Il Venezuela invierà membri della milizia nazionale nella zona di confine con la Colombia

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 20:10 in America Latina Venezuela

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Fonti militari a Caracas hanno annunciato, martedì 13 aprile, che un migliaio di combattenti della Milizia Nazionale del Venezuela, una delle 5 unità delle Forze Armate del Paese, verranno schierati nello Stato di Apure, al confine con la Colombia. L’annuncio è stato dato dal comandante della Milizia nazionale, il generale Manuel Bernal Martínez, che ha sottolineato l’importanza di una “forza di milizia umanitaria che possa proteggere le comunità della regione”. Questa sarà coordinata dal Ministero della Difesa e dal Comando Operativo Strategico della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), che è un’istituzione militare al servizio della difesa del Venezuela.

I militari hanno detto che i combattenti in questione, che sono volontari addestrati in 22 unità, verranno messi al comando di un generale maggiore, due generali di brigata della Milizia e quattro ufficiali superiori. L’ex Assemblea nazionale costituente, che oggi ha assunto le funzioni di Parlamento, aveva promosso, l’anno scorso, una riforma delle Forze armate, in cui era previsto che la Milizia Nazionale fosse una “componente speciale” della Forza Armata Nazionale Bolivariana, anziché una forza “complementare” di civili armati, come era stata denominata quindici anni fa. Con la nuova norma, la Milizia aveva acquisito poteri speciali in materia di intelligence e controspionaggio, oltre alla sua missione di “registrare, organizzare, equipaggiare, addestrare e indottrinare il popolo per contribuire alla sicurezza della nazione”.

Dopo l’annuncio del comandante della Milizia nazionale, il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha dichiarato che nello Stato Apure deve avere luogo la “guerra di tutto il popolo in difesa della sovranità e della terra contro bande irregolari, criminali e terroristi che provengono dalla Colombia”. Il presidente ha affermato che “bisogna trarre insegnamento” dai combattimenti avvenuti ad Apure tra l’esercito venezuelano e i dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), affinché si possa difendere il territorio dai gruppi armati del Comando Meridionale degli Stati Uniti e del Governo colombiano, che Maduro ritiene siano responsabili di questa crisi.

Secondo quanto riportato dalla organizzazione non governativa Control Ciudadano, nei 6 Stati venezuelani al confine con la Colombia ogni giorno ha luogo uno scontro armato e ogni 6 ore viene uccisa una persona. Come riferito da Deutsche Welle il 24 marzo, il presidente della ONG Social Watch, Rocío San Miguel, aveva espresso preoccupazione per le persone che abitavano lungo il confine e aveva sottolineato che “la crescente presenza di gruppi armati illegali e bande criminali nella regione ha costretto gran parte dei cittadini a doverci convivere”. Il Ministero degli Affari Esteri della Colombia aveva invitato la comunità internazionale, il 25 marzo, “a unirsi di fronte a questa crisi umanitaria” e aveva comunicato che il Governo nazionale avrebbe rafforzato la presenza militare nella zona di Arauca, al confine con il Venezuela, con circa 2.000 soldati.

Più di 300 colombiani e venezuelani, tra cui 60 ONG di entrambi i Paesi, avevano chiesto alle Nazioni Unite di designare un inviato speciale per la gestione della crisi del confine colombiano-venezuelano, in un documento promosso dalle organizzazioni Control Ciudadano e Puentes Ciudadanos Colombia – Venezuela e pubblicato poi il 31 marzo. Questo sottolineava, in particolare, il pericolo che avrebbe potuto rappresentare un aumento delle tensioni tra questi due Stati, che non hanno relazioni diplomatiche o consolari da circa 2 anni, nonostante abbiano 2.200 chilometri di confine condiviso.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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