Armenia: dimissioni del premier a fine aprile

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 19:55 in Armenia

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Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha annunciato, mercoledì 14 aprile, che tra il 26 e il 30 di questo mese si dimetterà formalmente dal suo incarico di primo ministro.

Pashinyan ha chiarito che solo dopo le sue dimissioni si potrà sciogliere il Parlamento per lo svolgimento di elezioni anticipate. Queste ultime, secondo la legislazione armena, devono tenersi non prima di 30 giorni e non oltre i 45 giorni dallo scioglimento dell’Assemblea.

Il 28 marzo, il premier armeno aveva spiegato che le dimissioni sono una misura necessaria per poter indire ufficialmente, il 20 giugno, le elezioni straordinarie del Parlamento e normalizzare la crisi interna. Il primo annuncio di dimissioni, in cui tuttavia non era stata specificata la data, era stato rilasciato durante una visita effettuata quel giorno al villaggio di Aragats, situato nella zona Nord-est dell’Armenia.

É importante sottolineare che le dimissioni di Pashinyan saranno solo  “formali” poiché continuerà a ricoprire la carica di primo ministro fino a giugno. Tale dichiarazione non era stata accolta con favore dai rappresentanti dell’opposizione, i quali si erano radunati di fronte al Parlamento di Erevan per protestare contro il governo. Secondo loro, le dimissioni formali del premier non sarebbero state sufficienti a placare la crisi interna. Tra i manifestanti, era presente anche il capo del partito di opposizione, il “Movimento per salvare la madrepatria”, Ishkhan Saghatelyan. Quest’ultimo ha affermato che farà il possibile per evitare che il premier continui a svolgere la carica di primo ministro anche in seguito alle sue dimissioni. L’oppositore ha dichiarato che, insieme al suo partito, cercherà di trasformare le” dimissioni de iure in dimissioni de facto”.

L’Armenia sta affrontando una profonda crisi istituzionale, causata dall’escalation del conflitto azero-armeno per la Repubblica dell’Artsakh, anche nota come Nagorno-Karabakh. Le tensioni tra Erevan e Baku si sono intensificate a partire dal 27 settembre 2020, quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabakh, lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Il 9 novembre 2020 Russia, Azerbaigian e Armenia hanno siglato un accordo secondo cui l’Armenia si impegnava, entro il primo dicembre 2020, a restituire all’Azerbaigian i sette distretti limitrofi al Nagorno-Karabakh conquistati nella guerra del 1991-94. A seguito di tale epilogo, considerato una sconfitta per Erevan, il governo armeno aveva invitato Pashinyan a rassegnare le dimissioni. L’intesa non è stata accolta con favore né dal popolo, che è sceso in piazza a manifestare, né dal governo e tantomeno dalle forze militari del Paese.

La crisi interna si è aggravata quando, il 25 febbraio, il premier armeno ha accusato l’Esercito di aver tentato un “colpo di Stato”. Di conseguenza, Pashinyan ha richiesto al presidente dell’Armenia, Armen Sarkissian, il licenziamento del capo di Stato Maggiore, Onik Gasparyan, e di 40 alti ufficiali. La richiesta è stata inviata al capo di Stato del Paese perché, secondo la Costituzione armena, solo il presidente della Repubblica, su proposta del premier, può rimuovere il capo di Stato Maggiore dal suo incarico. Come riporta il quotidiano russo Kommersant, Gasparyan è stato sollevato dal suo incarico ed è stato sostituito da Stepan Galstyan. Tuttavia, il Tribunale amministrativo dell’Armenia ha deliberato, il 18 marzo, che Gasparyan dovesse riprendere l’attività come capo di Stato Maggiore.

Successivamente, il 17 marzo, in seguito a una riunione straordinaria tra Pashinyan e i leader dell’opposizione, tra cui il rappresentante del partito Prosperous Armenia, Giagik Tsarukyan. I funzionari hanno convenuto che le elezioni parlamentari anticipate sarebbero state la soluzione più adeguata a risollevare il Paese dalla crisi politica. Il giorno successivo, il primo ministro ha dichiarato che le elezioni straordinarie parlamentari si sarebbero tenute il 20 giugno. In relazione a ciò, mercoledì 24 marzo, il Parlamento armeno ha sancito la revoca della legge marziale, condizione necessaria per garantire lo svolgimento delle elezioni anticipate. La misura era entrata in vigore, il 27 settembre 2020, dopo l’offensiva che l’esercito dell’Azerbaigian aveva sferrato contro l’Armenia nel territorio conteso tra i due Paesi, il Nagorno Karabakh.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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