Ritiro USA dall’Afghanistan: la reazione di Russia e talebani

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 18:05 in Afghanistan USA e Canada

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I talebani hanno dichiarato che il gruppo non parteciperà a nessuna conferenza di pace sull’Afghanistan e la Russia ha criticato la decisione degli Stati Uniti di rimandare il ritiro completo delle truppe a settembre. 

L’annuncio ufficiale da parte del presidente degli USA, Joe Biden, è atteso mercoledì 14 aprile, ma la notizia è trapelata già il 13 aprile tramite una fonte informata sui fatti, riportata dal quotidiano The Washington Post. Anche la Germania e la Gran Bretagna hanno dichiarato che ritireranno le loro forze armate dall’Afghanistan nello stesso momento in cui lo faranno gli Stati Uniti. In risposta alla notizia, lo stesso 13 aprile, il portavoce dei talebani a Doha, Mohammad Naeem, ha pubblicato un post su Twitter in cui afferma che il gruppo, definito “l’Emirato Islamico”, non avrebbe partecipato a nessuna conferenza riguardante l’Afghanistan fino a quando tutte le forze armate straniere non si saranno ritirate dal Paese.

La reazione dei militanti afghani arriva poche ore dopo che il Ministero degli Esteri turco aveva annunciato che i co-convocatori della conferenza di pace sull’Afghanistan, coordinata dalle Nazioni Unite, avevano deciso di convocare l’incontro a Istanbul il 24 aprile. A tale proposito, Stephen Dujarric, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, aveva reso noto che i colloqui si sarebbero concentrati sul supporto alle parti per raggiungere un accordo sui principi fondamentali per una futura tabella di marcia verso la pace. “La Conferenza di Istanbul sul processo di pace in Afghanistan intende accelerare e completare i negoziati intra-afghani in corso a Doha per il raggiungimento di una soluzione politica giusta e duratura”, ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite.

In tale contesto, il 14 aprile, il Ministero degli Esteri russo ha affermato che la decisione degli Stati Uniti di ritirare le truppe dall’Afghanistan entro l’11 settembre è una violazione dell’accordo siglato da talebani e USA a Doha, il 29 febbraio 2020. La mossa di Washington rischia di causare un’escalation nella regione, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa Interfax, facendo riferimento al Ministero degli Esteri russo. Dello stesso avviso è un ex combattente talebano, Mawlana Jalaluddin Shinwari, che ha dichiarato: “Se gli Stati Uniti non onorano i propri impegni e non ritirano le proprie forze entro la scadenza del primo maggio, anche i talebani riprenderanno i loro attacchi”. 

Secondo Abdullah Abdullah, il capo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale afghano, i talebani vogliono di conquistare l’Afghanistan prendendo il potere militarmente, dopo il ritiro delle forze armate straniere. Tuttavia, secondo il rappresentante afghano, tale piano è destinato a fallire per gli errori di calcolo dei militanti. Abdullah ha sottolineato che il ritiro completo delle forze straniere dall’Afghanistan non significherà che gli aiuti internazionali al Paese verranno tagliati. Invece di “perdere tempo a fare la guerra”, era giunto il momento per gli afgani di riunirsi e risolvere le loro controversie. Abdullah ha quindi aggiunto che fino ad ora non è chiaro se i talebani parteciperanno o meno alla conferenza di Istanbul, ma ha ribadito che non c’è una seconda alternativa al conflitto se non la pace.

Per quanto riguarda queste reazioni alla notizia del posticipo del ritiro statunitense, è interessante sottolineare che i rapporti tra Russia e talebani sono un tema caldo dal 2016, che è tornato in cima all’agenda internazionale nel 2020. Notizie di una presunta collaborazione del Cremlino con i militanti afghani circolano a partire dal 2 dicembre del 2016, quando il generale John W. Nicholson, a comando delle truppe statunitensi in Afghanistan, aveva denunciato il supporto russo alle offensive dei talebani nel Nord del Paese. Secondo il generale degli USA, anche la Russia si era unita all’Iran e al Pakistan ed era diventato un Paese con una “influenza maligna” in Afghanistan. In tale occasione, il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, aveva negato le accuse e aveva cercato di rassicurare le autorità del Governo afghano, con scarsi risultati. Mosca affermava che il proprio sostegno materiale ai talebani aveva lo scopo di impedire allo Stato Islamico di prendere campo nel Paese e, di conseguenza, minacciare la sicurezza della Russia. 

La questione è tornata attuale a partire dal 26 giugno 2020, quando il New York Times ha rivelato che l’intelligence degli USA aveva scoperto lo spostamento di grandi risorse finanziarie da un conto bancario russo ad un conto collegato ai talebani. Tale denaro si ipotizzava potesse essere un pagamento e una prova di un rapporto tra le due parti. L’allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 27 giugno, aveva dichiarato di non essere mai stato informato al riguardo. “Nessuno mi ha informato o me ne ha mai parlato”, aveva scritto Trump su Twitter. “Tutti lo stanno negando e non ci sono stati molti attacchi contro di noi”, aveva aggiunto il presidente. Lo stesso 27 giugno, la Casa Bianca e il direttore dell’Intelligence Nazionale avevano smentito tali informazioni. Anche il Ministero degli Esteri russo aveva negato la versione del Times. 

Il 28 giugno 2020, il giornale statunitense aveva quindi pubblicato un nuovo articolo in cui si affermava che l’intelligence e gli agenti delle operazioni speciali statunitensi in Afghanistan avevano avvisato i propri superiori già a gennaio del 2020 riguardo alla condotta della Russia e al pagamento di ricompense per effettuare attacchi contro gli Stati Uniti. Di conseguenza, il 29 giugno 2020, sia i democratici sia i repubblicani al Congresso avevano chiesto risposte immediate all’amministrazione Trump. Non è chiaro quante truppe americane o della coalizione internazionale possano essere state prese di mira o uccise nell’ambito del presunto programma di ricompense russo. Tuttavia, secondo il Times, l’intelligence avrebbe appreso tali informazioni da interrogatori di combattenti catturati. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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