Libia: garantita la partecipazione della Turchia nel settore di petrolio e gas

Pubblicato il 13 aprile 2021 alle 17:46 in Libia Turchia

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Il ministro del Petrolio e del Gas del governo di unità nazionale libico, Mohamed Aoun, ha promesso di sostenere le attività congiunte e il contributo delle società turche nel settore petrolifero e del gas in Libia, sulla base del principio di parità e degli interessi comuni.

La dichiarazione, riportata il 13 aprile dal quotidiano al-Wasat, si colloca nel quadro della visita del premier libico, Abdul Hamid Dbeibah, in Turchia, dove, il 12 aprile, accompagnato da 14 ministri e funzionari governativi, ha preso parte alla prima riunione del Consiglio per la cooperazione strategica di alto livello libico-turco, su invito del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Da parte sua, il ministro Aoun ha tenuto colloqui con il ministro turco dell’Energia e delle Risorse naturali, Fatih Dönmez, presso la sede del Ministero di Ankara, con l’obiettivo di esaminare il contributo turco nel settore petrolifero e del gas del Paese Nord-africano.

L’attenzione è stata rivolta, in particolare, alle diverse attività sia onshore sia offshore, e ai diversi nuovi progetti in cui le società turche potrebbero fornire il proprio contributo. Non da ultimo, alla Turchia è stata data la possibilità di acquistare petrolio e derivati dalla Libia e di partecipare alle attività di esplorazione, considerato che, a detta di Aoun, nel Paese vi sono ancora aree da esplorare. Il ministro libico ha poi messo in luce come la Turchia, attraverso la propria compagnia petrolifera, abbia già partecipato al round esplorativo del 2005, aggiudicandosi 3 blocchi. Tuttavia, la crisi e il conflitto degli anni successivi hanno costretto le società turche ad abbandonare le proprie attività in Libia. Ora, però, Tripoli e Ankara si sono dette disposte a favorire il ritorno delle imprese turche nel Paese Nord-africano, aumentando lo scambio di esperienze e conoscenze e rafforzando i legami di cooperazione bilaterale.

Il settore di petrolio e gas è soltanto uno degli ambiti in cui Libia e Turchia si sono dette disposte a collaborare. In particolare, sono 5 gli accordi siglati il 12 aprile, riguardanti otto ambiti differenti, tra cui difesa, sanità, turismo, energia, istruzione, cultura, media e investimenti e finanziamenti reciproci. Già con il precedente governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Ankara e Tripoli avevano siglato un accordo, dal valore di circa 16 miliardi di dollari, per 184 progetti di costruzione interrotti. Ora, anche con il governo Dbeibah, la Turchia ha espresso il desiderio di voler riprendere quei progetti rimasti in una fase di stallo, oltre a intraprenderne di nuovi, soprattutto in ambito infrastrutturale. Tra questi vi sarà la creazione di una sala passeggeri all’interno dell’aeroporto internazionale di Tripoli e la costruzione di un centro commerciale nella capitale libica, a cui si aggiungerà la costruzione di tre centrali elettriche.

In realtà, già il 6 gennaio scorso, la società turca ENKA, insieme a Siemens, ha firmato un contratto con la General Electricity Company of Libya (GECOL) per la costruzione di due centrali elettriche, una nei pressi della capitale e l’altra nella città portuale di Misurata. La prima è una centrale elettrica a ciclo semplice da 671 MW, mentre la seconda si prevede produrrà circa 650 MW. Prima che la Libia precipitasse nel caos nel 2015, ENKA aveva quasi completato una nuova centrale elettrica di estrema necessità a Obari, nel Sud del Paese.

In occasione del meeting del 12 aprile, Dbeibah ed Erdogan hanno ribadito, tra i diversi punti, l’importanza dell’intesa siglato il 27 novembre 2019, relativa alla cooperazione nell’ambito della difesa e alla delimitazione dei confini marittimi. A tal proposito, è stato evidenziato che il memorandum di intesa del 2019 risponde agli interessi comuni di entrambi i Paesi, ed è per questo che ci si è detti disposti ad applicare i principi in esso contenuti, ma organizzando altresì una conferenza con gli altri attori del Mediterraneo orientale, in modo da garantire i diritti di ciascuno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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