Quello che l’Italia non fa per la Siria

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 6:01 in Il commento Italia Siria

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Pochi sanno che l’Italia ha una grande responsabilità in Siria, che però non vuole assumersi. Prima di affrontare questo tragico argomento, cerchiamo di riassumere la situazione in cui si trova quel paese martoriato civilmente e mediaticamente. Sotto il profilo civile, il massacro è noto. Sotto il profilo mediatico, la Siria è stata al centro delle attenzioni fino a quando è esistito lo Stato islamico. Caduto al-Baghdadi, è scomparsa dai radar dei media europei. Eppure, la tragedia dei civili non conosce fine. Sono passati dieci anni dall’inizio del conflitto e la dinamica di fondo non è cambiata. La coalizione internazionale, a guida americana, che aveva cercato di abbattere Bassar al-Assad, è stata sconfitta dalla Russia, e adesso l’Europa si pone il problema dei rapporti con il presidente siriano, rimasto al suo posto. Cosa fare con Assad? La posizione dell’Italia è di relativa intransigenza. Il mese scorso, l’ambasciatore Stefano Stefanile, vice rappresentante permanente dell’Italia all’Onu, ha proposto la linea dura contro Assad. La tesi di Stefanile, sostenuto da Luigi Di Maio, è che non si debbano fare sconti al presidente siriano per quanto riguarda i crimini di guerra. Ovviamente, una simile posizione rende impossibile qualunque compromesso perché nessuno può chiedere la pace ad Assad promettendogli, in cambio, un processo internazionale. Dunque, almeno per l’Italia, che non ha interessi nazionali in Siria, la questione è tutta morale. È lecito ri-legittimare Assad e trovare un accordo con lui per salvare i siriani? Gli italiani hanno davanti a sé due strade. La prima è quella di Stefanile e Di Maio, che assume il diritto internazionale come il bene più prezioso. La seconda è quella di chiedersi che cosa vogliano i siriani. La risposta dell’Europa è nota: “I siriani – dicono gli europei – vogliono assistere alla caduta di Assad”. In realtà, questo è ciò che dicono i gruppi politico-militari coinvolti nella guerra. Essendo bersagliati da Assad, i siriani-combattenti dicono che tutto ciò che conta è rovesciarlo. I siriani combattenti hanno le armi, i soldi, e l’appoggio dell’Occidente. Sono un’organizzazione ed è quindi normale che la loro voce sia quella più ascoltata. Il problema è che la popolazione siriana dice altro. Dice che non ne può più della guerra e che la pace è più importante del regime che rimarrà al potere. In realtà, per sapere che cosa dicano tanti siriani comuni, non c’è nemmeno bisogno di intervistarli, come abbiamo fatto noi più volte. Basta fare un esperimento mentale e porsi questa domanda: “Se io, italiano, fossi sotto le bombe con i miei figli, cosa vorrei?”. La risposta è semplice: vorrei non il liberalismo, ma la fine dei bombardamenti. In sintesi, l’idea che i siriani vogliano la democrazia liberale è una distorsione della realtà da parte dell’Occidente. Triste, ma vero: ciò che vuole l’Europa non corrisponde a ciò che vogliono i civili siriani sotto le bombe. L’Europa vuole il potere; i siriani vogliono la vita. La domanda è: che cosa deve fare l’Italia? A nostro avviso, l’Italia dovrebbe fare ciò che caratterizza gli italiani, i quali sono un popolo fondamentalmente religioso: porre la vita dei siriani davanti alla politica e battersi per la normalizzazione dei rapporti con Assad. Nessun italiano direbbe che il liberalismo è più importante della vita dei suoi figli e lo stesso vale per i siriani. Proviamo adesso a immaginare quale potrebbe essere l’alternativa alla ri-legittimazione di Assad. Non è difficile rispondere: l’alternativa è andare avanti con la guerra. Molti dicono che l’Italia non ha un ruolo importante in politica internazionale. Il problema è che, per ritagliarsi un ruolo importante, uno Stato dovrebbe prima capire quale ruolo abbia nell’arena internazionale. Nel caso dell’Italia, la risposta è immediata: promuovere la pace e rifiutare la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali. È scritto così nella Costituzione italiana perché, dopo la seconda guerra mondiale, è sorta una nuova struttura delle relazioni internazionali, che ha assegnato all’Italia il compito di promuovere la pace e il dialogo tra i popoli. Dunque, l’Italia non deve seguire la politica di Israele o quella dell’Arabia Saudita, che è una politica contro Assad a tutti i costi. L’Italia deve essere se stessa, il Paese della vita. Se non vuole impegnarsi concretamente per la pace in Siria, speriamo, almeno, che non ripeta gli slogan degli Stati che vivono di guerre.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso sul “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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