraneo. Sia Israele sia il Libano sostengono che tale area rientri nella propria Zona Economica Esclusiva (ZEE). Qui, negli ultimi anni, sono stati ritrovati almeno due giacimenti di gas naturale, elemento che ha alimentato ulteriormente le tensioni. Risale al 14 ottobre 2020 un primo breve round di colloqui tra una delegazione libanese ed un’altra proveniente da Israele, volti a porre fine alla disputa. Dopo il rinvio a tempo indeterminato del meeting del 2 dicembre, il quinto, i colloqui si sono interrotti e la disputa risulta essere ancora irrisolta.

A tal proposito, il ministro dei Lavori pubblici del governo libanese uscente, Michel Najjar, ha dichiarato, il 12 aprile, di aver firmato un emendamento al decreto n. 6433, con cui Beirut ha chiesto di includere nei propri territori ulteriori 1430 km2, il che rende la dimensione dell’area contesa pari a 2.290 km2. Tuttavia, l’emendamento non è stato ancora firmato dal capo di Stato libanese, Aoun.

Circa la disputa Libano-Israele, Washington ha svolto un ruolo di mediazione sin dal 2011 e, grazie alla “diplomazia della spola” messa in atto dall’allora assistente segretario di Stato degli Stati Uniti per gli Affari del Vicino Oriente, David Satterfield, sono stati fatti passi in avanti. Nel 2012, un diplomatico statunitense, Frederic Hof, aveva avanzato una proposta su una possibile linea di demarcazione di confine, secondo la quale il Libano avrebbe ottenuto circa due terzi e Israele un terzo del territorio marittimo conteso. Inizialmente, da parte libanese erano stati evidenziati elementi positivi circa l’aiuto fornito dal delegato americano, considerato una necessità economica e finanziaria sia per Israele sia per il Libano. Al terzo viaggio di Satterfield, Beirut aveva però espresso riserve a riguardo, sottolineando in particolare l’assenza di un legame tra le negoziazioni e qualsiasi altro dossier aperto, come ad esempio la fornitura di armi ad Hezbollah.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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