Filippine: nuova protesta diplomatica contro la Cina

Pubblicato il 15 aprile 2021 alle 9:32 in Cina Filippine

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Manila ha inviato una seconda protesta diplomatica alla Cina, il 14 aprile, accusando Pechino di pescare illegalmente e di aver ammassato 240 navi nelle acque territoriali filippine, nei pressi della scogliera di Whitsun Reef, nel Mar Cinese Meridionale, in un’area la cui sovranità è contesa tra Manila e Pechino.

Nella stessa giornata, dal suo profilo Twitter, il segretario agli Affari Esteri delle Filippine, Teodoro Locsin, ha affermato che le imbarcazioni cinesi starebbero pescando in un’area che appartiene alle Filippine per legge e in quantità tali da “cancellare la sostenibilità”. Locsin ha anche affermato che la loro presenza preluderebbe ad un’acquisizione che sarebbe però impossibile dal punto di vista legale.

Il gruppo di azione per il Mar Cinese Meridionale del governo di Manila ha quindi specificato che le imbarcazioni in questione sono lunghe circa 60 metri e ogni giorno possono pescare fino a una tonnellata di pesce ognuna. In totale, fino al 10 aprile scorso, le imbarcazioni cinesi presenti nelle acque delle Filippine erano 240, nove tra le quali sarebbero state proprio a Whitsun Reef. Il gruppo ha dichiarato che il continuo afflusso delle imbarcazioni cinesi rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza di navigazione e dell’ambiente marino.

Prima della seconda protesta diplomatica, il Dipartimento degli Affari Esteri delle Filippine aveva richiamato l’ambasciatore cinese a Manila, Huang Xilian, per richiedere il ritiro delle imbarcazioni sia da Whitsun Reef, sia da altre aree marittime di pertinenza filippina, il 12 aprile scorso.

Le ultime tensioni tra la Cina e le Filippine sono nate dopo che il 21 marzo scorso,  Manila aveva inoltrato a Pechino una prima protesta diplomatica per la presenza, a partire dal precedente 7 marzo, di circa 220 imbarcazioni cinesi nei pressi delle scogliere Whitsun Reef, definendo le navi in questione “milizie”. La Cina aveva affermato che queste stessero cercando riparo nell’area, dove avrebbero avuto diritto di trovarsi visto che tale zona rientrerebbe in acque rivendicate da Pechino e, in particolare, nell’arcipelago delle Spratly o Nansha, considerate cinesi. Il loro numero era progressivamente diminuito, ma le imbarcazioni cinesi sarebbero restate in loco per giorni per essere poi raggiunte da altre, spingendo le Filippine a chiedere loro di andarsene, ad inviare aerei da guerra per monitorare le loro operazioni e ad intensificare le pattuglie di quattro navi da guerra dell’Esercito a sostegno della Guardia costiera, già presente in loco. Anche gli USA erano intervenuti sulla vicenda dichiarando il proprio appoggio a Manila e accusando Pechino di utilizzare “milizie militari” per “intimidire, provocare e minacciare altre Nazioni”.

A livello internazionale, le tensioni tra Manila e Pechino nel Mar Cinese Meridionale erano state oggetto di una sentenza della Corte di giustizia internazionale, il 12 luglio 2016, emessa a conclusione di un processo iniziato nel 2013. In quell’anno, Manila aveva denunciato Pechino per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi. In particolare, nel 2012, la Cina aveva sottratto il controllo sulle scogliere Scarborough alle Filippine dopo un periodo di stallo tra le parti, militarizzandole e depositandovi anche alcuni missili. Sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Corte Internazionale di Giustizia aveva invalidato le rivendicazioni cinesi, basate sulla cosiddetta Linea dei nove tratti, e si era espressa in favore delle Filippine, sostenendo che Pechino avesse violato la loro sovranità. La Cina si era rifiutata di partecipare al processo e non ha mai preso in considerazione e rispettato il suo esito.

Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici, nello specifico da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi coinvolti nelle dispute. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti. In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.