Somalia: il presidente estende il proprio mandato

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 19:38 in Africa Somalia

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Il presidente della Somalia, Mohamed Abdullahi Mohamed, anche noto come Farmaajo, ha firmato un’estensione del proprio mandato e di quello del suo governo per due anni, nonostante le minacce di sanzioni da parte degli Stati Uniti e della comunità internazionale. 

La decisione di prolungare la sua presidenza è stata annunciata il 13 aprile, a seguito di mesi di stallo dovuti alla perdurante crisi elettorale e politica nel paese. Mentre gli oppositori affermano che il mandato del presidente è finito, la comunità internazionale ha sottolineato i rischi che il gruppo estremista Al-Shabab possa trarre vantaggio dalle divisioni generate dalla decisione di Abdullahi Mohamed. Tuttavia, la Camera Bassa del Parlamento aveva approvato l’estensione del suo mandato per due anni, chiedendo elezioni dirette durante il periodo di transizione. I leader del Senato, tuttavia, hanno definito il voto illegale e l’opposizione somala ha protestato.

Gli Stati Uniti si sono detti “profondamente delusi”, secondo quanto ha riferito il Segretario di Stato, Antony Blinken, che ha fatto riferimento alla possibilità di sanzioni, di restrizioni sui visti e di una rivalutazione delle “relazioni bilaterali” tra le due Paese. Inoltre, l’Unione Europea aveva avvertito che una mossa del genere avrebbe diviso la Somalia, creando una grave minaccia per la pace e la stabilità della Somalia e dei suoi vicini. Quindi, anche Bruxelles ha minacciato di prendere in considerazione misure concrete in risposta ad un’estensione del mandato. Da parte sua, la Gran Bretagna ha dichiarato che la decisione del governo somalo mina la credibilità della leadership del Paese e ha minacciato di lavorare con partner internazionali per rivalutare le relazioni e “la natura della nostra assistenza alla Somalia”. In risposta, il ministero degli Esteri somalo si è detto preoccupato per le dichiarazioni “fuorvianti e allarmistiche” di alcuni partner internazionali e li ha accusati di incitare il popolo somalo contro il loro governo legittimo. La dichiarazione ha aggiunto che la Somalia rifiuterà qualsiasi tentativo di utilizzare l’assistenza umanitaria per ricattare il Paese. Tuttavia, Mogadiscio deve fare affidamento sugli aiuti esteri per supportare una vasta popolazione afflitta da problemi dovuti a inefficienze politiche, assalti islamisti e shock climatici, nonché per addestrare ed equipaggiare le proprie forze di sicurezza.

Le elezioni in Somalia dovevano tenersi nel 2020, ma si sono verificati ritardi a causa di una varietà di ragioni, tra cui la carestia dovuta ad un’invasione di locuste, la pandemia COVID-19, la guerra con i militanti islamisti e i disordini civili all’interno del Paese. Nel maggio 2020, il primo ministro Hassan Ali Kheyre ha confermato che le elezioni si sarebbero tenute all’inizio del 2021 in un discorso a seguito di una riunione di gabinetto. Il mandato presidenziale di Mohamed scadeva l’8 febbraio 2021 ed era attesa la votazione proprio in tale data. Un problema organizzativo molto rilevate è stato quello relativo alla riforma del presidente somalo, che aveva garantito, a partire da febbraio 2020, il diritto di voto a tutti i cittadini del Paese, riuscendo a portare a termine quella che era una sua promessa elettorale. Tuttavia, nel 2021, non è stato possibile rispettare né il termine per le elezioni parlamentari né il termine per le elezioni presidenziali, a causa della mancanza di fondi e di infrastrutture per garantire il voto universale. 

Il 10 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha invitato il governo federale e gli Stati regionali della Somalia a riprendere con urgenza i colloqui per arrivare alla firma di un accordo che permettesse lo svolgimento delle elezioni nazionali il prima possibile. I funzionari dell’ONU si sono detti anche preoccupati per il fatto che gli ultimi colloqui tra le parti somale, che si erano tenute il 6 febbraio, si erano conclusi senza un accordo. Il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, che cerca di ottenere un secondo mandato quadriennale, ha dato la colpa a “interventi stranieri” per il fallimento dei colloqui e ha accusato gli stati del Puntland e del Jubbaland di rifiutare di sostenere l’accordo di settembre. Diversi legislatori, in Parlamento, hanno fischiato il presidente durante il suo discorso e i leader dell’opposizione hanno affermato di non riconoscere più il suo mandato.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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