La Cina deve “liberalizzare e incoraggiare le nascite”

Pubblicato il 15 aprile 2021 alle 17:26 in Asia Cina

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Uno studio realizzato da funzionari della banca centrale della Cina, ovvero la Banca del Popolo, ha affermato, il 14 aprile, che la Cina debba liberalizzare e incoraggiare le nascite.

Tramite il suo account WeChat, la Banca del Popolo ha divulgato un “articolo di lavoro” intitolato “Consapevolezza e contromisure sull’evoluzione della popolazione della Cina”. Quest’ultimo ha affermato che il proprio Paese debba riconoscere che la situazione demografica cinese si sia invertita e, dopo la sua trasformazione, la velocità del declino demografico sarà “oltre ogni immaginazione”. Secondo quanto affermato, l’istruzione e il progresso scientifico e tecnologico potranno difficilmente sopperire a tale scenario. 

In base a quanto affermato nel documento, la Cina dovrà quindi liberalizzare e incoraggiare le nascite. Da un lato, dovrà liberalizzare le nascite da tre figli in su, approfittando del desiderio della popolazione. Dall’altra dovrà incoraggiarle, creando un ambiente favorevole e risolvendo le difficoltà affrontate dalle donne durante la gravidanza, il parto, l’accesso agli asili nido e alle scuole. Il documento ha affermato che la Cina dovrebbe cogliere il momento in cui le politiche sulle nascite hanno ancora limiti rigidi per alcuni cittadini e abbandonarli, liberalizzando le nascite a 360 gradi. Nel caso in cui vi fosse esitazione, la Cina potrebbe perdere una “preziosa” finestra temporale per rispondere alla transizione demografica, ripetendo gli errori già commessi da altri Paesi sviluppati.

Il documento ha riportato dati delle Nazioni Unite in base ai quali, nel 2030, la popolazione cinese raggiungerà l’apice di 1,46 miliardi di persone, dopodiché inizierà a diminuire e, entro il 2050, sarà scesa a 1,4 miliardi di persone. Allo stesso tempo, la proporzione della popolazione anziana continuerà a crescere mentre i bambini e la popolazione in età da lavoro diminuiranno, così che la struttura della popolazione sarà rappresentabile come un triangolo inverso. In particolare, è stato stimato che, nel 2050, la popolazione anziana della Cina rappresenterà il 26,1% del totale, la popolazione in età da lavoro si attesterà al 59,8% e i bambini al 14,1%. Il 22 marzo scorso, anche il ministro per gli Affari Civili del Paese, Li Jiheng, aveva affermato che la Cina fosse il Paese con il maggior numero di popolazione anziana al mondo. Alla fine del 2019, coloro che avevano già superato i 60 anni di età erano stati oltre 254 milioni ed è previsto che entro il 2025 tale dato superi i 300 milioni, per poi arrivare a 400 milioni nel 2033 e raggiungere, infine, un picco di 487 milioni nel 2053.

Secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica della Cina, nel 2020, nel Paese, il tasso di fertilità è sceso a 1,49, andando al disotto del limite di allarme riconosciuto a livello internazionale di 1,5, e il numero di nuovi nati che hanno fatto richiesta per il sistema di residenza Hukou è sceso per il quinto anno consecutivo, attestandosi a 10,035 milioni.

I report di lavoro pubblicati dalla Banca del Popolo sono articoli accademici elaborati da studiosi interni all’istituzione che affrontano argomenti sulle riforme e lo sviluppo economico e finanziario della Cina. Come sottolineato da media cinesi, i risultati di tali ricerche rappresentano il punto di vista accademico di chi li ha elaborati e non della Banca del Popolo, tuttavia, il documento del 14 aprile avrebbe avuto una grade eco dopo la sua pubblicazione su WeChat.

Già lo scorso 22 marzo, la Cina aveva iniziato ad adottare la cosiddetta “Strategia nazionale per rispondere positivamente all’invecchiamento della popolazione”, in linea con quanto previsto nel 14esimo piano quinquennale e nella visione 2035 adottati dal governo centrale. Il problema del basso tasso di fertilità e dell’invecchiamento della popolazione si riversano anche sulla disponibilità della forza lavoro in Cina, tant’è vero che, tra le altre proposte contenute nel 14esimo piano quinquennale e dalla visione 2035 vi è il programma per ritardare l’età di pensionamento della popolazione, attenendosi ad un percorso graduale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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