Libia: l’Egitto non invia medicinali, ma armi per Haftar

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 9:39 in Egitto Libia

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L’esercito libico ha dichiarato, all’alba di oggi, mercoledì 14 aprile, che a bordo dei due aerei egiziani atterrati il 13 aprile presso l’aeroporto di Sebha, nella Libia centro-meridionale, vi erano armi e munizioni destinate al generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, e non medicinali, così come riferito da fonti ufficiali.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, dopo che, il 13 aprile, il Ministero della Salute libico aveva annunciato, sulla propria pagina Facebook, l’arrivo, presso l’aeroporto internazionale di Sebha, di due spedizioni di medicinali e forniture mediche “inviate dalla Repubblica Araba d’Egitto” per far fronte alla pandemia di Covid-19. Fonti mediatiche libiche, definite filo-Haftar, hanno aggiunto che la spedizione è avvenuta grazie al coordinamento tra il generale Haftar e il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Inoltre, il carico, definito un “rifornimento speciale”, è stato ricevuto dal maggiore generale Al-Mabrouk Sahban, comandante delle operazioni nelle regioni libiche meridionali.

Da parte sua, il portavoce della sala operativa Sirte – al Jufra, Al Hadi Dara, affiliato all’esercito tripolino, ha poi dichiarato che i velivoli egiziani C-130, atterrati presso l’aeroporto di Sabha, hanno trasportato armi e munizioni e non medicinali. In realtà, ha chiarito il portavoce, a bordo del velivolo vi erano anche diversi medicinali e kit medici, ma il carico era costituito in larga parte da armi e munizioni egiziane. Le dichiarazioni di Dara sono giunte dopo che, il 13 aprile, fonti militari libiche hanno riferito di aver avvistato aerei da guerra con a bordo mercenari della compagnia russa Wagner, mentre sorvolavano i cieli di al-Jufra, uno dei fronti di combattimento dove, prima del 21 agosto 2020, era attesa una battaglia imminente.

Parallelamente, risale al 10 aprile la dichiarazione rilasciata dall’Operazione Vulcano di  Rabbia, anch’essa legata al governo di Tripoli, con cui aveva riferito di aver avvistato, nei due giorni precedenti, aerei da guerra con a bordo mercenari russi nei cieli di Sirte e Tamenhent. Sono proprio tali combattenti ad essere stati più volte denunciati di stare scavando trincee nei pressi del giacimento petrolifero di Sharara per trasferire petrolio dal Sud al Nord della Libia, al fine di facilitare l’esportazione illegale di greggio. Tali operazioni sarebbero condotte sulla base di accordi segreti tra Haftar e Mosca, sostenitrice dell’LNA anche nel corso del conflitto libico. Di fronte a tale scenario, l’Operazione Vulcano di Rabbia ha ribadito che i movimenti del Gruppo Wagner in Libia rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale e per gli interessi delle compagnie petrolifere europee e statunitensi, considerato il loro interesse a controllare il settore petrolifero libico.

A confermare la mobilitazione dei mercenari russi filo-Haftar vi è stata poi la notizia riportata dal quotidiano turco Daily Sabah, il 12 aprile, secondo cui la compagnia Wagner si sta preparando ad inviare circa 300 combattenti siriani verso i territori libici. Stando a quanto riferito da “fonti di sicurezza” sul campo, si tratta di cittadini provenienti da Deir Ezzor, regione siriana posta sotto il controllo del governo di Damasco, fedeli al presidente russo, Bashar al-Assad. I combattenti, hanno poi specificato le fonti, al momento stanno ricevendo addestramento in Siria e si prevede verranno inviati a Bengasi, nella Libia orientale, a fine aprile.

Anche la Turchia continua ad avere combattenti siriani, da essa addestrati, in Libia, ma a detta dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) è stato dato loro ordine di prepararsi per abbandonare il Paese. Si stima che siano circa 18.000 i mercenari siriani recatisi in Libia nel corso del conflitto, a sostegno dell’esercito tripolino, legato al Governo di Accordo Nazionale (GNA). Tra questi, vi sono stati 350 bambini di età inferiore ai 18 anni, mentre, a detta del SOHR, 10.750 uomini risultano essere tornati in Siria, dopo la fine dei loro contratti. A tal proposito, il quotidiano Asharq al-Awsat ha riferito che il 21 marzo un primo lotto, composto da 120 mercenari siriani, ha lasciato la capitale libica, Tripoli, per dirigersi dapprima in Turchia e poi presumibilmente in Siria. Tuttavia, da allora, le operazioni sembrano essere state interrotte.

Una mobilitazione simile rappresenta una violazione di quanto stabilito nell’accordo di cessate il fuoco raggiunto il 23 ottobre, sotto l’egida dell’Onu, in occasione del meeting del Comitato militare congiunto 5+5, composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, il GNA e l’LNA. Secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, sono circa 20.000 i combattenti stranieri che sostano tuttora nel Paese Nord-africano, i quali si trovano prevalentemente nelle basi di Sirte, al-Jufra e al-Watiya. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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