Giappone: approvato lo smaltimento in mare dei rifiuti liquidi di Fukushima

Pubblicato il 13 aprile 2021 alle 13:32 in Cina Giappone

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Il governo del Giappone ha deciso, il 13 aprile, di scaricare in mare gli scarti liquidi radioattivi dell’impianto di Daiichi di Fukushima, affermando che l’operazione non provocherà danni alla salute umana. La Cina ha criticato la decisione e ha affermato che monitorerà le operazioni, riservandosi il diritto di adottare ulteriori azioni. Anche la Corea del Sud ha espresso opposizione alla decisione giapponese.

Il ministro degli Esteri del Giappone, Toshimitsu Motegi, ha dichiarato che il Giappone si atterrà alla legge internazionale e alle regole interne ed esterne al Giappone per garantire la sicurezza delle operazioni. Queste ultime richiederanno due anni di tempo per essere portate a termine da parte della Tokyo Electric Power Company Holdings, che gestisce l’impianto. Il premier giapponese, Yoshihide Suga, aveva già sottolineato la necessità di adottare una decisione rapida sullo smaltimento dei rifiuti in questione, che sono in totale 1,25 milioni di tonnellate, in quanto i container presenti nell’impianto di Fukushima raggiungeranno il massimo della capacità entro l’estate del 2022.

Lo stesso 13 aprile, la Cina e la Corea del Sud hanno ribadito la loro opposizione al progetto di smaltimento giapponese. Il Ministero Affari Esteri della Cina ha pubblicato una dichiarazione in cui ha affermato che, come confermato anche da esperti dell’Agenzia atomica internazionale, scaricare in mare i liquami radioattivi di Fukushima danneggerà l’ambiente marino e la salute pubblica dei Paesi vicini. Pechino ha sostenuto che il Giappone non abbia valutato tutte le possibilità e che non abbia tenuto in considerazione le opposizioni espresse da attori interni ed esterni, prima di adottare una decisione che danneggerà la sicurezza e la salute pubbliche internazionali, così come gli interessi dei Paesi vicini. Pechino ha quindi chiesto al Giappone di rivedere la propria posizione e ha affermato che si riserva il diritto di adottare ulteriori azioni. Nella stessa giornata anche la Corea del Sud ha criticato la scelta giapponese e ha affermato che il governo di Seoul adotterà tutte le misure necessarie a salvaguardare la salute della propria popolazione.

Rispetto alle preoccupazioni espresse sulla decisione del 13 aprile da Cina e Corea del Sud, il segretario generale del governo giapponese, Katsunobu Kato, ha dichiarato che per Tokyo è molto importante cercare la comprensione da parte dei Paesi vicini, comprese la Corea del Sud e la Cina.

L’11 marzo 2011, un terremoto di magnitudo 9.0 e uno tsunami colpirono il Giappone causando distruzioni all’impianto nucleare Daiichi di Fukushima. L’evento è stato definito l’incidente nucleare più grave dopo il disastro di Cernobyl del 26 aprile 1986 e ha generato grandi quantità di acque contaminate impiegate per il raffreddamento dei reattori colpiti dal disastro.

Tali acque sono state trattate utilizzando un sistema avanzato in grado di rimuovere gran parte degli elementi contaminanti ed sono state poi immagazzinate in contenitori poi posizionati nei pressi dello stabilimento. Tuttavia, il processo impiegato non può rimuovere il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno, prodotto dai reattori nucleari.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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