Yemen: gli Houthi esortati a “sfruttare il momento”

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 11:07 in Medio Oriente Yemen

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L’inviato speciale degli Stati Uniti in Yemen, Timothy Lenderking, ha esortato le milizie di ribelli sciiti Houthi a “sfruttare il momento” attuale per impegnarsi in una soluzione “negoziata”. Nel frattempo, le forze yemenite hanno riferito di aver respinto un attacco dei ribelli a Ma’rib, un governato testimone di una violenta offensiva dal 7 febbraio scorso.

Le parole di Lenderking sono giunte il 13 aprile, in concomitanza con l’inizio del suo tour nel Golfo, il quarto dal 4 febbraio 2021, data di inizio del suo mandato. Di fronte a uno scenario caratterizzato da perduranti tensioni, l’inviato statunitense ha rivolto un appello alle parti coinvolte nel conflitto yemenita, esortandole a collaborare per trovare una soluzione politica, in un momento in cui la popolazione continua a “soffrire terribilmente”. Obiettivo di Lenderking, il quale lavora congiuntamente all’inviato dell’Onu, Martin Griffiths, è mobilitare sforzi a livello internazionale, volti sia a promuovere un accordo di pace sia a far fronte alla crisi umanitaria in Yemen. Il precedente tour, durato 17 giorni, si è concluso il 31 marzo e ha visto l’inviato impegnato in “proficui incontri” con alti funzionari in Arabia Saudita e nel Sultanato dell’Oman. Circa la nuova visita nel Golfo, non è stato chiarito se l’inviato statunitense incontrerà o meno i ribelli Houthi. Ad ogni modo, Lenderking ha più volte evidenziato la necessità di giungere a un cessate il fuoco globale in Yemen, a colloqui politici e a un accordo di pace a lungo termine.

Nel frattempo, sui fronti yemeniti le tensioni continuano. Il 13 aprile, l’esercito filogovernativo, legato al presidente yemenita legittimo, Rabbo Mansour Hadi, ha riferito di aver sventato attacchi degli Houthi sia nel Nord-Ovest di Ma’rib, regione situata a circa 120 km da Sana’a, sia presso al-Jawf, nel Nord dello Yemen. Un altro violento attacco ha poi riguardato la regione Nord-occidentale di Saada, posta in gran parte sotto il controllo dei ribelli. Le milizie, è stato specificato da fonti militari dell’esercito, sono state costrette a fuggire, dopo aver subito perdite sia materiali sia in termini di vite umane. L’esercito yemenita, dal canto suo, si è detto determinato a sconfiggere il gruppo sciita e a ripristinare lo Stato yemenita a qualsiasi costo. Motivo per cui, i gruppi armati e le tribù locali sono stati invitati a sostenere le truppe yemenite, mentre la coalizione internazionale a guida saudita è stata elogiata per gli sforzi profusi a sostegno dell’esercito filogovernativo.

Anche il governo legittimo yemenita ha rivolto parole di ringraziamento per l’Arabia Saudita, con la quale, il 13 aprile, è stato siglato un accordo per la fornitura di 260.850 tonnellate di derivati di petrolio, volte a garantire il funzionamento di oltre 80 centrali elettriche in Yemen, per un valore di 422 milioni di dollari. A ragione di ciò, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha messo in luce l’importanza del contributo saudita per le casse dello Stato, e, in particolare, per il settore energetico. Ciò, è stato evidenziato, mira a rafforzare l’intera economia, oltre a prevenire il crollo della moneta nazionale a e migliorare le condizioni di vita della popolazione. Pertanto, a detta del ministro, Riad continua a mostrare un ruolo “costruttivo” in Yemen, con l’obiettivo di sostenere sicurezza e stabilità e far sì che il governo legittimo riesca ad adempiere ai propri doveri.

Riad è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione internazionale volta a sostenere le forze filogovernative. Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. Tuttavia, è stata proprio Riad a proporre, il 22 marzo scorso, un’iniziativa di pace che prevede un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le parti belligeranti. Gli Houthi hanno espresso riserve a riguardo, evidenziando come le diverse proposte, degli ultimi sei anni, non abbiano mai portato a nulla di nuovo. Inoltre, il gruppo ribelle si è detto disposto a sedersi al tavolo dei negoziati solo se verrà revocato l’assedio in Yemen e il blocco marittimo e aereo a Sana’a e Hodeidah.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Secondo lo Yemen Data Project, un progetto di raccolta dati indipendente che monitora l’andamento della guerra in Yemen, dal 25 marzo 2015, la coalizione ha effettuato almeno 22.766 raid aerei in Yemen, con una media di circa 10 attacchi al giorno. Il governatorato maggiormente colpito è stato quello di Saada, obiettivo di quasi il 23% dei raid. Qui è stato altresì registrato il più alto numero di vittime civili, pari a 3499. Al secondo posto vi è Taiz, oggetto di 2661 raid aerei, mentre la capitale Sana’a è stata colpita da 2570 attacchi, che hanno causato la morte di 2939 civili. In media, 1.459 civili sono stati uccisi ogni anno dal 2015. Tra le vittime, vi sono stati 2.336 bambini. In totale, lo Yemen Data Project stima che siano stati 8.759 i civili morti a seguito degli attacchi aerei degli ultimi sei anni.   

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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