Mali: l’omicidio di un ex leader dei ribelli aumenta la tensione

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 20:45 in Africa Mali

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Il 13 aprile, un gruppo di uomini armati non identificati ha ucciso Sidi Brahim Ould Sidati, il leader di una coalizione di indipendentisti tuareg e nazionalisti arabi del Mali, che aveva firmato l’accordo di pace di Algeri del 2015, che aveva messo fine al conflitto separatista nel Nord del Paese. 

Sidi Brahim Ould Sidati, presidente del Coordinamento dei Movimenti Azawad (CMA), è stato ucciso nella capitale del Mali, Bamako, la mattina del 13 aprile, secondo quanto ha riferito il portavoce del CMA, Almou Ag Mohamed. L’uomo era stato portato in un ospedale ma è deceduto poche ore dopo a causa delle ferite. Anche il governo del Mali ha confermato che Ould Sidati è morto a causa di una serie di ferite da arma da fuoco e l’esecutivo ha sottolineato che avrebbe aperto un’indagine sull’attacco. Al momento, nessuno ha rivendicato la responsabilità della sparatoria. 

Il Mali sta attraversando un fragile momento di transizione, a seguito di un colpo di Stato militare che ha rovesciato il presidente Ibrahim Boubacar Keita, il 19 agosto 2020. In tale contesto, l’omicidio di Sidi Brahim Ould Sidati potrebbe mettere in discussione la tenuta dell’accordo di pace del 2015, che Ould Sidati stesso aveva firmato per conto del CMA, un’organizzazione ombrello di gruppi separatisti tuareg e arabi. “Questo assassinio avrà un impatto forte sul processo di pace, dato il suo ruolo e il suo impegno”, ha riferito Redouwane Ag Mohamed Ali, un altro portavoce del CMA. Al momento, la sicurezza del Paese, già in bilico a causa della crescente minaccia islamista, si basa anche sul delicato equilibrio con le comunità etniche locali. Per esempio, le unità del CMA controllano le postazioni avanzate di Tinzaouatine e In-Khalil e gestiscono diversi posti di blocco nel deserto di Adrar des Ifoghas. 

Il CMA aveva combattuto contro le forze del governo maliano nel Nord del Paese. Nel 2012, il Movimento per la Liberazione dell’Azawad, aveva dichiarato l’indipendenza dell’omonima regione, facendo iniziare una lunga crisi in Mali. Tuttavia, i gruppi jihadisti avevano approfittato della ribellione per insediarsi nella regione del Sahel, contribuendo al deterioramento del già fragile quadro di sicurezza. Il 15 maggio 2015 il Governo del Mali, guidato dall’allora presidente ad interim Dioncunda Traoré, aveva firmato un accordo di cessate il fuoco con numerose fazioni ribelli a Bamako, capitale del Mali. Tuttavia, all’appello mancavano i componenti della ribellione tuareg, ovvero il Movimento di Liberazione Nazionale per l’Azawad (MLNA), l’Alto Consiglio per l’Unità dell’Azawad (HCUA) e il Movimento Arabo dell’Azawad (MAA), i quali volevano che l’accordo fosse sottoposto ad ulteriori discussioni. Il 20 giugno 2015 anche i ribelli hanno firmato l’intesa.

La pace di Algiers prevede, tra le altre cose, la creazione di assemblee regionali dotate di alcuni poteri delegati dal Governo centrale, l’inclusione dei combattenti ribelli nell’esercito e una loro maggiore rappresentanza nelle istituzioni. Tuttavia, nell’intesa non è stata concessa né autonomia né federalismo al territorio dell’Azawad, come chiedevano i gruppi separatisti. Nonostante questo accordo, hanno continuato ad esserci attacchi da parte sia dei ribelli sia dei gruppi jihadisti, andando a sottolineare ulteriormente la difficoltà nel riuscire a rispettare la tregua.

Infine, a proposito dell’intesa in questione, il 10 febbraio 2021, i firmatari dell’accordo di pace di Algeri, che ha messo fine al conflitto separatista in Mali, si sono incontrati, per la prima volta dopo l’intesa, nella città settentrionale di Kidal, un’ex roccaforte dei ribelli. Insieme ai firmatari della pace, hanno partecipato anche i diplomatici dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e i rappresentanti dell’Algeria e del Mali. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, aveva dichiarato ai partecipanti che la conferenza di Kidal è la prova di una recente “svolta positiva” nell’affrontare la violenza nella regione del Sahel. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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