Libano- Israele: la disputa sui confini marittimi continua

Pubblicato il 13 aprile 2021 alle 12:26 in Israele Libano

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Il ministro dei Lavori pubblici del governo libanese uscente, Michel Najjar, ha dichiarato, il 12 aprile, di aver firmato un emendamento al decreto n. 6433 relativo alla delimitazione dei confini marittimi libanesi, che consentirebbe a Beirut di estendere unilateralmente la propria area marittima, a danno di Israele.

La mossa giunge a circa cinque mesi di distanza dal terzo round di colloqui tra delegati israeliani e libanesi, mediati dagli Stati Uniti, volti a risolvere una disputa riguardante 860 km2 di territorio marittimo ricco di idrocarburi, situato a Sud del Libano, e che si estende lungo il confine di tre blocchi energetici del Libano meridionale, nel bacino del Mediterraneo. Sia Israele sia il Libano sostengono che tale area rientri nella propria Zona Economica Esclusiva (ZEE).

Ad oggi la questione risulta essere ancora irrisolta e, dopo il meeting dell’11 novembre 2020, le parti coinvolte non si sono più incontrate. Tuttavia, la mossa unilaterale annunciata da Najjar il 12 aprile rischia di alimentare nuovi dissidi, dopo che, nel corso dell’ultimo round, Beirut aveva chiesto di includere nei propri territori ulteriori 1430 km2, sede di due giacimenti di gas, uno dei quali oggetto di attività di esplorazione sotto concessione di Israele. Il nuovo emendamento al decreto, stando a quanto riferito dal ministro libanese, sembra includere i 1430 km2 agli iniziali 860, il che rende la dimensione dell’area contesa pari a 2.290 km2. Tuttavia, l’emendamento richiede ancora le firme del ministro della Difesa, del primo ministro e del presidente del Libano per entrare in vigore. Inoltre, bisognerà presentare una richiesta ufficiale alle Nazioni Unite per registrare le nuove coordinate della ZEE.

Da un lato, Najjar si è detto fiducioso, e ha ribadito che il proprio Paese non è disposto a cedere nemmeno “un centimetro dei propri territori o una goccia delle proprie acque o un briciolo della propria dignità”. Dall’altro lato, il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha sottolineato come la mossa libanese rischi di minare il percorso intrapreso con i colloqui del 2020, e con esso la possibilità di una soluzione. Inoltre, ha affermato Steinitz, Israele è pronto a rispondere alle misure unilaterali del Libano in modo analogo. Parallelamente, gli Stati Uniti, tramite la propria ambasciatrice in Libano, Dorothy C. Shea, hanno inviato un messaggio alle autorità libanesi, in cui è stato sottolineato che Israele è pronto a ritirarsi dai negoziati nel caso di approvazione dell’emendamento.

Secondo fonti politiche libanesi, consultate dal quotidiano al-Arab, la decisione del ministro dei Lavori pubblici mira a provocare Israele, al fine ultimo di porre fine ai negoziati. Questi ultimi, a detta delle fonti, sono tuttora oggetto di dibattiti tra le forze politiche di Beirut. Negli ultimi anni, sono stati ritrovati almeno due giacimenti di gas naturale nei territori reclamati, elemento che ha alimentato ulteriormente le tensioni tra Libano e Israele. Quest’ultimo, poi, diversamente dall’avversario libanese, già trae beneficio dalle scoperte di gas offshore nel bacino del Mediterraneo. Da parte sua, nel 2017, Beirut ha concesso a un consorzio formato dalla compagnia italiana Eni, dalla francese Total e la russa Novatek di condurre la prima esplorazione offshore in due blocchi, uno dei quali oggetto della controversia con Israele. Tuttavia, le divergenze tra i due Paesi hanno spesso ostacolato le attività di esplorazione. Ad ogni modo, eventuali scoperte potrebbero aiutare Beirut a far fronte alla perdurante crisi economica e finanziaria che sta vivendo, definita la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990.

Sebbene i negoziati abbiano riguardato solo i confini marittimi, il Libano rivendica da anni anche le cosiddette fattorie di Shebaa, circa un chilometro quadrato da dove gli israeliani non si sono ritirati nel 2000, alla fine all’occupazione del Sud del Paese. Un motivo di attrito riguarda un muro che Israele sta costruendo. Per Beirut, tale muro attraversa parte del territorio appartenente al Libano, ai sensi della cosiddetta “linea blu” demarcata dalle Nazioni Unite. Per la controparte, il muro tocca soltanto i territori israeliani.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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