Egitto e Turchia continuano a riavvicinarsi

Pubblicato il 15 aprile 2021 alle 16:21 in Egitto Turchia

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Dopo aver annunciato l’inizio di “una nuova era” nelle relazioni Turchia-Egitto, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha annunciato che una delegazione del suo Paese si recherà nel Paese Nord-africano. Tra le questioni da discutere vi sarà la nomina degli ambasciatori.

L’annuncio di Cavusoglu è giunto il 15 aprile, a circa un mese di distanza dalla dichiarazione, del 12 marzo, relativa alla ripresa dei contatti a livello diplomatico tra Ankara e Il Cairo. Ora, il ministro turco ha affermato che una delegazione si recherà nella prima settimana di maggio  nel Paese Nord-africano per prendere in esame la “normalizzazione” delle relazioni tra Egitto e Turchia, a seguito del progressivo riavvicinamento delle ultime settimane. Già il giorno precedente, il 14 aprile, nel corso di un’intervista con l’emittente NTV, Cavusoglu aveva fatto accenno a un incontro tra i vice-ministri degli Esteri e i funzionari diplomatici dei due Paesi, senza, tuttavia, fornire date o informazioni specifiche. Il bilaterale con l’omologo egiziano, Sameh Shoukry, avverrà, invece, in un secondo momento.

Stando a quanto specificato dal ministro turco, Ankara e Il Cairo, dopo aver aperto canali di comunicazione tra i servizi segreti dei propri Paesi, hanno deciso di continuare allacciando contatti anche tra i Ministeri degli Esteri. “Le condizioni tra noi sono mature e i negoziati possono continuare”, sono state le parole del ministro turco. L’Egitto, a detta di Cavusoglu, rappresenta un Paese rilevante per il mondo islamico, l’Africa e la Palestina e la sua stabilità e prosperità sono fondamentali per tutti.

In tale quadro, il ministro egiziano dell’Informazione, Osama Heikal, ha elogiato la recente mossa e l’approccio adottato da Ankara e Il Cairo, definendo il tutto una “buona iniziativa”, volta a creare un’atmosfera positiva in grado di risolvere quelle questioni che, negli ultimi anni, hanno provocato dissidi tra i due Paesi. Inoltre, sono stati accolti con favore i passi compiuti dal governo turco nei confronti di quello egiziano. Al momento, è stato notato un primo cambiamento a livello mediatico, che ha interessato canali egiziani con sede in Turchia. A tal proposito, un politico egiziano, Ayman Nur, altresì presidente del consiglio di amministrazione di Al-Sharq Channel e leader del partito Ghad Al-Thawra, ha affermato che i rappresentanti dell’opposizione egiziana hanno visto nei funzionari turchi l’intenzione di modificare la retorica adottata dai media egiziani di opposizione, chiedendo loro di “attenuare” le critiche contro il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. In tale quadro si colloca la scelta di un giornalista egiziano, Moataz Matar, noto per le sue critiche esplicite al Cairo, di voler andare “in congedo a tempo illimitato”.

Parallelamente, fonti, definite “private”, hanno rivelato al quotidiano al-Arabiya che Il Cairo si è detta disposta a consegnare ad Ankara personalità richieste dalla Turchia, in un momento in cui l’Egitto ha riferito di stare ancora monitorando l’attuazione delle condizioni da esso imposte e degli impegni presi per ristabilire le relazioni con la Turchia. Per Il Cairo, hanno specificato le fonti, dimostrare semplicemente buona volontà non è sufficiente, ma è necessario che la Turchia concretizzi le “raccomandazioni egiziane”. Nel frattempo, le medesime fonti hanno rivelato che alcuni imprenditori e leader della Fratellanza Musulmana hanno deciso di partire per Londra e gli Stati Uniti, altri hanno affermato che si sarebbero astenuti dal lavoro politico, mentre due uomini d’affari turchi si sono ritirati completamente dalle operazioni di finanziamento per i Fratelli Musulmani, sulla base delle istruzioni delle forze di sicurezza turche.

Turchia ed Egitto avevano interrotto i contatti nel 2013, con la destituzione dell’allora presidente egiziano, Mohammed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana, il quale venne sostituito da al-Sisi. Per Ankara, un presidente democraticamente eletto non poteva essere deposto da un colpo di stato militare e, sin dalla salita di al-Sisi al potere, ha rivolto critiche contro il presidente egiziano e i suoi sostenitori, tra cui anche alcuni Paesi occidentali e rivali del Golfo. Da parte sua, il governo egiziano ha più volte esortato la Turchia a non intervenire negli affari interni del Paese Nord-africano. È stata proprio tale controversia ad aver ostacolato l’asse Ankara-Il Cairo, sebbene, come spiegato dallo stesso Cavusoglu, i due Paesi non abbiano mai del tutto messo fine alla loro relazione. In particolare, il ministro ha riferito di aver incontrato “occasionalmente” il suo omologo egiziano, Shoukry, in diversi incontri a livello internazionale. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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