Kuwait: l’ex premier in prigione, mentre lo scontro governo-Parlamento continua

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 16:28 in Kuwait Medio Oriente

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Un tribunale del Kuwait ha ordinato l’arresto dell’ex primo ministro, Jaber al-Mubarak al-Hamad al-Sabah, in attesa dei risultati delle indagini riguardanti un caso risalente al 2018, che vede il premier accusato di corruzione. Nel frattempo, il governo e l’Assemblea nazionale, il Parlamento monocamerale, continuano a scontrarsi.

L’ordinanza del Tribunale del governo kuwaitiano è giunta il 13 aprile, senza, però, specificare la durata della detenzione, mentre la prossima udienza è stata fissata per il 27 aprile prossimo. Jaber al-Sabah risulta essere il primo capo di gabinetto in Kuwait a dover far fronte alla custodia cautelare, in vista di un processo giudiziario. Le accuse che lo vedono coinvolto fanno riferimento al cosiddetto “Fondo dell’esercito”, un fondo di assistenza destinato alle forze armate kuwaitiane. Il caso riguarda, in realtà, anche altre sette persone, tra cui due ufficiali dell’esercito e l’ex ministro della Difesa e dell’Interno, Sheikh Khaled al-Jarrah al-Sabah, anch’essi già sottoposti a pene detentive, dopo essere stati tutti accusati di appropriazione indebita del denaro del suddetto fondo.

In particolare, la vicenda ha avuto inizio a novembre 2018, quando l’ex ministro della Difesa, Sheikh Nasser al-Sabah, ha presentato una denuncia su “violazioni e crimini sospetti alle finanze pubbliche” in relazione al Fondo dell’esercito, per un valore pari a più di 240 milioni di dinari, equivalenti a circa 768 milioni di dollari. Tali abusi sarebbero stati commessi tra il 2001 e il 2011, mentre Jaber al-Mubarak rivestiva la carica di primo ministro e Khaled al-Jarrah era al Ministero della Difesa. Al-Mubarak, in realtà, è stato a capo di sei governi in Kuwait, fino alle dimissioni, giunte a novembre 2019, dopo che l’ex ministro della Difesa aveva rivelato le violazioni in merito al Fondo dell’esercito, in un rapporto presentato al procuratore generale, in cui aveva altresì allegato documenti che dimostravano il sequestro del denaro destinato ad aiuti militari. Al momento, non sono stati diffusi ulteriori dettagli, considerato che, nella seduta del 13 aprile, il Tribunale kuwaitiano ha altresì vietato la pubblicazione di qualsiasi notizia o informazione inerente al caso, in rete così come attraverso canali e programmi di informazione, e sia in forma scritta sia come audio o video.

Nel frattempo, le perduranti divergenze tra Parlamento e governo continuano. In particolare, l’Assemblea nazionale, il 13 aprile, ha respinto una mozione che chiedeva di discutere della rimozione del presidente del Parlamento, Marzouq al-Ghanim, una richiesta avanzata da 30 deputati, che hanno accusato al-Ghanim di non aver rispettato la Costituzione del Paese. Al contempo, è stata messa al voto la proposta di sospendere fino al 2022 eventuali interrogatori, passati o imminenti, contro il primo ministro, Sabah al-Khaled al-Sabah. Tuttavia, al momento del voto, diversi legislatori sono saliti sul podio chiedendo di fermare le operazioni, scatenando una situazione di caos. Al-Ghanim, pertanto, è stato costretto a richiedere l’intervento delle guardie, ma ha continuato a prendere voti. Alla fine, la votazione è continuata, e il presidente parlamentare è riuscito ad ottenere i 33 voti richiesti per approvare la proposta. Da parte loro, i membri dell’opposizione sono convinti che la procedura di voto non sia stata legale.

È da tempo che il panorama politico kuwaitiano risulta essere segnato da instabilità e scandali, che hanno altresì coinvolto membri della famiglia al potere.  Le divergenze tra gli organi legislativi ed esecutivi del Paese del Golfo hanno provocato anche uno stallo nell’approvazione delle riforme economiche necessarie a risanare un quadro economico fragile, ulteriormente indebolito dalla pandemia di Coronavirus e dal calo dei prezzi di petrolio. Ora, si spera che salvaguardando il premier da eventuali interrogatori, si possa proseguire con le riforme riguardanti la legge sul debito pubblico, tassazione e sussidi, così da far fronte all’ottavo deficit consecutivo del Kuwait. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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