Gli Stati Uniti impongono sanzioni contro la Russia

Pubblicato il 15 aprile 2021 alle 18:10 in Russia USA e Canada

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Il 15 aprile, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha firmato un ordine esecutivo con il quale ha imposto una vasta gamma di sanzioni contro la Russia, citando le presunte interferenze nelle elezioni statunitensi del 2020, attività di cyber-hacking, l’atteggiamento in Ucraina e altri atti “maligni”. 

Le misure punitive includono l’inserimento nella lista nera di società russe, l’espulsione di diplomatici e una serie di limitazioni per il mercato del debito sovrano di Mosca. Riguardo a quest’ultimo punto, l’ordine esecutivo firmato da Biden autorizza il governo degli Stati Uniti a sanzionare qualsiasi settore dell’economia russa, con la possibilità di limitare la capacità di Mosca di emettere titoli di debito sovrano. Inoltre, la misura vieta agli istituti finanziari statunitensi di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane russe denominate in rubli, a partire dal 14 giugno. Dal 2019 alle banche statunitensi è stato impedito di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane denominate in valuta estera. Il Tesoro degli Stati Uniti ha anche inserito nella lista nera 32 società e individui che, secondo quanto affermato, avevano preso parte ai tentativi diretti dal governo russo di influenzare le elezioni presidenziali statunitensi del 2020 e ad altre attività di interferenza. Di concerto con l’Unione Europea, la Gran Bretagna, l’Australia e il Canada, il Tesoro ha anche sanzionato 8 persone associate alla gestione da parte della Russia della Crimea. 

Mosca ha reagito con rabbia alle sanzioni, affermando che la mossa ha alzato pericolosamente “la temperatura” tra i due Paesi. Lo stesso 15 aprile, la Russia ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti per una “conversazione difficile”. La portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, ha quindi aggiunto che il Paese risponderà alle sanzioni. “Abbiamo ripetutamente messo in guardia gli Stati Uniti sulle conseguenze dei loro passi ostili che aumentano pericolosamente la temperatura tra i nostri due Paesi”, ha riferito la portavoce ai giornalisti. La Zakharova ha poi aggiunto che, sebbene Biden avesse parlato con il presidente Vladimir Putin del suo interesse a normalizzare le relazioni, le azioni della sua amministrazione hanno testimoniato il contrario. Da parte sua, la Russia nega di essersi intromessa nelle elezioni statunitensi e di aver orchestrato un cyber attacco contro la società tecnologica degli USA, la SolarWinds, per penetrare nelle reti governative. Mosca nega anche di aver usato un agente nervino per avvelenare il critico del Cremlino, Alexei Navalny.

Il 13 aprile, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, aveva tenuto colloqui telefonici con il suo omologo statunitense. Quest’ultimo, oltre a proporre i suddetti colloqui, aveva suggerito di organizzare un incontro in futuro. La tensione tra Mosca e Washington sembrava potersi risolvere con il dialogo, quindi, nonostante gli scontri su più fronti. Tuttavia, la mattina del 15 aprile, l’agenzia di stampa Reuters ha riferito la notizia che gli USA avrebbero annunciato nuove sanzioni contro la Russia. In tale contesto, il vicepresidente del Consiglio federale per il bilancio e i mercati finanziari della Federazione Russa, Sergey  Ryabukhin, aveva dichiarato, lo stesso 15 aprile, che Mosca non temeva le nuove sanzioni statunitensi perché aveva stanziato sufficienti riserve finanziarie, sia interne sia esterne, che le avrebbero permesso di fronteggiarle. La Russia aveva già previsto che le nuove misure avrebbero colpito il debito nazionale del Paese, con un forte impatto sulla stabilità economica russa. Tuttavia, a detta di Ryabukhin, le conseguenze non saranno significative grazie alla linea politica adottata dal Cremlino. Il funzionario russo ha spiegato che la Camera dei Conti e il Consiglio della Federazione sono consapevoli che investire i fondi russi in quotazioni azionarie statunitensi comporti un grande rischio. In tale contesto, al fine di evitare serie ripercussioni, sono state adottate misure volte a ridurre al minimo le conseguenze.

È importante sottolineare che, il 16 marzo, l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale (DNI) USA, Avril Haines, aveva emanato la versione declassificata dell’Intelligence Community Assessment in cui la Russia era stata definita come “minaccia straniera” a causa dell’interferenza nelle elezioni federali statunitensi del 2020. Inoltre, Washington ritiene Mosca colpevole anche per l’attacco informatico al software della società USA SolarWinds Corp. La Casa Bianca sostiene che attraverso gli hacker abbiano avuto accesso ai dati di migliaia di aziende e società statunitensi. Tuttavia, Mosca ha sempre negato il suo coinvolgimento. Quanto alla crisi in Ucraina, gli USA hanno più volte ribadito di sostenere la sovranità territoriale del Paese nel Donbass, area in cui recentemente sono incrementate le tensioni tra i separatisti di Donetsk e Lugansk, supportati dai russi, e il governo ucraino. Nell’ultimo periodo, Washington e i Paesi membri dell’Alleanza Atlantica hanno ribadito la loro preoccupazione per i massicci dispiegamenti di truppe russe lungo il confine con l’Ucraina.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, stanno attraversando un periodo difficile a causa dei diversi approcci delle due nazioni su una serie di importanti questioni internazionali, tra cui la situazione in Medio Oriente, in particolare riguardo la Siria, l’Afghanistan, l’Ucraina e il Donbass. Un altro punto di attrito include gli accordi sul nucleare e sul controllo degli armamenti. Nonostante l’amministrazione Biden abbia approvato, il 3 febbraio, il rinnovo del Trattato New START sulla riduzione degli arsenali nucleari, Washington si era ritirata dal Trattato sui Cieli Aperti il 22 novembre 2020, citando presunte violazioni di Mosca. Da parte sua, la Russia ha altresì annunciato, lo scorso 15 gennaio, la volontà di uscire dall’accordo, significativamente compromesso dall’assenza degli USA.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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