Naufragio tra il Gibuti e lo Yemen: 34 migranti muoiono annegati

Pubblicato il 13 aprile 2021 alle 12:01 in Gibuti Immigrazione Yemen

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Almeno 34 migranti sono morti per annegamento dopo che il barcone sul quale si trovavano è naufragato al largo delle coste del Gibuti, nel Corno d’Africa. Lo ha reso noto l’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (IOM), specificando che si tratta del secondo incidente del genere in poco più di un mese. 

I sopravvissuti hanno riferito che la barca si è capovolta, a causa del mare mosso, intorno alle 4:00 del mattino di lunedì 12 aprile. L’imbarcazione aveva da poco lasciato lo Yemen con circa 60 passeggeri a bordo. “I migranti venivano trasportati da trafficanti di esseri umani”, ha scritto su Twitter Mohammed Abdiker, direttore regionale dell’IOM per l’Africa orientale e il Corno. “Arrestare e perseguire i trafficanti e i criminali che sfruttano le vulnerabilità dei migranti deve diventare una priorità. Troppe vite sono state inutilmente perse”, ha concluso.

Tra i corpi ritrovati ci sarebbero quelli di “molti bambini”, ha precisato un funzionario dell’IOM all’agenzia di stampa Agence France Presse. “La barca era stata inseguita dalla guardia costiera, mentre il mare si ingrossava e il tempo peggiorava”, ha aggiunto la fonte, che ha preferito rimanere anonima. I sopravvissuti sono stati accolti dall’IOM e dalle autorità di Gibuti e starebbero ricevendo le cure necessarie.

La barca si è capovolta nelle acque a Nord della città portuale di Obock, un importante punto di transito per migliaia di migranti africani che cercano di raggiungere il Golfo. In un incidente simile, il 4 marzo, 20 persone sono annegate dopo essere state gettate in mare dai trafficanti di esseri umani durante un viaggio tra il Gibuti e lo Yemen, attraverso il Golfo di Aden. Almeno 200 persone erano state caricate a bordo di quell’imbarcazione, ma, dopo circa 30 minuti dall’inizio del viaggio, presi dal panico per il peso eccessivo, i contrabbandieri avevano abbandonato in mare almeno 80 passeggeri, costringendoli a scendere dal barcone. Secondo le informazioni rilasciate dall’IOM, i 200 migranti, tra cui diversi minori, si stavano dirigendo in Yemen, sperando, da lì, di entrare in Arabia Saudita e trovare lavoro.

La traversata dall’Africa orientale allo Yemen è comunemente utilizzata dai migranti che tentano di raggiungere i Paesi del Golfo alla ricerca di migliori condizioni economiche. Sebbene il viaggio sia pericoloso e i migranti africani siano spesso soggetti a detenzioni arbitrarie e abusi una volta arrivati sulle coste del Medio Oriente, i tentativi di attraversare il Golfo non si sono mai arrestati, neanche in mezzo alla pandemia di coronavirus. Lo stretto di Bab el-Mandeb, che separa il Gibuti dallo Yemen, viene tuttavia utilizzato spesso anche nella direzione opposta. Barconi di yemeniti messi in ginocchio dal conflitto civile che affligge il Paese dal 2015 cercano di raggiungere le coste africane per fuggire dalla guerra. 

A ottobre 2020, due incidenti simili a quelli del 4 marzo e del 12 aprile avevano causato la morte di almeno 50 migranti, 8 dei quali deceduti per annegamento dopo essere stati costretti dai trafficanti a scendere dai barconi e a gettarsi in acqua, vicino alle coste del Gibuti. Secondo quanto riferito dall’IOM, in quei casi i migranti stavano tornando dallo Yemen verso il Corno d’Africa non essendo riusciti a raggiungere l’Arabia Saudita. Già nel 2017 aveva suscitato indignazione la notizia della morte di circa 50 persone, provenienti da Somalia ed Etiopia, annegate dopo essere state fatte scendere in mare dai loro trafficanti, mentre si dirigevano verso lo Yemen insieme ad altri 120 migranti. I sopravvissuti avevano rivelato all’IOM che i contrabbandieri li avevano spinti in acqua dopo aver visto le autorità aggirarsi vicino alla costa.

Centinaia di migliaia di migranti africani utilizzano ancora la cosiddetta “rotta dell’Africa orientale”, tra il Corno e gli Stati del Golfo, per spostarsi alla ricerca di condizioni di vita migliori. Tuttavia, un numero crescente di persone abbandona l’impresa e torna a casa dopo non essere riuscito ad attraversare il confine con l’Arabia Saudita ed essere rimasto bloccato in Yemen, un Paese dilaniato dalla guerra. Anche le restrizioni alla mobilità dovute alla pandemia di Covid-19 hanno ridotto i viaggi dagli Stati del Corno d’Africa verso lo Yemen e i Paesi del Golfo. In particolare, da 138.000 persone, nel 2019, si è passati a 37.500 nel 2020.

Situato tra due continenti, lo Yemen, storicamente, è sempre stato un Paese di origine, transito e destinazione per rifugiati e richiedenti asilo. Generalmente, i migranti africani cercano di raggiungere via terra il Gibuti e la Somalia, per poi imbarcarsi attraverso il Golfo di Aden, verso lo Yemen, con l’obiettivo di andare poi nei Paesi del Golfo. Secondo l’IOM, i trafficanti utilizzano le zone più colpite dal conflitto come “punti strategici” per portare avanti il loro business.  In particolare, gli scafisti promettono ai migranti un passaggio facile attraverso lo Yemen, dal momento che le autorità locali “sono troppo impegnate ad occuparsi degli scontri” per monitorare i confini. Una volta giunti in territorio yemenita, tuttavia, i migranti vengono a trovarsi in una situazione completamente diversa rispetto a quella annunciata, nel bel mezzo di un conflitto. Al momento, l’IOM non è ancora riuscita ad effettuare una stima precisa degli stranieri morti nel corso delle traversate attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb.

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Chiara Gentili

di Redazione

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