Taiwan: visita di una delegazione USA, Pechino risponde

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 10:11 in Cina Taiwan USA e Canada

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Gli USA hanno annunciato che l’ex senatore, Chris Dodd, condurrà una visita informale con una delegazione statunitense a Taiwan, il 14 aprile, incontrando la presidente del governo dell’isola, Tsai Ing-wen, e funzionari locali per la sicurezza nazionale e gli affari esteri. La Cina ha espresso opposizione e ha confermato che le pressioni militari esercitate sull’isola tramite esercitazioni dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) della Cina sono state necessarie viste le crescenti provocazioni ricevute dalle forze indipendentiste e dalle interferenze straniere.

Secondo quanto riferito da più media citati da Global Times, il presidente statunitense, Joe Biden, avrebbe chiesto a Dodd, che sarebbe una sua amicizia personale, di organizzare la visita a Taipei per commemorare 42esimo anniversario del Taiwan relations Act. Tale documento ha definito le relazioni tra Taipei e Washington in seguito al riconoscimento del governo di Pechino a scapito di quello taiwanese da parte statunitense, il primo gennaio 1979. La visita sarebbe la prima di una delegazione di Washington a Taipei dall’insediamento di Biden alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso. Oltre a Dodd è stato previsto che parteciperanno anche gli ex segretari di Stato Richard Armitage and James Steinberg e la Casa Bianca ha definito la visita “un segnale personale” dell’impegno di Biden verso l’isola e la sua democrazia.

Il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato della Cina, Ma Xiaoguan, ha affermato che gli statunitensi debbano dapprima discernere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e ha sottolineato come la situazione nello Stretto di Taiwan sia grave e complessa. L’origine e i responsabili di tale stato delle cose, per Pechino, sono le autorità del Partito Progressista Democratico (PPD). La Cina ha quindi espresso opposizione a qualsiasi forma di scambio ufficiale tra Washington e Taipei e ha ricordato che gli USA hanno presso impegni con Pechino rispetto alla questione taiwanese. La parte cinese ha poi aggiunto di sperare che Washington si attenga alle proprie promesse e che smetta di inviare segnali erronei agli elementi indipendentisti taiwanesi.

Per la Cina, visite a Taiwan di ex funzionari statunitensi non contribuiranno a migliorare la situazione nello Stretto di Taiwan ma anzi aumenteranno solamente le tensioni. Tali visite, ha ribadito Ma, non potranno cambiare il fatto che Taiwan faccia parte della Cina. Il portavoce, rivolgendosi alle forze indipendentiste taiwanesi, ha dichiarato che affidarsi agli USA e fantasticare di utilizzare la forza per raggiungere l’indipendenza sarebbe come “bere veleno per togliersi la sete”.

Parlando poi del fatto che gli USA, il 9 aprile scorso, abbiano facilitato ulteriormente il processo che regola gli incontri tra i funzionari statunitensi e i rappresentanti di Taiwan, Ma ha ribadito l’opposizione di Pechino a qualsiasi legame ufficiale tra le parti. Il portavoce ha quindi ribadito che Washington aveva accettato di riconoscere il principio “una sola Cina”, riconoscendo come legittimo il solo governo di Pechino, e aveva sottoscritto i tre comunicati congiunti sino-statunitensi prendendo così impegni con la parte cinese. Il portavoce ha quindi chiesto a Washington di rispettare tali impegni con azioni concrete e ha sottolineato che se le autorità del DPP faranno affidamento su Washington per l’indipendenza falliranno.

Il 14 aprile, Ma ha quindi confermato che l’EPL della Cina ha intensificato le proprie attività in quanto il DPP e le forze indipendentiste taiwanesi avrebbero aumentato le provocazioni fatte a Pechino e potenziato i legami con forze estere. Ma ha quindi specificato che le attività dell’EPL non sono indirizzate alla popolazione taiwanese ma alle sole forze indipendentiste che rappresentano la più grande minaccia alla pace nello Stretto di Taiwan. Ma ha poi citato il Consenso del 1992, ovvero un’intesa raggiunta tra i rappresentanti delle istituzioni di Taipei e il governo di Pechino che avrebbe creato una base per le relazioni tra le due sponde dello Stretto di Taiwan. Le parti avevano convenuto sull’esistenza di “una sola Cina, con più interpretazioni” ma, dal loro insediamento, le forze del DPP avrebbero rifiutato tale esito determinando il fallimento di tale iniziativa. Per Ma, le relazioni tra le due sponde dello Stretto miglioreranno quando il DPP abbandonerà la volontà di indipendenza di Taiwan tornando al Consenso del 1992.

Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan. Anche con l’ascesa del nuovo presidente statunitense, Joe Biden, gli USA sembrerebbero voler continuare a sostenere Taiwan. A livello internazionale, gli USA sono il maggior sostenitore dell’isola, nonché il suo principale fornitore di armi di difesa. Di fronte alle crescenti pressioni militari esercitate da Pechino, Washington ha ripetutamente ribadito che il suo sostegno per Taiwan è “solido come una roccia”.

La Cina la considera una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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