La posizione di Malesia e Indonesia in Medio Oriente

Pubblicato il 15 aprile 2021 alle 7:00 in Indonesia Malesia

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La Malesia e l’Indonesia hanno adottato scelte a “copertura del rischio” nelle loro azioni relative al Medio Oriente sostenendo e opponendosi a vari attori regionali e non, quali Arabia Saudita, Iran, e USA, anche allo stesso tempo, in base a fattori interni ed esterni, secondo un’analisi proposta da The Diplomat, il 13 aprile.

Sia la Malesia, sia l’Indonesia, hanno stretti legami con vari Paesi del Medio Oriente, come dimostrato dalla visita del vice ministro degli Esteri indonesiano, Datuk Kamarudin, in Turchia, Qatar e Iran dal 6 all’11 marzo scorso, e dall’annuncio di 10 miliardi di investimenti degli Emirati Arabi Uniti (UAE) nel fondo sovrano indonesiano, il 22 marzo scorso. Nonostante siano geograficamente distanti dalla regione mediorientale, le tensioni e gli sviluppi nell’area hanno spesso avuto un forte impatto sulle politiche, le società e le economie dei due Paesi del Sud-Est Asia, entrambi a maggioranza musulmana.

Secondo The Diplomat, in quanto medie potenze, le due Nazioni del Sud-Est Asia avrebbero meno spazio d’azione nella regione mediorientale rispetto a Paesi più grandi e potenti come gli USA e dovrebbero bilanciare le proprie posizioni rispetto ai vari attori locali quando necessario.

L’Arabia Saudita e gli UAE sono i principali partner commerciali mediorientali dell’Indonesia e della Malesia, nonché i loro principali investitori esteri provenienti dalla regione. Dal punto di vista religioso, poi, l’Arabia Saudita è una destinazione di primaria importanza per gli studiosi dell’Islam malesi e indonesiani e Riad ha fatto numerose donazioni in ambito religioso a istituzioni, progetti e attività in entrambi i Paesi asiatici. Anche a livello di politica interna, ad esempio, l’Arabia Saudita è stata coinvolta nel caso di corruzione legato alla gestione della compagnia statale malese 1Malaysia Development Berhad (1MDB). L’ex primo ministro della Malesia, Najib Razak, che è stato giudicato colpevole del furto di 700 miliardi di dollari sottratti a 1MDB e condannato a 12 anni di reclusione, lo scorso 28 luglio, ha dichiarato che i fondi fossero una donazione della famiglia reale saudita per sostenere la sua campagna elettorale. 

Alla luce dell’influenza di Riad sia in Indonesia, sia in Malesia, entrambi i Paesi hanno subito pressioni per allinearsi alle posizioni adottate negli ultimi anni dall’Arabia Saudita. Ad esempio, Jakarta e Kuala Lumpur hanno appoggiato la campagna militare saudita in Yemen, iniziata il 26 marzo 2015, il blocco imposto da Riad ai danni del Qatar dal 2017 al 2021 e l’opposizione di Riad al Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), o accordo sul nucleare iraniano, del 14 luglio 2015. Tuttavia, nei riguardi di Qatar e Iran, la Malesia e l’Indonesia hanno cercato di resistere alle richieste saudite ma, dall’abbandono statunitense del JCPOA l’8 maggio 2018 e dall’imposizione di sanzioni da parte di Washington, i loro affari in Iran sono stati necessariamente interrotti o ridotti, nonostante avessero finora resistito alle pressioni saudite. Ad esempio, l’azienda petrolifera indonesiana Pertamina ha ritirato gli investimenti nel Paese nel 2018 e, nello stesso anno, le banche malesi hanno iniziato a chiudere conti bancari iraniani.

Rispetto alla questione del conflitto siriano, iniziato il 15 marzo 2011, invece, le risposte di Indonesia e Malesia sono state indirizzate soprattutto a limitare le ripercussioni che questo avrebbe potuto avere a livello interno per entrambi i Paesi. Jakarta e Kuala Lumpur si sono concentrate nella limitazione della diffusione dell’estremismo islamico e degli appelli di gruppi jihadisti, quali quelli dell’ISIS dopo il 2014, per attrarre combattenti stranieri in Siria o per incoraggiarli ad agire nei propri Paesi. La Malesia ha adottato un approccio definito dall’alto verso il basso con l’Atto per la prevenzione del terrorismo del 2015, una legge che consentiva l’incarcerazione fino a due anni di sospetti terroristi. In Indonesia, invece, la risposta è stata articolata a più livelli coinvolgendo anche le autorità locali e i due principali movimenti sociali musulmani del Paese, Nahdlatul Ulama e Muhammadiyah. In ogni caso, né la Malesia, né l’Indonesia hanno potuto influenzare in alcun modo l’andamento degli eventi in Siria dove erano già presenti grandi potenze quali USA e Russia.

Nonostante l’approccio a “copertura del rischio” di Indonesia e Malesia in Medio Oriente sia stato praticato anche da molte altre medie potenze, secondo The Diplomat, questo potrebbe risultare problematico nel verificarsi di due scenari. Il primo, nel caso in cui le dispute regionali iniziassero ad appianarsi e il secondo nel caso in cui, invece, si creasse una bipolarizzazione dell’influenza tra grandi potenze quali gli USA e la Cina. In entrambi i casi, il fatto che le questioni regionali mediorientali si possano fondere con questioni interne potrebbe determinare rischi per la Malesia e per l’Indonesia non potrebbero più agire “a copertura del rischio”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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