Nave israeliana colpita al largo degli Emirati, l’Iran tra i sospettati

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 8:35 in Iran Israele

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una nave mercantile di proprietà di una compagnia israeliana è stata colpita da un missile, il 13 aprile, mentre navigava nel Golfo di Oman, al largo di Fujeirah, governatorato degli Emirati Arabi Uniti (UAE).

Stando a quanto riportato da fonti libanesi e israeliane, la nave, soprannominata Hyperion e battente bandiera delle Bahamas, appartiene a una compagnia di Israele, la PCC, e, stava trasportando automobili. Al momento, non sono state registrate vittime e l’imbarcazione sembra aver subito danni di lieve entità. L’attacco non è stato rivendicato. Ad ogni modo, l’episodio si è verificato a seguito dell’incidente presso la centrale nucleare iraniana di Natanz, dell’11 aprile, per cui l’Iran, dopo aver puntato il dito contro Israele, ha promesso vendetta. Motivo per cui, Teheran è stata inclusa tra i possibili autori dell’attentato del 13 aprile. Tel Aviv non ha ancora rilasciato commenti ufficiali, mentre fonti mediatiche israeliane, tra cui l’emittente Kan, hanno parlato dell’episodio affermando che le forze iraniane hanno lanciato un missile contro Hyperion, presumibilmente da una nave o da un drone, nella mattina del 13 aprile.

Il corrispondente di al-Arabiya ha poi riferito che Israele ha sollevato uno stato di massima allerta, esortando soprattutto la propria Marina a rimanere vigile e ad attivare i propri sottomarini, al fine di respingere qualsiasi “minaccia iraniana”. Inoltre, i servizi di sicurezza israeliani hanno affermato che l’attacco contro Hyperion potrebbe rappresentare il primo di una serie di attentati. Il timore di Israele, a detta del corrispondente, è che l’Iran possa lanciare missili dai territori siriani, da altre imbarcazioni o per mezzo di droni. Parallelamente, fonti israeliane hanno dichiarato di aver previsto “una vendetta iraniana” già dopo l’incidente di Natanz. A ragione di ciò, i danni dell’attacco del 13 aprile sono stati limitati.

È stato il corrispondente di al-Jazeera da Gerusalemme ad affermare che l’imbarcazione colpita il 13 aprile appartiene allo stesso imprenditore proprietario della nave colpita, il 26 febbraio, mentre navigava nel Golfo di Oman, nella parte orientale della Penisola arabica. Inoltre, anche il 25 marzo una nave da carico appartenente a una compagnia israeliana era stata colpita da un missile, presumibilmente da un ordigno iraniano. Pertanto, l’episodio del 13 aprile risulta essere il terzo in meno di due mesi. Parallelamente, risale al 6 aprile un attacco, perpetrato per mezzo di mine, che ha interessato un’imbarcazione battente bandiera iraniana, soprannominata Saviz, mentre si trovava nel Mar Rosso, al largo delle coste dello Yemen. Sui canali Telegram gestiti dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica sono state rivolte accuse contro Israele. Quest’ultimo, però, non ha commentato quanto accaduto.

Il Golfo di Oman rappresenta un’area dove le forze iraniane sono solite condurre esercitazioni. Le ultime, soprannominate “Iqtidar 99”, hanno avuto luogo il 19 e 20 gennaio scorso sulle rive del Golfo di Oman, nel Sud-Est dell’Iran, e hanno incluso attività di addestramento per le truppe aviotrasportate, le forze speciali e le forze di reazione rapida, e, per la prima volta, “esercitazioni di tipo offensivo sulle coste del Mare di Oman”, nello specifico nella regione Sud-orientale di Makran. Una simile mobilitazione aveva avuto inizio in concomitanza con l’insediamento del nuovo capo della Casa Bianca, Joe Biden, e con l’anniversario della morte del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, ucciso, il 3 gennaio 2020, in un raid ordinato da Donald Trump contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. In tale occasione, ha perso la vita anche il vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis.

La serie di episodi degli ultimi mesi è giunta in concomitanza con la ripresa dei colloqui tra Teheran e i Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare, volti a favorire il ritorno degli USA nell’intesa. Tuttavia, Israele, il quale considera l’Iran tra i suoi peggiori nemici, non è favorevole a un’ipotesi simile. A tal proposito, poco prima della diffusione della notizia dell’attacco contro Saviz, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha definito l’accordo del 2015 “pericoloso” e ha evidenziato la necessità di contrastare la minaccia iraniana nella regione mediorientale.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.