Yemen: a Berlino ribadita la necessità di una soluzione politica

Pubblicato il 13 aprile 2021 alle 11:19 in Germania Yemen

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La capitale tedesca, Berlino, ha ospitato, il 12 aprile, un incontro volto a mobilitare sforzi a livello interazionale per porre fine al perdurante conflitto in Yemen. Tra i partecipanti, vi è stato anche l’inviato speciale dell’Onu, Martin Griffiths, il quale ha ribadito l’importanza di giungere a un accordo politico tra le parti belligeranti, ovvero le milizie di ribelli sciiti Houthi e il governo legittimo yemenita.

In particolare, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, Griffiths ha affermato che l’unico modo per risolvere la crisi yemenita è un accordo politico “negoziato” che soddisfi le aspirazioni della popolazione. Motivo per cui, le Nazioni Unite cercano, da più di un anno, di promuovere un accordo che risponda alle esigenze di ciascuna parte. “Siamo ben consapevoli delle loro opinioni e stiamo profondendo sforzi per colmare le divergenze”, ha dichiarato Griffiths, il quale spera che la proposta dell’Onu riguardante misure umanitarie aggiuntive possa creare un ambiente favorevole per intraprendere colloqui di pace inclusivi e giungere a una soluzione a lungo termine. In particolare, le Nazioni Unite hanno presentato un piano volto a promuovere un cessate il fuoco in tutto lo Yemen, riaprire le strade tra Nord e Sud per consentire la libera circolazione di civili, beni e aiuti umanitari, garantire l’apertura dell’aeroporto di Sanaa ai voli internazionali e nazionali e assicurare il flusso regolare di carburante e altri beni attraverso i porti di Hodeidah.

Da parte sua, il ministro tedesco Maas ha messo in luce come l’offensiva degli Houthi contro Ma’rib, intrapresa il 7 febbraio scorso, rischi di aggravare la già “disastrosa situazione umanitaria” in Yemen, in un momento in cui, nonostante gli sforzi internazionali, le battaglie sul campo continuano con “intensità e brutalità”. Alla luce di ciò, il ministro tedesco ha ribadito l’importanza di giungere a una soluzione politica del conflitto, consapevole che la situazione non possa essere risolta militarmente. Per Maas, le idee per realizzare tale obiettivo vi sono, ma spetta agli attori coinvolti nella guerra impegnarsi per metterle in atto. La Germania, ha affermato il ministro, ha percepito una volontà “seria” da parte dell’Arabia Saudita e del governo yemenita di porre fine al conflitto. Gli Houthi, invece, sembrano essere intenzionati a continuare.

All’incontro del 12 aprile era presente anche l’inviato degli Stati Uniti in Yemen, Timothy Lenderking, il quale si è successivamente recato nel Golfo, per la quarta volta dall’inizio del suo mandato, il 4 febbraio 2021. L’obiettivo dei viaggi diplomatici di Lenderking è mobilitare sforzi internazionali congiunti volti sia a promuovere un accordo di pace sia a far fronte alla crisi umanitaria in Yemen. Il precedente tour, durato 17 giorni, si è concluso il 31 marzo e ha visto l’inviato impegnato in “proficui incontri” con alti funzionari in Arabia Saudita e nel Sultanato dell’Oman.

Il precedente viaggio era giunto a pochi giorni di distanza dall’iniziativa di pace proposta, il 22 marzo, dal ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il principe Faisal bin Farhan, la quale include un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due parti belligeranti. Inoltre, il ministro saudita aveva affermato che, se le parti avessero accettato l’accordo, l’aeroporto della capitale Sana’a sarebbe stato riaperto, destinandovi un certo numero di voli diretti sia regionali sia internazionali. Inoltre, sarebbe stata facilitata l’importazione di risorse alimentari e carburante attraverso il porto occidentale di Hodeidah, alleggerendo le misure di embargo imposte e destinando le entrate fiscali su un conto bancario congiunto con la Banca centrale. Tuttavia, le milizie Houthi hanno espresso riserve a riguardo, mostrandosi sempre più determinate a conquistare la regione strategica di Ma’rib, una carta vincente su cui non sono disposte a cedere.

Le misure umanitarie di cui ha parlato Griffiths il 12 aprile si aggiungono alla cosiddetta “dichiarazione congiunta”, un accordo di pace la cui bozza ha cominciato a circolare da novembre 2020. L’intesa prevede anch’essa il cessate il fuoco presso i fronti di combattimento yemeniti, oltre a misure volte a risanare il quadro umanitario ed economico del Paese, al fine ultimo di avviare un processo di pace che porti alla soluzione politica, globale e definitiva, della crisi yemenita. Stando a quanto riferito da Griffiths il 14 gennaio scorso, le parti yemenite si sono dette concordi “in linea di principio” a un cessate il fuoco a livello nazionale, ma le divergenze principali riguardano le proposte avanzate a livello economico e umanitario, come le modalità di pagamento dei salari degli impiegati statali, l’utilizzo dei porti di Hodeidah per le attività di importazione e l’apertura dell’aeroporto di Sana’a per voli internazionali. Inoltre, le due parti devono ancora concordare sullo scambio di ulteriori prigionieri.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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