L’Iran pronto a incrementare le operazioni nucleari

Pubblicato il 13 aprile 2021 alle 10:08 in Iran Medio Oriente

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In risposta all’incidente presso l’impianto di Natanz, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che il proprio Paese intensificherà le operazioni nell’ambito del programma sul nucleare.

Le parole di Zarif sono giunte nella sera del 12 aprile, un giorno dopo l’incidente verificatosi presso il sito nucleare iraniano di Natanz, un luogo destinato alle attività di arricchimento dell’uranio e all’assemblaggio e costruzione di centrifughe di tipo avanzato, considerato il fulcro del programma sul nucleare iraniano. Le dinamiche dell’accaduto, al momento, risultano essere ancora poco chiare, ma Teheran crede che dietro l’incidente vi sia Israele, responsabile di quello che è stato definito un atto di “terrorismo nucleare”. A ragione di ciò, Zarif ha affermato che l’Iran intensificherà le proprie attività nucleari in modo significativo e, in un messaggio indirizzato al Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha messo in luce come quanto accaduto l’11 aprile abbia preso di mira un impianto soggetto alle misure del trattato di non proliferazione nucleare, rischiando di provocare la fuoriuscita di materiale radioattivo. Motivo per cui è stato ribadito che si è trattato di “terrorismo nucleare”, oltre che di un “crimine di guerra”.

Zarif ha poi affermato che se gli Stati Uniti desiderano prevenire le ripercussioni di quanto accaduto, devono porre fine al “terrorismo economico” attuato dalla precedente amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, così come le recenti azioni di “terrorismo nucleare”, impiegate come strumento di pressione all’interno di negoziati. Ciò implica soprattutto revocare tutte le sanzioni “imposte e reimposte” dall’8 maggio 2018, giorno del ritiro unilaterale degli USA dall’accordo sul nucleare. Nel caso in cui Washington annulli le mosse passate, Teheran si è detta disposta a porre fine alle misure intraprese negli ultimi anni in violazione di quanto stabilito nell’accordo del 2015, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), tra cui le operazioni di arricchimento di uranio.

Nel frattempo, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) è stata esortata dal rappresentante iraniano Kazem Gharib Abadi a prendere una posizione chiara in merito all’accaduto dell’11 aprile, riaffermando la responsabilità della “entità sionista”. Ad ogni modo, ha dichiarato Abadi, le attività presso la centrale di Natanz non si sono interrotte. Da parte loro, gli Stati Uniti, alleati di Israele, hanno negato un proprio coinvolgimento nell’incidente, mentre alcuni media, tra cui al-Arabiya, hanno riferito che i funzionari della Casa Bianca sembravano essere all’oscuro di un possibile attacco di Israele all’impianto di Natanz.

L’incidente dell’11 aprile ha suscitato anche l’interesse dell’Unione Europea, dopo che, dal 6 aprile, sono stati avviati a Vienna i colloqui sul JCPOA, volti a rilanciare l’intesa e a incoraggiare il ritorno di Washington. In particolare, il portavoce dell’Alto rappresentante dell’UE, Peter Stano, ha riferito, il 12 aprile, che l’Europa sta seguendo da vicino e con preoccupazione le notizie sull’incidente alla centrale di Natanz, che potrebbe essere stato un atto di sabotaggio, e ha evidenziato la necessità di condurre un’indagine completa per chiarire le cause di quanto accaduto e scoprire gli eventuali responsabili. Inoltre, è stato ribadito che “ogni tentativo volto a minare i colloqui di Vienna deve essere respinto”, in quanto l’accordo sul nucleare riveste un ruolo rilevante per garantire la stabilità della regione mediorientale.

L’episodio dell’11 aprile si è verificato il giorno successivo all’avvio dell’alimentazione delle centrifughe della stessa centrale di Natanz, che era già stata colpita da un attacco il 2 luglio 2020. Anche in quella occasione, Teheran aveva accusato Israele, che aveva negato qualsiasi coinvolgimento. Israele, però, continua a mostrare la propria opposizione al ritorno di Washington al JCPOA, definendo l’accordo del 2015 “pericoloso” ed evidenziato la necessità di contrastare la minaccia iraniana nella regione mediorientale.

In tale quadro si collocano le dichiarazioni, del 4 marzo, del ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, il quale ha affermato che i piani adottati dalle forze israeliane sono in continuo aggiornamento, in vista di un possibile attacco contro i siti nucleari dell’Iran. In particolare, le forze di difesa israeliane si sono dette pronte ad agire autonomamente, laddove ve ne sia bisogno, senza attendere che sia la comunità internazionale ad ostacolare la “escalation nucleare” messa in atto da Teheran. I piani, ha affermato il ministro, non verranno finalizzati fino a quando non si deciderà di condurre un attacco, ma Israele è “pronto a combattere”. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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