Nord Stream 2: ambientalisti tedeschi denunciano il gasdotto al Tribunale di Amburgo

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 6:46 in Germania Russia

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L’Associazione tedesca per la Tutela dell’Ambiente (DUH) ha denunciato al Tribunale di Amburgo il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2 con lo scopo di revocare ufficialmente il progetto.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa TASS, mercoledì 13 aprile, la DUH ha avviato un processo penale per contestare la costruzione del gasdotto, sottolineando i gravi danni che causerebbe alla fauna e alla flora marina. In precedenza, il primo aprile, l’Ufficio federale tedesco per la navigazione e l’idrografia (BSH) aveva respinto la richiesta di revoca della DUH e della Nature Conservation Union (NABU). A seguito della risposta negativa dell’ufficio federale BSH, l’Associazione tedesca per la Tutela dell’Ambiente aveva annunciato l’intenzione di portare la causa al Tribunale e il 13 aprile la promessa è stata mantenuta.

L’Associazione tedesca per la tutela dell’ambiente ha dichiarato, sul sito web dell’organizzazione, di essere convinta che l’Ufficio federale tedesco per la navigazione e l’idrografia, quando ha approvato il progetto del gasdotto, non aveva preso visione delle conseguenze ambientali e climatiche che il Nord Stream 2 avrebbe portato. Dall’altra parte, il rappresentante del Comitato orientale dell’economia della Germania, Oliver Hermes, ha risposto ai gruppi ambientalisti ribadendo che il mancato completamento dell’opera infrastrutturale graverebbe ancora di più sull’ambiente.

A partire dal 2018, le organizzazioni ambientaliste NABU e WWF, nonchè DUH in un secondo momento, hanno iniziato ad esercitare pressioni contro il governo tedesco affinché venisse interrotto il progetto. In una lettera aperta, nel gennaio 2018, gli ambientalisti avevano sottolineato le gravi conseguenze che il Nord Stream 2 avrebbe causato alla Germania. Non solo avrebbe messo in questione il ruolo di Berlino come “pioniere” nel campo del cambiamento climatico, ma il gasdotto non avrebbe nemmeno contribuito alla diversificazione dell’approvvigionamento energetico del Paese, aumentando la dipendenza dalla Russia.

Sono numerosi i Paesi ad essere schierati contro il progetto, in particolare Polonia, Ucraina e Stati baltici, ovvero i Paesi direttamente interessati al transito continuo di gas russo attraverso i loro territori. Questi ultimi temono di perdere le entrate derivanti dai diritti di transito del gas russo a causa del collegamento diretto istituito tra Mosca e Berlino dal Nord Stream 2. All’interno dell’Unione Europea, i suddetti Paesi si sono fermamente schierati contro il progetto.  Il 21 gennaio, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione per la sospensione della costruzione. Il motivo citato risiederebbe nell’arresto dell’oppositore russo, Alexey Navalny, avvenuto il 17 gennaio, e nella successiva condanna a 2 anni e 8 mesi di carcere per presunte violazioni della libertà condizionale in seguito a un caso risalente al 2014. La detenzione di Navalny è fortemente contestata da Bruxelles, che ne richiede il rilascio.

Tra i maggiori oppositori, a svolgere un ruolo centrale sono gli Stati Uniti. Principalmente, Washington crede che il Nord Stream 2 sia un “cattivo affare” per l’Europa perché non farebbe altro che incrementare l’influenza russa sul blocco. Un altro fattore che spiega i numerosi tentativi USA di interrompere il progetto è il gas naturale liquefatto (GNL). Washington sperava di poter penetrare nel mercato europeo con il proprio GNL, sostituendo così il gas di Mosca. Tuttavia, nonostante il GNL possa essere meno inquinante rispetto al normale gas, il prezzo non è tanto competitivo quanto quello del gas russo. Pertanto, gli USA non sono riusciti a prendere il posto della Federazione.

Gli strumenti maggiormente utilizzati dalla Casa Bianca per ribadire l’opposizione al progetto sono le sanzioni economiche, imposte al fine di bloccarne la realizzazione. Quelle varate, il 21 dicembre 2019, dalla precedente amministrazione presidenziale USA avevano costretto la società svizzera Allseas a ritirarsi, portando alla sospensione dei lavori per oltre un anno. Poco dopo, il 3 dicembre 2020, le sanzioni sono state imposte anche ai singoli individui coinvolti nel progetto. Pertanto, a rischio sanzioni non erano solo i cinque finanziatori dell’opera, quali Shell, Uniper, Wintershall Dea, Omv ed Engie, ma chiunque avesse assunto un ruolo nella messa in funzione del gasdotto. Nello specifico, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 20 gennaio ha tentato di interrompere il processo di costruzione sanzionando la posatubi russa Fortuna. Successivamente, la Russia ha ripreso i lavori nelle acque danesi il 24 gennaio. 

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti esistenti al mondo. Passando attraverso il Mar Baltico, viene utilizzato per trasportare il gas dalla Russia all’Europa. Il primo progetto prese forma nel 1997, quando Gazprom e Neste, compagnia petrolifera finlandese, costituirono la North Transgas Oy. In seguito ad accordi e gare di appalto, l’8 novembre 2011, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, inaugurò il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. In un secondo momento, nell’ottobre 2012, la Russia valutò un ampliamento della cubatura di gas da trasportare in Europa, così si avviò il progetto Nord Stream 2. Ora in fase di completamento, la lunghezza prevista per il gasdotto è di 1.230 chilometri e il percorso che seguirà è analogo a quello del gasdotto Nord Stream 1. Il Nord Stream 2 attraverserà le zone economiche di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia e permetterà alla Russia di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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